Tematiche etico-sociali

Colpevoli. Gelli, Andreotti e la P2 visti da vicino

Di Sandra Bonsanti con Stefania Limiti

Roma, 11 aprile 2021 – A quarant’anni dalla scoperta della P2, la testimonianza della giornalista che visse in prima persona il periodo più nero della Prima repubblica. «Colpevoli. Gelli, Andreotti e la P2 visti da vicino» (Chiarelettere, pp. 250, 16 euro), di Sandra Bonsanti con Stefania Limiti, pubblicato in occasione dei 40 anni dalla scoperta della P2. «Colpevoli? Ce ne sono tanti, ma alcuni più di altri. Oblio?Assolutamente no. La memoria è sacra. Sarebbe un insulto per le vittime e la storia del paese.»

Iniziamo la lettura di parti salienti del libro. Che va letto!

– da pag.21. “”Ma quando si sono conosciuti, Gelli e Andreotti, Belfagor e Belzebù? Andreotti ha sempre sorvolato sulla cerimonia di insediamento di Perón, quella sera di ottobre del1973 in cui era stato fotografato accanto a Licio Gelli, nello scatto che aveva fatto la felicità di Bettino Craxi. Andreotti ha sostenuto anzi di essersi meravigliato della presenza di quel Gelli che assomigliava tanto al direttore della Permaflex che aveva incontrato a Frosinone nel lontano 1961, quando il futuro capo della P2 dirigeva la fabbrica di materassi. E Frosinone era «in pieno feudo elettorale andreottiano». Dodici anni dopo, dunque, nell’ ottobre del 1973, avviene l’ incontro a Buenos Aires. E lì la sorpresa di Andreotti: ma guarda chi c’è, il direttore della Permaflex! II capo della P2 invece ha raccontato un’altra storia, che testimonia una conoscenza assai più concreta. Il Venerabile ha detto che Andreotti lo aveva avvicinato durante la cerimonia e gli aveva chiesto «se fosse possibile, prima del rientro in Italia, avere un colloquio riservato col presidente». Per poi aggiungere: «Me ne occupai all’ istante e Perón fissò un appuntamento il giorno successivo. Andai personalmente a prendere Andreotti con la scorta. Poi capita che un bravo giornalista decida di fare una lunga ed esaustiva intervista a Gelli. Lui è Sandro Neri e dal 2017 dirige «Il Giorno». Verso la fine dell’ intervista, Neri chiede a Gelli: «Ma quale era l’ obiettivo della P2?». «Governare senza essere al governo. Fornire suggerimenti e stimoli che potrebbero risultare utili» è la risposta. Siamo nel 1974, Moro è Ministro degli Esteri e Gelli va a presentargli le credenziali di consigliere economico presso l’Ambasciata Argentina in Italia. Moro lo rimprovera: «Ma come? In quel paese c’è una dittatura. Lei dovrebbe lavorare per l’ Italia che è una democrazia». Gelli risponde di avere doppia nazionalità, e aggiunge: «E avrei sempre lavorato anche per  l’Italia». Ma Moro avrebbe insistito, avvertendo Gelli: «La democrazia è come una pentola di fagioli, che devono bollire piano piano perché possano cuocere bene. «Allora replicai con una battuta» dice Gelli a Sandro Neri. «Stia attento, signor Ministro, che i fagioli non restino senz’acqua. Altrimenti si bruceranno». Moro scuote la testa: «Lei non è ancora pronto per la democrazia». Il 29 maggio 1982 era stata resa nota la requisitoria di Achille Gallucci, il potente capo della Procura romana. La relazione finale della Commissione Parlamentare Anselmi denuncerà che essa tendeva a