Tematiche etico-sociali

MARIO PLACANICA IL CARABINIERE – distrutto dall’atto dovuto…

A Roma la presentazione del libro che raccoglie le fila di una storia lunga e controversa

Roma, 12 luglio 2021 – “Carlo Giuliani è deceduto per un proiettile scagliato da Mario Placanica che era in un Defender finito in un vicolo cieco assediato dai manifestanti che lanciavano pietre ma lui sparò verso l’alto e quel colpo incontrò sulla sua traiettoria un calcinaccio lanciato dai manifestanti che lo fece rimbalzare verso Carlo Giuliani”.

Lo ha detto l’Avvocato Antonio Ludovico del Foro di Catanzaro, legale di Mario Placanica, nel corso della presentazione del libro ”Mario Placanica il Carabiniere distrutto dall’ atto dovuto”, avvenuta nel pomeriggio di giovedì 10 giugno.

All’incontro, che si è tenuto a Roma a Villa Flaminia, hanno partecipato oltre all’autore ed allo stesso Placanica, oggi in congedo, il Sen. Maurizio Gasparri, l’ On. Avv. Carlo Giovanardi, autore della prefazione, il Vice Presidente del Sindacato di Polizia Fsp Franco Maccari (che ben conosco da anni stimandolo molto e che ha voluto invitarmi all’evento, al quale avrei partecipato molto volentieri, ma ero fuori Roma per motivi familiari – nda) e l’ Avv. Antonio Ludovico.

Franco Maccari ha messo in rilievo come sia “la prima volta che viene fatto un libro a favore di una vittima, la chiamo così perchè ha pagato tanti sistemi e tante situazioni. In questo paese prima che nascesse l’associazione “Nessuno tocchi Caino” doveva nascere “nessuno tocchi Abele”. Prima di tutto va difesa la vittima del reato. Mario non è stato vittima quel giorno solo, ma lo è stato nella vita di tutti i giorni per 20 anni. Chi sopravviverebbe a una tensione di questo genere?”

L’ interessante libro, che invito a leggere, è stato scritto dal Carabiniere in congedo Andrea Di Lazzaro e di cui è co-autore lo stesso Placanica. Per la morte del manifestante Giuliani nel corso del G8 di Genova del 2001, Placanica è stato indagato per omicidio e poi prosciolto per legittima difesa e uso legittimo delle armi.

Iniziamo a leggere parti del libro.

”Come nasce il libro. Ho sempre riflettuto e rimuginato sulla vicenda del G8 del 2001, sulla morte di Carlo Giuliani e sulla distruzione della psiche e della carriera del giovanissimo collega Mario Placanica. Soprattutto, mi sono sempre chiesto come fosse possibile che un Carabiniere che aveva (in definitiva) compiuto il suo diritto-dovere di difendere sé ed i suoi colleghi da un massacro, potesse finire nel tritacarne mediatico senza nessun intervento da parte dei suoi superiori. Così, qualche anno fa, tramite l’ Avvocato Ludovico Antonio del Foro di Catanzaro, sono entrato in contatto con Mario Placanica. Parlare con lui al telefono è stata un’emozione fortissima, e, dopo aver vinto le giuste diffidenze, ho cominciato a lavorare alla stesura di quest’opera. Ho perso almeno un paio d’anni nel vano tentativo di trovare un editore, e alla fine ho deciso di auto pubblicare il lavoro: non potevo gettare alle ortiche l’impegno (e le risorse) profuse sino ad allora. Lo scopo che questa pubblicazione si propone è, innanzitutto, quello di restituire a Mario Placanica la sua dignità, affinché possa ricominciare a vivere. Perché egli, contrariamente a tante voci diffamatorie, era allora, ed oggi è, una persona mite e umile, e, al netto di tutte le sue debolezze ed i suoi sbagli, commessi dopo il congedo, merita di essere rispettato, come Carabiniere in Congedo e come cittadino italiano””.

