Tematiche etico-sociali

Moro Leaks – La più completa raccolta di fatti ed informazioni documentali attualmente in circolazione

Eugenio Miccoli intervista Gero Grassi

Roma, 10 giugno 2022 – Nel libro Moro Leaks, il sequestro e l’omicidio, nel 1978, di una figura fondamentale della storia d’Italia. Furono davvero – e da sole – le Brigate Rosse a rapire, il 16 marzo del 1978, Aldo Moro, e a ucciderne la scorta, in via Fani a Roma? Furono davvero – e da sole – le Brigate Rosse a organizzare il sequestro dell’allora Presidente della Democrazia Cristiana? E a gestirne la prigionia? Furono davvero – e da sole – le Brigate Rosse a decidere di ammazzare Aldo Moro? E compiere, con mano ferma, l’omicidio? A queste domande se ne possono aggiungere molte altre:

  • la prigione delle Brigate Rosse in cui Moro sarebbe stato tenuto;
  • le connessioni fra terroristi rossi e terroristi neri;
  • le coincidenze fra le azioni dei terroristi e quelle dei servizi segreti(italiani, americani e russi);
  • gli interessi degli Stati Uniti(e quelli dell’Urss) a che Aldo Moro sparisse dalla scena politica;
  • l’impegno fittizio e il disimpegno reale per salvare la vita all’esponente democristiano;
  • la minaccia del Segretario di Stato Usa, Henry Kissinger, ad Aldo Moro, qualche anno prima del rapimento e omicidio;
  • le figure, le imprese e i disegni dei servizi segreti italiani e stranieri attorno alla vicenda Moro;
  • il ruolo dell’allora Ministro dell’Interno, Francesco Cossiga, poi Capo dello Stato, e del suo omologo nel governo ombra del Partito Comunista, Ugo Pecchioli. Possiamo ben dire che, nel Caso Moro, ciò che appare non corrisponde alla verità sostanziale dei fatti.
  • E possiamo anche dire che la narrazione su quella vicenda, attraverso i media e alcuni suoi protagonisti, è assai distante da quanto è davvero accaduto. Molte cose sono state svelate – sull’Affaire Moro– dalla seconda commissione parlamentare d’inchiesta, con il deputato Gero Grassi. Molte cose tornano ad essere chiarite, rivelate, rimarcate e collegate nel libro “Moro Leaks.Eugenio Miccoli intervista Gero Grassi”, la più completa raccolta di fatti e informazioni documentali sul ‘caso Moro’ attualmente in circolazione”.

Gero Grassi, giornalista e scrittore, politico di lungo corso, già Sindaco di Terlizzi (Bari) e Deputato del Partito Democratico, è stato vice Capogruppo PD alla Camera. Ricopre alla Regione Puglia il ruolo di studioso e profondo conoscitore di Aldo Moro e della sua storia. Il 5 agosto 2013, Grassi ha presentato la proposta di legge per istituire una Commissione Parlamentare d’inchiesta sul rapimento e sulla morte di Aldo Moro, raccogliendo le firme e il consenso di 93 deputati, rappresentanti di tutti gli schieramenti. Questo organismo bicamerale inizia i suoi lavori il 2 ottobre 2014, quando è eletto Presidente l’onorevole Giuseppe Fioroni.

Iniziamo a leggere parti dell’interessante libro.

