Tematiche etico-sociali

L’Eroico e leggendario Alpino Iginio Coradazzi nella Grande Guerra

coradazzi igino alpinoRoma, 16 dicembre – Un Amico di Forni di Sopra, il Luogotenente dei Carabinieri Mario Benedetto Tabacchi, ha sottoposto alla mia attenzione delle interessanti carte avute da sue amiche conterranee, Annarita e Nives Canu, nipoti di un grande ed eroico Alpino della prima guerra mondiale, del quale racconteremo.

Scriveremo di Iginio Coradazzi, nato a Forni di Sopra, in Carnia, il 22 ottobre 1894, Sergente dell’8° Reggimento Alpini (costituito dai Battaglioni “Tolmezzo”, “Gemona”, “Feltre” e “Vestone”)  al cui  comando c’era il mitico Colonnello Antonio Cantore, che cadrà, divenuto Generale, da eroe sulle Tofane nel luglio del 1915, colpito in fronte da una pallottola. Secondo una leggenda  tutti gli Alpini che “vanno avanti…” si ritrovano nel “Paradiso di Cantore”, vicino all’eroico generale….( nostro articolo: “Onore agli Alpini d’Italia…..lassù, nel “Paradiso di Cantore”!” del 18 Dicembre 2012). Iginio Coradazzi, meglio conosciuto con l’appellativo di “Diavolo del Pal Piccolo”, fu decorato di Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: “Arditissimo nel lancio di bombe a mano e nell’azione di attacco svolta sul culmine di Monte Pal Grande, si avvicinò carponi, con coraggio fermo, al trinceramento nemico, lanciandovi delle bombe che cadendo produssero effetto efficacissimo (Monte Pal Grande, 11 Luglio 1915)”. Di Lui scrisse un amico, Giuseppe Castelletti,  sulla rivista “La Panarie” degli anni cinquanta,  che casualmente lo incontrò: “”…Scendevo  dalla forcella Risumiela diretto a Forni di Sopra e tutto mi aspettavo fuorchè d’incontrarmi con questo diavolo di Alpino che avevo conosciuto a Pal Grande durante il primo inverno di guerra, quando a comandare lassù erano in due: Pizzarello e Lui e gli Austriaci erano a due passi. Allora, la 6^ Compagnia del Battaglione  “Tolmezzo” doveva già la sua fama alla virtù battagliera del Comandante, oggi Generale, Ugo Pizzarello (1877-1959), eroe dell’Ortigara (25 giugno 1917), e all’inaudita indisciplina dell’Alpino Iginio Coradazzi, detto “Bianchi”…Lo scoppio della guerra aveva trovato il “Tolmezzo” sul Monte Terzo; l’ordine era di portarsi a Pal Grande…..dove cominciarono le gesta leggendarie dell’Alpino, il quale s’ostinava a fare la guerra da solo, come se tutti gli altri, Ufficiali compresi, dovessero dipendere da Lui e accettare il fatto compiuto delle sue pazzesche iniziative…..Gli Austriaci, sotto di noi, distanti una ventina di metri, con uno stillicidio quotidiano tentavano d’impedire il consolidamento dei nostri lavori difensivi. Un cecchino era sempre all’erta col fucile e i suoi colpi erano sempre mortali; Coradazzi era furibondo. Quell’imbattibile cecchino assunse nella sua fantasia le proporzioni dell’intero Esercito austriaco: bisognava snidarlo, e se nessuno si muoveva, avrebbe fatto da solo…Eccolo, infatti, di notte, con un tascapane di bombe pronto a uscire dalla trincea. Due compagni che l’avevano tenuto d’occhio, si associarono all’impresa partendo con lui strisciando sulla pietraia…Le bombe seminarono la morte nella posizione nemica. Il Capitano Pizzarello e gli ufficiali erano in piedi, sugli spalti, a domandarsi cosa fosse successo…Il contrattacco degli Austriaci fu immediato, soverchiante….E Coradazzi, incolume, fu costretto a retrocedere trascinando i corpi dei generosi compagni che pagarono con la vita l’azione temeraria. L’Alpino, fermo sull’attenti ascoltò la sfuriata dei superiori senza battere ciglio. “Due morti capisci?..” Per tutta risposta, al Capitano Pizzarello: ” Vendichiamoli, signor Capitano!” E Pizzarello, stupito e ammirato: “Allora prenditi il secondo Plotone e all’alba va a riprendere la posizione..” Coradazzi, quindi, scavalcò la trincea e per sottrarsi alle fucilate nemiche, si pose in una buca da dove gettò nella ridotta austriaca un sacco di bombe, seminandovi una seconda volta la morte. Per un buon quarto d’ora continuò nell’opera di distruzione finchè da solo riconquistò la posizione subito dopo occupata dal plotone di Alpini che sarà mantenuta ad ogni costo, anche se l’artiglieria nemica ora la battè in pieno, furiosamente. Altri Alpini caddero, ma non si mollò. Coradazzi piombò come un demonio su due Austriaci: uno fu passato da parte a parte con la baionetta, l’altro si salvò nella nostra trincea….Un’altra volta, approfittando nella nebbia e sempre di sua testa, scese verso le trincee nemiche per fare raccolta di fucili abbandonati….La verità è che la vita di Coradazzi fu preziosa. Egli era infatti un attento e intelligente osservatore: per lunghe ore sorvegliava dalle feritoie la linea nemica; così per molti giorni e molte notti, nella convinzione che gli Austriaci stessero preparando un attacco in forze….E così decise di compiere una nuova incursione, da solo. Istinto? Forse. Ma intanto il nemico proprio quella notte era pronto per muovere all’attacco. Il trincerone era congestionato di Austriaci; le bombe di Coradazzi, gettate in gran numero seminarono morte e panico, sventando la minaccia…Un’altra volta ch’era venuto l’ordine di occupare una trincea abbandonata sulla quale nessuno aveva potuto resistere, neanche gli Austriaci, un Generale salì a Pal Grande e, dopo un rapido esame della situazione, chiamò Coradazzi e gli chiese come la pensasse…La risposta fu: “La penso, signor Generale,che se mi dà tre uomini faccio tutto..” Fu accontentato e la sua azione si risolse in un prodigio di scaltrezza: in breve riuscì, mediante una galleria che fu chiamata col suo nome, ad accostarsi alla trincea e ad occuparla senza che i nemici se ne avvedessero……Egli seguì tutte le gloriose vicende del “Tolmezzo” fino a Caporetto….Il Battaglione, all’ora stabilita, si trovava sull’Avestani, dove ricevette l’ordine di ritirarsi per costituire la retroguardia durante  la ritirata: da Timau, Palizza, Tolmezzo…sino a Forni di Sopra, furono tristi e tragiche tappe di quella valorosa retroguardia che assolse l’ingrato compito senza mai perdere il contatto con il nemico che incalzava…””