rappresentare la loggia P2 come un fenomeno associativo di scarsa pericolosità, attribuendo al solo Gelli e a pochi altri i reati più gravi, scolorendo il loro significato politico complessivo e svalutando la genuinità della documentazione proveniente dalla perquisizione del 17 marzo 1981. Inoltre, ricordano i commissari, tale sottovalutazione contraddiceva la richiesta di avocazione del procedimento motivata dal Procuratore della Repubblica di Roma con la definizione della loggia P2 quale “nucleo, ad altissimo potenziale criminogeno”. La Procura romana aveva sottolineato la pericolosità della P2 per avocare l’ inchiesta a Milano, ai magistrati che avevano scoperto e già indagato la P2. Poi l’ aveva descritta come scarsamente pericolosa. Un giochino frequentemente praticato dai signori del porto delle nebbie. Tutti quei mesi di lavoro serio, duro, pericoloso. E poi la magistratura che lavorava contro…  Presi un treno e andai a Castelfranco Veneto per intervistare Tina Anselmi. Una donna distrutta da Belzebù e Belfagor, dallo scalare una montagna più impervia delle sue, che amava tanto e conosceva, vetta per vetta. Per finire le domandai se a suo avviso Licio Gelli latitante seguisse comunque i lavori della commissione. “Penso di sì. Anzi, da alcuni segnali, ci segue con una tempestività e precisione inaudite”. Nel frattempo, era in pieno svolgimento un regolamento di conti fra i vecchi poteri oscuri e i loro referenti politici. Il primo a pagare, pochissimi giorni dopo il mio incontro con Tina Anselmi, fu Roberto Calvi, trovato morto sotto il Ponte dei Frati neri a Londra, il 18 giugno 1982. Provarono a dire che si era suicidato. Il Magistrato Domenico Sica della Procura romana si era precipitato a Londra e al suo ritorno fece sapere che no, il presidente del Banco Ambrosiano (tessera n. 1624 della P2, iscritto dal 1 ° gennaio 1977) era stato ucciso. La vedova, Clara Calvi, mi raccontò per filo e per segno le minacce che Andreotti (che le ha sempre negate) aveva fatto al marito. In una stanza d’albergo, Clara raccontò e il suo racconto fu insieme disperato e spaventoso. Suo marito aveva spiegato che Gelli era solo il quarto della lista, sopra di lui c’ erano Andreotti, Francesco Cosentino e Ortolani. Ma le aveva anche detto: «C’ è la pena di morte per chi parla». Incubi di una donna colpita da una sorte crudele? Il 3 settembre 1982 furono uccisi a Palermo Carlo Alberto dalla Chiesa, sua moglie Emanuela Setti Carraro e l’ Agente di scorta Domenico Russo. Il Generale Dalla Chiesa sapeva quali rischi lo aspettavano. I luogotenenti palermitani di Andreotti non avrebbero accettato senza reagire che il loro potere fosse messo sotto accusa. Trentacinque anni dopo, nel 2017, durante un interrogatorio in Commissione antimafia, il Procuratore Generale di Palermo Roberto Scarpinato ha detto: «L’ordine di eliminare Dalla Chiesa arrivò a Palermo da Roma, dal Deputato Francesco Cosentino». Potente parlamentare andreottiano, coautore del Piano di rinascita democratica di Licio Gelli, già Segretario generale della Camera. Più in «alto» di così … Il Tribunale, il vertice della P2, aveva pronunciato la sua sentenza. Scarpinato è considerato un irriducibile nella ricerca della verità.””