“”PREFAZIONE. Qualche settimana prima del G8 di Genova del 2001 venni incaricato, nel mio ruolo di Ministro per i Rapporti con il Parlamento, di tenere contatti con i gruppi parlamentari e Associazioni varie, tesi a garantire a tutti la partecipazione a manifestazioni pacifiche che venivano preannunciate per quelle giornate nella città ligure. Nelle riunioni che si svolsero prima dell’evento ottenemmo ampie rassicurazioni da tutti che nessuno avrebbe fomentato disordini, rispettando le disposizioni che erano state dettate dal Ministero dell’Interno per assicurare la sicurezza del vertice ed il rispetto degli ospiti stranieri. Alla vigilia del vertice sconsigliai che altri membri del Governo e colleghi parlamentari si recassero a Genova in quei giorni, per non dare comunque pretesti per chi avesse voluto speculare su una eventuale politicizzazione dell’evento. Si può immaginare pertanto lo sgomento e la sorpresa davanti alle riprese televisive di un’intera città in balìa di provocatori organizzati ed inquadrati militarmente, con incendi, saccheggi e devastazioni che le Forze dell’Ordine non riuscivano a contrastare. In questo contesto arrivarono anche le terribili immagini della morte di Carlo Giuliani, colpito mentre assieme ad altri manifestanti mascherati stava linciando Carabinieri rimasti intrappolati all’interno di un Defender rimasto isolato dagli altri militari dell’Arma. Con tutto il dolore per la perdita di una vita umana era comunque evidente di chi fosse la responsabilità dell’accaduto: come è stato possibile allora che per anni non soltanto si è cercato di criminalizzare il Carabiniere Mario Placanica, che aveva sparato per evidente legittima difesa, ma addirittura una Sala di un gruppo parlamentare al Senato è stata intitolata all’aggressore e la madre è stata eletta Senatore? On. Avv. Carlo Giovanardi””

– da pag.42 “”Ho incontrato di persona per la prima volta Mario Placanica domenica 4febbraio 2018, nella sua Catanzaro. Gli argomenti si fanno più seri. Mario mi appare in tutta la sua estrema fragilità. Ho una volta di più la conferma che egli sia un uomo distrutto. Malgrado ciò, quando ti guarda con quegli occhi scuri, sinceri, miti, e abbozza un sorriso, ti rapisce: capisci tutta la sua bontà e intuisci le qualità umane ed intellettuali che traspaiono dietro il velo di tristezza che ricopre la sua anima. Il papà di Mario è un uomo riservato e schivo. Mentre ci scambiamo i primi convenevoli, la mamma di Mario ci serve l’ottimo caffè. La signora Placanica rimane sempre in disparte; intuisco che ella sia l’altro pilastro della famiglia, che quotidianamente, con discrezione e dolcezza, supporta tutti i suoi membri, con quell’amore incondizionato delle mamme di una volta. I Placanica sono una famiglia semplice ma assai dignitosa, e molto unita. Mario ha tre sorelle più piccole. All’inizio sembrava che tutto dovesse procedere più o meno normalmente, malgrado la tragedia, a parte un problema di salute piuttosto grave, dovuto ad in incidente ad una gamba, che colpì il papà di Mario proprio il giorno prima della tragedia, e questo gli impedì di recarsi di persona a Genova. Poi cominciarono le provocazioni e le minacce, che sono proseguite praticamente fino ad oggi. Minacce e danneggiamenti dell’auto. Ci racconta di una serie di eventi che resero la vita sua e della sua famiglia un vero inferno: le intimidazioni e le minacce più gravi le subiscono nel 2001. Addirittura, ci riferisce, una notte, sentirono il rumoreggiare di armi provenire dal balcone. Il papà era pronto a difendere la sua famiglia, ma fortunatamente non fu necessario. Addirittura, il sig. Giuseppe veniva importunato e minacciato anche mentre faceva le sue passeggiate riabilitative sul circuito della pineta di Siano. Va da sé che questi farabutti vigliacchi rimasero sempre ignoti. Il signor Giuseppe Placanica è venuto a mancare il 1° giugno 2020, causando un dolore atroce ed insondabile a Mario e a tutti i suoi cari. Un’altra terribile mazzata.””