Sin qui il bel racconto di Giuseppe Castelletti. Abbiamo così seguito le gesta di Iginio Coradazzi, un grande e valorosissimo  Combattente  ancora oggi ricordato per aver creato, nel 1938, il Rifugio Giaf, inaugurato nel 1947, poi affidato alla omonima Sezione del CAI. In quei luoghi faceva il pastore, con l’aiuto della famiglia. Figura eccezionale di Alpino e montanaro, Iginio Coradazzi è anche ricordato quale realizzatore della cappellina eretta nei pressi del rifugio Giaf dedicata alla memoria degli Alpini Fornesi caduti in guerra.. Alla cerimonia inaugurale presenziò anche il Generale Medaglia d’ Oro V.M. Ugo Pizzarello, che fece dono al Gruppo del primo gagliardetto. Ricordiamo che il Comune di Forni di Sopra vanta ben 17 Figli decorati al Valore Militare, sia Alpini che Fanti. Si, la Carnia, Terra generosa e “scarpona” per eccellenza; Terra dove la memoria dei Suoi Caduti è assicurata certamente dalle Sezioni dell’ANA, ma soprattutto nell’ambito delle Famiglie in cui è regola trovare un Alpino di vecchia come di nuova generazione.

Abbiamo avuto il piacere e  l’onore di narrare la storia di un Alpino che si inserisce nella memorabile più grande storia del benemerito Corpo. Ricordiamo che nella metà di giugno del 1915 gli Alpini effettuarono la prima leggendaria impresa, la conquista del Monte Nero, per la quale i nostri avversari così si espressero: “Giù il cappello davanti agli Alpini! Questo è stato un colpo da maestro”. Un famoso scrittore inglese, Rudyard Kipling, ebbe questo giudizio su questi mitici Soldati d’Italia: “Alpini, forse la più fiera, la più tenace fra le Specialità impegnate su ogni fronte di guerra. Combattono con pena e fatica fra le grandi Dolomiti, fra rocce e boschi, di giorno un mondo splendente di sole e di neve, la notte un gelo di stelle. Nelle loro solitarie posizioni, all’avanguardia di disperate battaglie contro un nemico che sta sopra di loro, più ricco di artiglieria, le loro imprese sono frutto soltanto di coraggio e di gesti individuali. Grandi bevitori, svelti di lingua e di mano, orgogliosi di sé e del loro Corpo, vivono rozzamente e muoiono eroicamente”.

Tale è proprio la descrizione di “quel diavolo” di Iginio Coradazzi; Onore a Lui! Onore agli Alpini d’Italia! D’interesse, il recente articolo: “Un monumento all’Alpino ai piedi del Monte Grappa”, del 23 Novembre 2015 pubblicato su questa testata “Attualità.it” 

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