– da pag.127. “”Tina Anselmi, primo Ministro donna della Repubblica italiana dice: Voi non potete capire il caso Moro se non capite che cos’è la P2. È lo Stato che lavora contro lo Stato. Nella P2 infatti ci sono imprenditori, politici, giornalisti, Magistrati e uomini delle Forze dell’Ordine… Che cosa avviene in via Fani? L’azione terroristica dura due minuti e 56 secondi. La sparatoria 56 secondi. Vengono sparati 96 colpi di arma da fuoco. Tanto è fulminea l’azione, tanto è violenta che due Carabinieri – quindi i poveri Leonardi e Ricci – sono colpiti stando in auto da una distanza di 10 cm alla nuca. Quindi significa che chi ha sparato si è avvicinato al cristallo dell’auto. È un dramma. È maggiormente un dramma sentire Alberto Franceschini che dice: Non avevamo grande dimestichezza con le armie spesso ci siamo sparati sui piedi. Ad Alberto Franceschini chiedo il perché dopo la sparatoria c’è il colpo di grazia alla scorta? Perché nessuno doveva poter riferire quello che aveva visto è la drammatica risposta. Le Brigate Rosse, ma anche la Polizia, sostengono che la sparatoria sia avvenuta soltanto dal lato sinistro di via Fani, quindi scendendo lato bar Olivetti. Io e il Senatore Fornaro  abbiamo dimostrato che almeno Leonardi – caposcorta che stava avanti e Iozzino, il poliziotto che riesce a uscire dalla macchina – sono stati sparati da destra… In questo contesto, il 16 Marzo, ci sono anche alcuni altri fatti strani. C’è un fotografo – Antonio Ianni dell’ANSA- che arriva prima delle Forze dell’Ordine; quindi, fotografa i morti prima che vengano coperti…  Ianni fotografa tutto prima della copertura e fotografa anche un elicottero che non è cifrato – gli elicotteri sotto hanno uno stemma della Polizia o dell’Esercito o della Finanza. Questo elicottero non è cifrato. Ianni va a Pratica di Mare, dove all’epoca partono gli elicotteri e gli dicono che nessuno elicottero è partito. La sera del 16 Marzo subisce un furto a casa sua. Non gli rubano la pistola, non gli rubano i soldi, però gli mettono in soqquadro tutta la casa e gli rubano alcuni rullini fotografici fatti la mattina… Una parte delle foto, però lui le salva e le pubblica. Poi li dà all’archivio dell’ANSA. L’archivio dell’ANSA – alcuni anni dopo – subisce un furto e quindi non abbiamo più le foto di via Fani, se non quelle pubblicate sui giornali: lui ne avrà scattate migliaia. Chi c’era in via Fani quella mattina? Guardi, le Brigate Rosse parlano prima di quattro, poi di sei e poi di nove brigatisti. La ricostruzione della commissione Moro 2 impone una presenza di almeno 20 persone… Cossiga dà per certo la presenza di due moto Honda. Le moto Honda, all’epoca, le aveva la Polizia, ma noi non siamo mai riusciti ad avere dalla Polizia le targhe delle moto Honda dell’epoca. Certo che la Commissione ha decretato che le due Honda c’erano. Se le due Honda c’erano, ancora una volta, ha ragione Cossiga. Perché dice che le due Honda servirono a fare da staffetta e a fare i controllori dell’azione. Quindi le due Honda sono guidate da persone che controllavano che tutto andasse a posto. È immaginabile che ci fossero dei controllori delle Brigate Rosse? No! I controllori c’erano, erano degli altri uomini e quindi noi possiamo concludere dicendo – con una frase ad effetto – che in via Fani c’erano anche le Brigate Rosse. C’erano ANCHE le Brigate Rosse. Il Procuratore della Repubblica di Roma dice, e lo ripeto: E’ ormai certa la presenza di servizi segreti deviati italiani e di servizi segreti stranieri che hanno interesse a creare caos. Gladio non lo troviamo da nessuna parte perché non sappiamo che esiste. Gladio scoppia nel 1990. È difficile poter provare ex post che ci sia una presenza di una struttura che tu all’epoca non conosci… Ci sono altre persone legate a queste entità (Gladio) presenti nei dintorni del luogo del rapimento?

Il Colonnello Guglielmi, il Vicecomandante generale di Gladio sta in via Fani. Lui dice che sta lì perché va a trovare un amico, il Generale D’Ambrosio, va a farsi un caffè. Può essere vera l’ipotesi del caffè, ma può essere un caso che sia lì, ma può essere là per altri motivi. Però lui dice che è stato invitato a pranzo. Sì, alle 9 della mattina! Nel linguaggio criptico è un messaggio – secondo me – che lui manda ad altri per dire: io so quello che si è fatto. Un invito a pranzo alle 09:00 è un po’ difficile. Noi dobbiamo stare sui fatti della Commissione. Perché quelli sono accettati, il resto tutto può essere. Il mazzo dei fiori è servito, l’aveva in mano la ragazza, poteva essere un segno distintivo, ma la funzione di quella ragazza è attraversare la strada e far decelerare le auto. Piuttosto, chi è quella brigatista? È la moglie di Alessio Casimirri (Rita Algranati che  nel 1988 fu condannata all’ergastolo per gli omicidi del giudice Riccardo Palma, del consigliere provinciale della DC romana Italo Schettini, del Tenente colonnello Antonio Varisco e dei due poliziotti assassinati il 3 maggio del 1979 durante l’assalto brigatista alla sede DC di piazza Nicosia, sempre a Roma nda),  un brigatista presente in via Fani, mai arrestato dal 1978. La madre è cittadina vaticana, il padre fa il capo ufficio stampa di Paolo VI, Giovanni XXIII e Pio XII – i Papi non c’entrano nulla. Lui frequenta l’ambiente Vaticano e noi scopriamo – dopo quarant’anni – che lui, da latitante, va a riscuotere lo stipendio nella scuola dove insegna educazione fisica, va a consegnare in una caserma dei Carabinieri delle armi, passeggia in via della Conciliazione, dove viene visto da un amico del padre che conosce anche lui. Casimirri viene arrestato, i Carabinieri gli fanno la foto segnaletica, ma non va in carcere: sparisce! Va prima a Parigi, poi e Mosca infine a Managua. Quando noi, attraverso il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – Governo Renzi- chiediamo al Nicaragua di darci Casimirri – perché lui gestisce a Managua il ristorante “La Magica Roma”, il governo nicaraguense dice: non ve lo diamo perché è un nostro cittadino. Lo scandalo sta nel fatto che i Governi italiani – dal 1981/82, quindi con Cossiga Presidente del Consiglio fino al governo Letta, passando per Andreotti, Forlani, Spadolini, Fanfani, Craxi, Goria, De Mita, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, Mont i- non hanno mai chiesto l’estradizione di Alessio Casimirri. Alcuni, probabilmente, in perfetta buona fede, ma non è stato in perfetta buona fede chi ha consentito che Casimirri arrestato, fotosegnalato, fosse immediatamente rilasciato.””