– da pag.93. “”Santillo. Ricordo bene quella mattina in cui mi trovai veramente in difficoltà e stavo per essere arrestata. C’era un Magistrato della Procura romana che si stava occupando dei finanziamenti ai gruppi eversivi di destra e di sinistra. lo avevo scritto un articolo molto informato sui soldi che arrivavano sia a destra che a sinistra, attingendo a fonti molto riservate, che avevano una caratteristica: erano una sola. Il Magistrato stava perdendo la pazienza, ma fu interrotto dall’arrivo di una telefonata, che gli fu subito passata. Quando riattaccò, sorrideva: «Era il suo informatore segreto, mi ha detto di essere lui all’origine della sua notizia. Allora può andare». Era stato il capo dell’Ispettorato contro il terrorismo, Emilio Santillo, a farsi vivo. Non so come avesse saputo che ero nei guai, comunque lo seppe e si autodenunciò! Fra tutti i servitori dello Stato che ho incontrato in quegli anni, Santillo occupa un posto molto speciale: lui sì che aveva capito chi fosse Gelli, cosa fosse la P2, e pagò per aver scritto almeno tre rapporti fondamentali sulla loggia e averli inviati ai Magistrati che gli avevano chiesto informazioni. Metto allora in rapporto il consiglio del capo dell’Ispettorato contro il terrorismo e la minaccia che mi fece Franco Evangelisti sullo scalone di piazza del Gesù, «Ma a te che te se deve fare, te se deve sparà …?». Ho ricordato nel libro ‘Il gioco grande del potere’ le relazioni di Santillo sulla P2 e quella definizione della loggia scritta in una nota al giudice Piero Luigi Vigna che indagava sull’uccisione di Vittorio Occorsio. Definì la P2 «il più centro  di potere massonico italiano per la qualità dei suoi membri che apparterrebbero alle più alte gerarchie pubbliche, economiche e militari». Gli elenchi trovati a Castiglion Fibocchi nel 1981 hanno confermato tutto. Proprio per questa ragione Tina Anselmi volle dare un’importanza di primo piano ai rapporti di Santillo.””

– da pag.124. “”Gelli: Repubblica Presidenziale. Fioriva la primavera del 1989, quando Bettino Craxi si espresse con un commento che era anche un riconoscimento a colui che era stato il suo Ministro degli Esteri durante gli anni del suo governo. «Belzebù è finito nei libri di storia» disse. Quanto tempo era passato dall’articolo dell’ «Avanti!» in cui il segretario socialista aveva elevato Andreotti a compare di Licio Gelli? Un tempo lungo otto anni all’incirca, durante il quale Craxi aveva anche governato e Gelli aveva atteso e sperato che il suo progetto di Repubblica Presidenziale fosse preso in considerazione. Non aveva mai rinunciato e Craxi, se avesse potuto, lo avrebbe accontentato. Quanto a Gelli, col passare degli anni non rinunciava a rilanciare il suo presidenzialismo. In un suo blog del dicembre 2006 si vantava: Qualunque fan della loggia massonica segreta più gagliarda d’Italia conosce il Piano di rinascita democratica, vero e proprio programma politico e manifesto del pensiero piduista. Primo punto: «Revisione della Costituzione del 1948 per trasformare l’ Italia da Repubblica parlamentare in Repubblica presidenziale». Il Secondo punto indicava come concretamente si deve agire: «Proclamazione dello stato di “armistizio sociale” per un periodo non inferiore a due anni». Era previsto il ripristino della pena di morte, l’impiego dell’Esercito in operazioni di ordine pubblico, il ripristino del fermo di polizia, limitazioni forti del diritto di sciopero e poi la riduzione del numero dei quotidiani, settimanali, riviste e altre pubblicazioni a carattere frivolo, «allo scopo di limitare eccessivi sperperi di cellulosa, materia prima in cui l’Italia è deficitaria per il 40 per cento del suo fabbisogno». C’erano infine «il divieto assoluto di indire manifestazioni e congressi a carattere politico per tutto il periodo del proclamato armistizio sociale»; la limitazione del potere dei sindacati e l’ eliminazione della prostituzione dai luoghi pubblici. Il testo di questo sottovalutato schema R terminava dicendo: «Grazie dell’attenzione e saluti massonici. Il M.V. Licio Gelli». Passarono pochi mesi appena e nell’inverno del ‘76 Gelli produsse un altro piano, il Piano di rinascita. A cavallo dei due piani, è giusto ricordare, c’era stata la strage di piazza della Loggia (Brescia, 28 maggio 1974) e, nell’ agosto, la bomba sul treno Italicus.”