– da pag. 87. “”Il famigerato G8 di Genova cominciò venerdì 20 luglio e si concluse domenica 22 luglio 2001; già dai giorni precedenti, i movimenti no-global e le associazioni “pacifiste” diedero vita a plateali manifestazioni di dissenso, seguite da gravi tumulti di piazza, con scontri tra forze dell’ordine e manifestanti. In seguito, come vedremo, si arriverà ad una vera e propria guerriglia urbana se non in qualcosa che rassomigliò ad un episodio di guerra civile. È interessante ricordare che la sede di Genova per la riunione del G8 suscitò notevoli perplessità immediatamente dopo la sua designazione, poiché gli scontri avvenuti durante le precedenti riunioni del G8, facevano presagire grosse difficoltà nel gestire la quantità di manifestanti (anche malintenzionati e violenti) che si sarebbero mobilitati per il G8 di Genova, in relazione alla topografia della città, che mal si prestava a un evento di tale portata. Il movimento no-global, infatti, aveva preso precedentemente forma a Seattle il 30 novembre 1999, alla conferenza dell’Organizzazione mondiale del commercio; da qui la sua definizione di Popolo di Seattle, città nella quale si verificarono i primi tafferugli. Nel 2001, manifestazioni e scontri si susseguirono il 27 gennaio a Davos, in occasione del Forum economico mondiale, dal 15 al 17 marzo a Napoli e il 15 giugno a Göteborg, per il summit europeo.””

– da pag.124. “”Le reazioni inopportune e le curiosità “morbose” dei colleghi di Mario; le minacce e le offese, pubbliche e private a Mario Placanica. Erano tutti esauriti, stanchi ed ancora tesi, questi colleghi di Mario. Solo questo possiamo dire in conclusione, commentando questa squallida parentesi. Mario avrebbe dovuto, subito dopo i fatti, fruire di un apprezzabile periodo di riposo e del sostegno di uno psicologo, meglio: di un’equipe di psicologi. Invece,dopo la breve degenza e la convalescenza, fu rimandato al Reparto tra i suoi colleghi. A subire queste manifestazioni di idiozia. Mario ha cominciato a subire ingiurie e minacce con ogni mezzo, informatico, telefonico ed epistolare, sin dalle prime settimane successive alla drammatica fine di Carlo Giuliani. Mario Placanica è stato tormentato, assillato, perseguitato senza pietà quasi durante ogni giorno della sua vita da allora. Un trattamento vergognoso,disumano, criminale. Una sequenza di azioni di intimidazione, di molestie e di “stalkeraggio” che non hanno precedenti nella storia della Repubblica nei confronti di nessun cittadino. E non mi risulta che nessuno sia mai stato identificato e punito. Mario voleva silenzio, quindi. Invece, fu sottoposto ad una sovraesposizione mediatica martellante. Concesse troppe interviste. Probabilmente fu preda anche di qualche mania di protagonismo, soprattutto dopo essere stato congedato, in cerca di una nuova identità e di visibilità. Pensò anche di candidarsi con Alleanza Nazionale. Tutto il fragore mediatico di cui, a più riprese, Placanica è stato protagonista dal 2001 in poi, lo ha danneggiato più che giovargli. Le minacce di morte ricevute non sono un’invenzione. C’è larga traccia in rete di queste nefandezze, di queste vigliaccate. È stato chiamato “pedofilo assassino”. Sappiamo, oggi, che erano calunnie, tutte. Qui abbiamo le minacce più recenti, siamo al 2017.”

