Racconti di sport

Racconti di sport. Amarcord di Roma-Atalanta 2-2 del 6 maggio 1979 che dette la salvezza alla Roma dei “barbudos”.

pruzzo roma atalanta 1979Un risultato che fece da base di partenza per la grande squadra giallorossa poi costruita da Dino Viola.

Roma, 18 aprile – Quel giorno c’erano settantamila spettatori sugli spalti del vecchio Stadio Olimpico, che era ancora scoperto e con le panchine in legno dipinte di verde (già, proprio come quelle dei giardini comunali).

Il sole splendeva alto nel cielo, ma i cuori giallorossi erano in tumulto. La penultima giornata di un campionato disgraziato poteva decidere i destini della loro Roma nel bene (salvezza) o nel male (retrocessione), visto che in programma c’era uno scontro diretto con l’Atalanta, anch’essa invischiata nella lotta per restare in A insieme all’Ascoli, all’Avellino, al Bologna e al Lanerossi Vicenza.

Il Verona, ultimo in classifica, era già andato.

Restavano da assegnare il penultimo e il terz’ultimo posto per l’Inferno e quella delle due che quel giorno avesse perso la sfida dell’Olimpico sarebbe stata fortemente indiziata di occupare uno dei due.

A differenza dei bergamaschi, che dovevano vincere per scavalcare la Roma in classifica, ai giallorossi, vestiti con la maglia a ghiacciolo della Pouchain, poteva bastare anche il pari, grazie a tutta una serie di calcoli matematici che, in caso di arrivo a pari punti, li avrebbero salvati per differenza reti. E le cose sembrarono mettersi subito bene, visto che al 5’ l’atalantino Vavassori si fece il più classico degli autogol. Festa sugli spalti, gioia e canti.

Era fatta, pensarono i più e invece iniziò l’incubo.

Dopo diciassette minuti, al 22’, l’Atalanta pareggiò con Bertuzzo (uno che faceva la punta ma che non segnava tanti gol) e dopo altri nove minuti segnò il 2-1. Indovinate con chi? Con Cesare Prandelli, allora giovane mediano dal radioso avvenire che superò Paolo Conti con un gol bello e fortunato.

Lo stadio precipitò nel dramma collettivo: con la sconfitta la Roma sarebbe retrocessa e la presidenza Anzalone, arrivata ai suoi ultimi giorni, avrebbe lasciato solo macerie alla nuova proprietà (anche se erano ancora in pochi a sapere che sarebbe arrivato Viola).

In panchina la coppia Valcareggi-Bravi, subentrata a Giagnoni alla settima giornata, non sapeva più che pesci prendere e nell’intervallo chiese a tutti di dare il massimo. O la va o la spacca. E per fortuna andò, con Pruzzo (al suo primo anno da romanista) che segnò il 2-2 di testa al 16’ della ripresa facendo esplodere lo stadio in un boato che raramente abbiamo risentito in futuro, anche in occasione delle vittorie più importanti.

Finì 2-2 e, in pratica, quel giorno la Roma si salvò, visto che all’ultima di campionato fece uno scialbo 0-0 ad Ascoli, risultato che serviva ad entrambe le squadre.

In B, oltre al Verona, andarono il Vicenza e proprio l’Atalanta, mentre per i giallorossi si aprì una nuova era, quella dei trionfi firmati Dino Viola.

A chiudere vogliamo ricordare un particolare che pochi ricordano: contro l’Atalanta i giocatori della Roma scesero in campo con la barba incolta e non fatta per una promessa che si erano reciprocamente fatti. Quella di non radersi più fino a salvezza raggiunta. Per questo quella salvezza è spesso ricordata come quella dei “barbudos”.

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