– da pag.152. “”Nei 55 giorni ci sono episodi scandalosi. C’è l’episodio della seduta spiritica che si realizza in provincia di Bologna. In questo seduta spiritica – secondo chi l’ha riportato – a Zappolino, frazione di Valsamoggia, 9 Professori universitari – cinque donne quattro uomini – muovendo l’anima di don Sturzo e di La Pira attraverso un piattino, avrebbero individuato in Gradoli il luogo nel quale stava Moro. Ci sono due cose strane: la prima è che questi quattro uomini siano poi diventati tutti  Ministri della Repubblica, dei quali 3 di centro-sinistra e uno di centrodestra. Prodi, Gobbo e Clò per il centrosinistra e Baldassare per il centrodestra. La cosa strana non è che io per gioco faccio la seduta spiritica e aspetto il piattino che si muova. La cosa strana è che la Magistratura italiana – nella parte di chi ha ascoltato questi professori – ha creduto alla possibilità del piattino che si possa muovere grazie all’anima di Sturzo e di La Pira. Questa è la cosa drammatica! È chiaro che la seduta spiritica fosse un malcelato tentativo di coprire una fonte che non si vuol definire. Che io – così come ho scritto nel libro – ritengo sia nell’Università di Cosenza dove il Rettore era Beniamino Andreatta, che è il capo storico di questi nuovi professori universitari e che, pur stando nella casa dove c’è la seduta spiritica, non partecipa alla seduta spiritica. L’università di Cosenza è anche il luogo dove insegnano alcuni Professori universitari notoriamente legati alle Brigate Rosse. Penso a: Franco Piperno, la cui moglie dell’epoca era Flora Pirri Ardizzone, poi arrestata e rilasciata.

Dopo la notizia di Gradoli che cosa succede? Che le Forze dell’Ordine vanno a Gradoli, dove non c’è nessuno. Secondo Tina Anselmi l’obiettivo non era Gradoli, era via Gradoli. Ma qui bisogna dire che il biglietto portato da Prodi a seguito della seduta spiritica a piazza del Gesù – la sede della DC – per darlo a Cossiga, contiene indicazioni che portano a Gradoli città. Ma Prodi non l’ha dato a Cossiga. Quindi nel passaggio da Prodi a Cossiga io non so che cosa sia successo perché non c’ero. Secondo Tina Anselmi il luogo era via Gradoli, che non è la prigione di Moro, ma il quartier generale delle Brigate Rosse, cioè il luogo dove sta Moretti e la Balzerani. Via Gradoli è l’epicentro strategico delle Brigate Rosse. Nei 55 giorni succede anche l’episodio del lago della Duchessa. Moro è morto e l’hanno gettato nel lago. Il lago della Duchessa – per sua esplicita ammissione – è una prova per tastare la sensibilità degli italiani sulla morte di Moro, voluto da un Magistrato: Claudio Vitalone. Realizzata, stranamente, da Tony Chichiarelli, che è un grande falsario appartenente alla banda della Magliana e che fa la rapina del secolo. Cioè fa la rapina in una banca particolare di Roma legata a Calvi, dove normalmente ci sono quattro miliardi di deposito e quel giorno ce ne erano 40. Anche se è una banca anomala, cioè una banca alla quale fanno riferimento le altre banche e non i privati cittadini. Tony Chichiarelli verrà ucciso poco dopo. Sempre in quei 55 giorni succedono anche delle altre cose molto strane. Si pensi, per esempio, che qualche giorno dopo il rapimento, il Parlamento approva un Decreto del Governo – è una conversione – che è unica nella storia d’Italia. Perché questo decreto, che è il cosiddetto “decreto antiterrorismo”, ad un certo punto dice che la Magistratura capitolina è subordinata, per il caso Moro, a un preventivo parere del Ministro degli Interni. Che è una cosa unica, perché è la sottoposizione del potere giudiziario e quello esecutivo. Noi in Italia abbiamo la tripartizione dei poteri. Quindi: esecutivo, legislativo, giudiziario. Questa cosa non è mai successa! Abbiamo la dichiarazione del Procuratore Generale della Repubblica dell’epoca Pascalino, il quale dice: La polizia ha fatto, nel caso Moro, un’operazione di parata per non cercare Moro ma per tranquillizzare la popolazione