– da pag.129. “”Le disgrazie successive di Mario Placanica” . L’incidente stradale sospetto e la successiva depressione: le cure, la convalescenza, i problemi psichici, la visita e il successivo congedo definitivo. Il 3 agosto del 2003, durante un periodo di congedo per malattia, alla guida, da solo, della sua Ford Focus, Mario fu vittima di un grave incidente, sulla Statale 106, all’interno del comune di Belcastro. Perse il controllo dell’autovettura e finì fuoristrada. La corsa dell’auto si arrestò contro un albero, e il giovane Carabiniere si salvò lanciandosi fuori dello sportello. Questa prontezza di riflessi probabilmente gli salvò la vita. Il legale di Placanica di allora, Vittorio Colosimo, sostenne, già dalla sera dell’incidente, che la dinamica del sinistro in cui era rimasto coinvolto Placanica non era chiara. A prima vista, la perdita di controllo dell’auto appariva inspiegabile, rincarò. Quel maledetto incidente fu l’inizio della fine della carriera di Carabiniere di Mario. Dopo la degenza per le lesioni riportate, cadde in una grave forma di depressione. Non mancò in quel caso qualche disgraziato che ebbe a rallegrarsi dell’incidente, con commenti che è facile immaginare: “bastardo, ti ci sta bene”; oppure: “peccato che non sei morto”. Quanta orribile cattiveria. Mario Placanica fu collocato in congedo perché giudicato “permanentemente non idoneo al servizio militare in modo assoluto”, per infermità dipendente “da causa di servizio”. La visita medica specialistica psichiatrica alla quale Mario fu sottoposto nell’aprile del 2005, ed il cui esito determinò il suo congedo, presentava un grosso vizio di fondo: Mario fu visitato sotto l’effetto di psicofarmaci. Non si può effettuare una perizia psichiatrica, che sappia io, su un soggetto che abbia assunto bevande alcoliche, stupefacenti o sostanze psicotrope. In pratica, Mario, a detta del suo avvocato di allora Vittorio Colosimo, fu cacciato dall’Arma dei Carabinieri. Mario Placanica ha subìto dei fortissimi, micidiali contraccolpi emotivi, con fortissimi disagi psicologici, da quel maledetto 20 luglio 2020 in poi. Mario fu sottoposto ad una martellante campagna mediatica di denigrazione; come sappiamo e come abbiamo scritto e riscriveremo fu offeso, intimidito, minacciato, insultato in tutte le sedi e subì anche due attentati alla sua stessa vita. In seguito, Mario fece ricorso al T.A.R., fu sottoposto ad altre visite psichiatriche e fu dichiarato sano di mente. Non gli fu possibile però essere reintegrato come Carabiniere.
Non si può dire, a mio avviso, che l’Arma dei Carabinieri abbia “fatto quadrato” attorno al Carabiniere Mario Placanica. Né prima del congedo né dopo. Per l’Arma dei Carabinieri il Carabiniere Mario Placanica era una continua fonte di imbarazzo, anche per via delle azioni legali intentate da Mario sia nei confronti di alcuni ufficiali sia nei riguardi dell’Arma stessa.””

Sin qui il libro.

Ora, valutazioni, integrazioni e conclusione dell’articolo.

Su ”Il Fatto Quotidiano” dell’8 aprile 2015 leggemmo del blitz della Polizia alla scuola Diaz la notte del 21 luglio 2001, durante il G8 di Genova, che “deve essere qualificato come tortura”. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia non solo per quanto commesso nei confronti di uno dei manifestanti, ma anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura. La Corte ha dichiarato all’unanimità che è stato violato l’articolo 3 della Convenzione: “Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. Il ricorso è stato presentato da Arnaldo Cestaro, 62enne, all’epoca del pestaggio militante vicentino di Rifondazione Comunista che dalla Diaz uscì con fratture a braccia, gambe e costole che hanno richiesto numerosi interventi chirurgici negli anni successivi. La Corte ha stabilito che “lo Stato dovrà risarcire alla vittima 45mila euro per danni morali”. Dopo un lungo periodo di “gestazione”, in data 14 luglio 2017 è stata emanata la legge n. 110: l’art. 1 della medesima ha introdotto nel C.P., tra i delitti che ledono la libertà morale dell’individuo, l’art. 613 bis, che punisce il reato di tortura, e l’art. 613 ter c.p., che prevede la fattispecie di istigazione di un pubblico ufficiale o di un incaricato di pubblico servizio a commettere tortura. L’esigenza di introdurre il reato di tortura nell’ordinamento italiano nasce per fornire una risposta ai molteplici episodi di soprusi e violenze che sono accaduti. La notte del 21 luglio 2001, quando sia il vertice dei “Grandi della Terra” che le manifestazioni di protesta erano terminate, diverse decine di Agenti della Polizia di Stato fecero irruzione nel complesso scolastico Diaz-Pertini, che era diventato un dormitorio per i cosiddetti “no global” radunatisi a Genova per contestare il G8.

