Calcio

Addio Radice

Roma, 7 dicembre 2018 – Ci ha lasciato Luigi Radice, l’allenatore che vinse lo scudetto con il Torino nel campionato 1975-76 segnando un’epoca. Quella dei duelli con la Juve, dei “gemelli del gol” Graziani-Pulici e di una squadra che è un po’ di tutti noi, che a quei tempi eravamo bambini e non juventini.
Per ricordarlo riproponiamo l’articolo che scrisse il nostro Franco Bovaio per il libro “Racconti di Sport” che pubblicammo nel 2015.

Giggiradix
di Franco Bovaio
Asterix, Obelix e “Giggiradix”, allenatore lombardo con i capelli da antico romano che spopolò nella Torino granata della metà degli anni ’70 e nella Capitale giallorossa di fine anni ’80.
Qui lo chiamarono con quel soprannome un po’ “Goscinniano” per la sua tempra di vecchio combattente dei campi verdi, in tutto simile a quella degli irriducibili galli di Asterix e Obelix inventati dalla coppia Goscinny-Uderzo.
Ma per molti tifosi Gigi Radice è stato anche “Il sergente di ferro”, vista la fama da duro e lo sguardo da marine americano che si era fatto in tanti anni di carriera.
In panchina masticava il chewingum, fuori dal campo parlava in faccia e aveva le idee chiare. Il presidente Viola lo aveva chiamato alla Roma per un semplice anno di transizione, quello del Flaminio, in attesa che Ferlaino, allora presidente del Napoli, liberasse Ottavio Bianchi, un altro lombardo come lui, ma dal calore umano molto differente. Bianchi era stato l’allenatore dello scudetto del Napoli di Maradona e Viola lo aveva scelto per far rinascere la Roma. Ma quel veto posto da Ferlaino lo costrinse ad un anno di forzato riposo, aprendo così le porte della Capitale al suo corregionale, che aveva vinto uno degli scudetti più storici del nostro calcio, quello del 1975-76 con il Torino.
In granata Radice aveva trionfato con “Giaguaro” Castellini in porta e in difesa gente del calibro di Santin, Caporale e Mozzini. A centrocampo il mediano Patrizio Sala faceva la guardia al regista Zaccarelli e a Pecci, mentre in attacco l’omonimo Claudio Sala (ala destra) riforniva di assist e cross i “gemelli del gol” Pulici e Graziani. Uno squadrone che resta tuttora l’unico Torino ad aver vinto uno scudetto dopo quello “grande” e indimenticabile di Valentino Mazzola. Ma quel Toro di Radice avrebbe potuto vincerne anche un altro se, nel campionato seguente, non avesse trovato una Juve da record, che riuscì a conquistare addirittura 51 dei 60 punti a disposizione, mentre il suo Torino si fermò “solo” a 50! Roba da impazzire di rabbia, altro che.
A Roma, invece, Radice condusse la squadra ad un campionato dignitoso, chiuso al sesto posto e impreziosito dalle belle vittorie nel derby (1-0 firmato da Rudi Voeller) e contro la Juve, sua rivale di sempre (1-0 gol di Desideri). Così, quando alla fine di quella stagione 1989-90, come da copione, gli venne dato il benservito con tanti ringraziamenti, le gente non capì perché si dovesse interrompere quel feeling spontaneo che era nato con “Giggiradix”.
Ma così andò e ancora oggi, quando pensano a lui, molti tifosi giallorossi lo ricordano con grande affetto. Proprio come i suoi sostenitori granata.
E tutti fanno finta che il loro condottiero, che proprio oggi che ha 80 anni, non debba combattere contro una malattia della quale si vocifera da tempo e sulla quale non ci piace soffermarci. Per loro (e per noi) “il sergente di ferro” è e resterà sempre al comando della sua truppa.
Fiero e combattivo come lo abbiamo conosciuto.

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