Steve Pieczenik, consulente della CIA di Cossiga, in una trasmissione di Minoli – quindi tutto registrato e che noi abbiamo acquisito – e in un libro edito in Francia dice: quando sono arrivati i primi comunicati delle BR, io mi sono reso conto che c’erano alcune frasi riservate e dette nel comitato dei 40. Ne ho parlato con Cossiga e abbiamo ridotto il comitato esecutivo da 40 a 20. Sono arrivate altre lettere – comunicati BR – e la storia continuava. Abbiamo ridotto a 10. Arrivavano i comunicati delle BR, io mi rendevo conto che contenevano notizie riservate nostre. Alla fine, abbiamo fatto il comitato a due, io e Cossiga, ma il comunicato successivo conteneva le cose riservate che ci siamo detti.

Sempre Pieczenik continua: siamo stati noi, dal Ministero degli Interni, a far sì che un uomo morisse perché dovevamo salvare lo Stato. Quindi la domanda: ma lei ne ha parlato con Cossiga? e la sua risposta: Sempre! Lui mi ha dato il via. Altra domanda: Andreotti? Con la risposta: presumo che Cossiga lo abbia informato…

Moro, tra le tante cose che vuol fare, vuole costruire l’Europa dei popoli. Per realizzare ciò deve rivedere gli accordi di Jalta. La revisione di Jalta presuppone che gli americani debbano mollare l’ovest, i russi l’est e gli inglesi le colonie. Gli inglesi all’inizio degli anni 60, nei loro atti riservati scrivono che Moro è ammalato di tumore. Dall’autopsia verrà fuori: sano come un pesce! Gli inglesi scrivono che hanno in Italia due nemici: uno che si è messo in testa di rendere l’Italia autonoma dal punto di vista petrolifero, quindi energetico: Enrico Mattei – ucciso a Bascapè – e l’altro che senza il parere degli inglesi, dei russi e degli americani vuole costruire l’Europa dei popoli: un’anti Brexit – diciamo – honoris causa.

Tutto questo ci dice che il caso Moro non è come lo ha scritto Rossana Rossanda: Una storia italiana. Non è come dice Moretti che le Brigate Rosse hanno fatto tutto loro. È una storia europea che travalica gli interessi della Nazione, entra in Europa: americani, francesi, inglesi e russi non hanno alcun interesse al compimento del progetto politico di Aldo Moro, che è l’Europa dei popoli. Cosa che tutt’oggi manca ancora. Per far capire il coacervo di interessi che ruota attorno al caso Moro vi racconto quello che è successo il 29 maggio del 1979, dopo la morte di Moro. Il 29 maggio del 1979, in viale Giulio Cesare a Roma nella casa di un autorevolissimo capo del KGB italiano, il Professor Giorgio Dario Conforto, già spia OVRA fascista, la Commissione ha notizia che contestualmente ad essere spia del KGB, era anche la spia del SISMI e della CIA; nella casa di questo personaggio vengono arrestati i due fidanzati delle Brigate Rosse: Morucci e Faranda. All’epoca si parla di un sensazionale colpo dell’antiterrorismo che arresta due brigatisti. Noi abbiamo le prove che i brigatisti si sono consegnati per paura che Moretti li uccidesse, nella casa del capo del KGB, infatti, troviamo: carta intestata dello IOR di Marcinkus, il capo della Banca Vaticana e che è in contrasto aperto con Paolo VI. L’indirizzo privato di Marcinkus- via della Nocetta 4, Roma. Marcinkus è iscritto alla P2 da un soggetto CIA. Poi troviamo della carta intestata dell’istituto Pro Deo, il cui capo è padre Morlion, che è un presbitero americano, omologo di Conforto, cioè il capo degli agenti della CIA in Italia. Quindi – anche lui iscritto alla P2 – nello stesso appartamento troviamo: P2, IOR, CIA e KGB.””