Su 93 persone arrestate, con l’accusa di appartenere ai “blackbloc” protagonisti degli scontri più duri delle due giornate precedenti, oltre 60 rimasero ferite nel pestaggio seguito all’irruzione, di cui almeno due in modo grave. La posizione dei 93 fu poi archiviata dalla Procura di Genova nel 2003, mentre il processo contro Dirigenti e Agenti protagonisti dell’irruzione è terminato in Cassazione nel 2012 con 25 condanne. Il processo ha documentato che la Polizia costruì prove false per incastrare i manifestanti, a cominciare da due bottiglie molotov portate nella scuola dagli stessi poliziotti e poi esibite alla stampa tra gli oggetti sequestrati, a riprova della pericolosità degli arrestati.

Facciamo ora un passo indietro per ricordare, come già altre volte scritto su questa testata, che le Forze dell’ Ordine, dal dopo guerra in poi (cito, tra i vari numerosi episodi, l’attentato a Togliatti, nel ’48 e i fatti del luglio 1960, quando per i gravi disordini cadde il Governo Tambroni), sono state l’unico presidio di legalità a tutela dei Cittadini. Con il loro comportamento fermo, vigile e consapevole, sotto la guida di Dirigenti di altissimo livello professionale, hanno evitato più volte l’insorgere di situazioni che avrebbero potuto essere molto più gravi.

Ma questa azione di tutela dei cittadini si è verificata, in particolare, durante il cosiddetto “Autunno caldo”, a fine anni ’60, ma soprattutto nella seconda metà degli anni ’70, nel fronteggiare veri prodromi di guerra civile attuata con precise tecniche di guerriglia urbana armata.

Quindi, a ben ragione, possiamo affermare che la più grave carenza di gestione dell’Ordine Pubblico si è avuta, come noto, a Genova, nei fatti suesposti di luglio 2001, sia per difetto di valutazione generale e pianificazione, sia soprattutto per l’improvvido episodio della “macelleria messicana” della scuola Diaz, intervento tardivo che comunque, se da attuare, andava condotto non già con giovani agenti già impiegati negli scontri della mattina, e quindi provati e forse anche esasperati, ma con forze territoriali mature (Digos, Squadre Mobili, Militari dei Reparti Operativi e Stazioni dell’Arma), certamente più moderate e consapevoli, ma non per questo meno efficaci all’occorrenza.

Con tutto il rispetto per il giovane manifestante deceduto in quella circostanza, Carlo Giuliani, va detto senza se e senza ma che l’unico episodio di autentica affermazione della Legge in quei tragici giorni è stato quello dell’uso legittimo delle armi da parte del Carabiniere Placanica, attuato in pieno stato di necessità, come anche sentenziato dalla Magistratura!

Concludendo, i gravi perturbamenti dell’ ordine pubblico, soprattutto quando si verificano perdite di vite umane, sia da parte di dimostranti che di elementi della Forza Pubblica, lasciano l’amaro in bocca, facendo meditare, con ovvi spunti di riflessione, anche a posteriori! Una lezione attuale, quindi, quella di Genova 2001, soprattutto oggi per i possibili incidenti per conflitti sociali a causa della gravissima crisi economica.

La Politica mediti, e intervenga!

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