– da pag.175. “”Attualità di una storia. La storia della P2 e del suo ineffabile «Direttore Generale» Licio Gelli parla ancora molto all’Italia di oggi. Sarebbe un grave errore considerarla uno spiacevole incidente, un fisiologico e momentaneo ripiegarsi del percorso democratico della vita pubblica. L’attualità della P2 riguarda il proliferare di «obbedienze» nei nostri territori che si pongono come crocevia di interessi, ponti tra mondi diversi, decisori pubblici. C’è davvero ancora molto da imparare da quelle vicende. Il berlusconismo arriva quando la rete della P2 si è fatta molto sotterranea. La dimensione occulta del potere resta malefica protagonista della nostra vita pubblica, fioriscono inchieste sul proliferare di obbedienze massoniche che  trovano nella ritualizzazione della riservatezza la loro forza, con la quale sono in grado di indirizzare le scelte pubbliche. Chiediamoci, in definitiva: com’è finita? Cosa è successo dopo? L’opinione pubblica ha ragione di credere che, scoperto l’ inganno, demolita la P2, smascherato il magliaro, il sistema democratico sia tornato alla sua fisiologia naturale? Ne siamo sicuri?””

Sin qui il libro.

Ora, come di consueto, integrazioni valutazioni e conclusioni. A quarant’anni dalla scoperta della P2 e la testimonianza della giornalista che visse in prima persona il periodo più nero della Prima repubblica, il sistema democratico risulta tornato alla sua fisiologia naturale?

Ne siamo sicuri?

Certamente l’Italia non ha fatto i conti fino in fondo con la propria storia politica. Indubbiamente gli uomini dell’associazione erano ovunque, nella politica, nella magistratura, nella pubblica amministrazione, nelle Forze Armate.

Ci sono ancora? Da osservatori diremmo di si.

E oggi, alcune inchieste della Magistratura ci dicono ancora che esistono gruppi della massoneria deviata e che il segreto massonico è ancora utilizzato con la presenza interessata di esponenti delle mafie.

Quanto interesse c’è oggi per una storia complessa come quella della P2? 

Il tempo passa e riproporre le storie del passato è sempre più difficile. Oggi l’opinione pubblica non è più indifferente rispetto a ieri, ma è l’informazione a essersi ristretta.

All’epoca c’erano più giornali. I giovani hanno voglia di conoscere il passato ed anche la scuola non è in grado di offrire una formazione.

Concludendo, diciamo che siamo rammaricati e delusi, certamente sì, come preoccupati, soprattutto per figli e nipoti; meravigliati forse un po’ meno, in quanto ben conosciamo i limiti di una politica corrotta e corruttibile che nulla ha fatto per i cittadini da alcuni decenni.

Però, vinti e sconfitti, giammai, perché pronti a contribuire, con la forza delle idee e gli ideali di libertà, democrazia e giustizia che ispirarono il magistero dei sommi politici dei quali l’ultimo è stato Aldo Moro, per la costruzione di uno Stato etico in un’Italia migliore!

Per chi volesse approfondire il tema trattato, tre miei articoli su questa testata, di cui è Direttore il giornalista Salvatore Veltri, con l’orrida presenza di mafiosi d’alto bordo nelle logge massoniche.

‘Ndrangheta e Massoneria… Una storia da conoscere… nell’amara ma nobile terra di Calabria…Con miei ricordi professionali …”
( https://www.attualita.it/notizie/tematiche-etico-sociali/ndrangheta-e-massoneria-una-storia-da-conoscere-nellamara-ma-nobile-terra-di-calabriacon-miei-ricordi-professionali-42235/ )

“La ‘ndrangheta stragista con obiettivo l’Arma Benemerita… Con miei ricordi professionali …2^ Parte”
( https://www.attualita.it/notizie/tematiche-etico-sociali/la-ndrangheta-stragista-con-obiettivo-larma-benemerita-con-miei-ricordi-professionali-2-parte-42386/ )

“Finalmente la pax mafiosa… con miei ricordi professionali …( 3^ e ultima parte)”
( https://www.attualita.it/notizie/tematiche-etico-sociali/42519-42519/ )

Ho finito.

 

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