Sin qui parti del libro.

Ora integrazioni, valutazioni e conclusione. Il Moro che abbiamo conosciuto è uno statista preoccupato, scosso da grande inquietudine, cosciente dei limiti del proprio potere, dei rischi che correva ogni giorno. Un’Italia fragile, di cui Moro conosceva tutto e di cui aveva intuito le evoluzioni. Anche grazie alla sua lunga consuetudine con gli studenti, Moro aveva difatti capito che nel ventennio che separava l’Italia dalla fine del secondo conflitto mondiale fosse cresciuta una generazione che non si accontentava più della crescita, dello sviluppo economico (avviato dal sommo De Gasperi) e delle prospettive di benessere collettivo offerte dal boom e dalla fortunata stagione riformista che era coincisa proprio con i suoi governi; oltre al pane, quei ragazzi desideravano anche una piena emancipazione e una compiuta affermazione del loro ruolo nella società. Dopo la morte di Moro è finita la prima repubblica, dopo di lui è stato il trionfo della visione modesta e mediocre della politica…Interessante il libro recensito  su Attualità.it (Direttore Salvatore Veltri), di Marco Damilano: “Un atomo di verità,“sulla lungimiranza del grande Politico, in grado di ben comprendere il corso della Storia (https://www.attualita.it/notizie/tematiche-etico-sociali/marco-damilano-su-aldo-moro-un-atomo-di-verita-45689/)

Noi abbiamo l’esigenza di ricercare la verità come memoria e come esigenza di giustizia. Uno spiraglio di verità ora si intravede… Gli archivi, a cominciare da quelli dei servizi segreti. O meglio, continuare a “desecretare” gli atti, dopo la prima ondata di documenti riversati all’Archivio di Stato e alla Commissione Moro 2 (presieduta dall’On Fioroni) a partire dal 2014.
Questa volta, la richiesta del Comitato Parlamentare per la Sicurezza (Copasir) è ben mirata, si richiede che divengano accessibili i documenti segretati custoditi negli archivi, relativi al sequestro e all’omicidio di Aldo Moro, alla strage di Bologna, a quella di Ustica, alla scomparsa in Libano dei giornalisti Italo Toni e Gabriella De Palo, in un arco temporale di soli tre anni: dal 1978 al 1980.
Queste le parole del Prof. Giuseppe Fioroni ( già Presidente della Commissione d’inchiesta Moro 2, che ho avuto l’onore di conoscere), già eminente Parlamentare e Ministro della Repubblica, ed ora Docente Universitario di Medicina, che condividiamo pienamente in relazione allo stato politico attuale: ”Le conseguenze le vediamo oggi, il guado in mezzo al quale ci troviamo è anche il risultato della mancata rigenerazione della Democrazia che Moro aveva immaginato e a cui stava lavorando. Dopo la sua morte ci si è tornati ad arroccare ciascuno nelle rispettive paure. A quella che si è soliti definire Seconda Repubblica è mancato proprio un autentico progetto politico di allargamento della Democrazia. Ci si è illusi che bastasse cambiare la legge elettorale…” magari rimaneggiando anche il pilastro della Carta Costituzionale, ci permettiamo di aggiungere noi!

Tornando al Belpaese, c’è chi invoca demenzialmente ancora, oggi, una generale sanatoria sugli anni di piombo, idea vagheggiata autorevolmente in recente passato anche da importanti ambiti politici; ma noi, da Liberali, liberi Cittadini, liberi pensatori, diciamo invece a chiare lettere che non si può chiudere questo tragico capitolo dal quale sono iniziati i grandi disastri della politica nostrana se tutta la verità, non solo processuale ma anche storica, non sia stata acquisita.

Recentemente anche trattata “La criminalità servente nel Caso Moro” (La nave di Teseo, pp. 294) del 2018,libro di Simona Zecchi, autorevole e bravissima giornalista d’inchiesta, che ha bene evidenziato il ruolo svolto dalla criminalità organizzata durante i cinquantacinque giorni del drammatico evento con un’inchiesta molto documentata facendo emergere fatti inediti e informazioni poco note. Si, una “criminalità servente” al servizio di alte aree di potere con le quali appaiono legati è esistita. Invito a leggere,per chi non l’avesse già fatto,  l’articolo su questa testata:(https://www.attualita.it/notizie/tematiche-etico-sociali/la-criminalita-servente-nel-caso-moro-il-libro-di-simona-zecchi-48712/

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