Spettacolo

Sergio Leone.

Ricordo del regista romano a 35 anni dalla scomparsa.

Roma, 30 aprile 2024.

 

Sono 35 anni, oggi, che manca al cinema italiano e non solo un orgoglio nazionale in tale settore: Sergio Leone.

Leone, possiamo dire, è il cinema perché come ripeteva spesso: <la mia vita, le mie letture, tutto quanto mi riguarda ha a che fare con il cinema. Perciò per me il cinema è la vita>.

Oltretutto i suoi genitori facevano parte di quel mondo.

Vincenzo Leone era regista di film muti ed aveva adottato lo pseudonimo di Roberto Roberti, la mamma Edvige era attrice e lavorò fino a tre anni prima la nascita di Sergio, avvenuta nel 1929.

Quindi a sessant’anni da poco compiuti Leone muore d’infarto nella sua villa all’Eur, paradossalmente mentre era alla visione di un film in televisione.

Come parecchi giovani della sua generazione era attratto dal modello di libertà americano, con conseguente adorazione dei miti cinematografici statunitensi.

Definiva i suoi film “favole per adulti”, frutto di un lungo apprendistato come aiuto regista per più di trenta lungometraggi.

Al di là di alcune sequenze girate in film come Gli ultimi giorni di Pompei e Gastone, la sua prima pellicola, come regista titolare, è Il colosso di Rodi del 1961.

Dopo un paio d’anni di stasi e da un’ispirazione nell’aver visto La sfida del samurai di Akira Kurosawa, Leone dirige Per un pugno di dollari.

Budget da serie C, difficoltà logistiche, set di seconda mano, il film si rivela un clamoroso successo al botteghino trasformando il western in un nuovo filone.

Leone è vincente nelle scene di violenza esasperate, nell’uso dei primi piani e nella scelta di una partnership fruttuosa quella con Ennio Morricone, suo compagno di scuola alle elementari.

Dopo Per qualche dollaro in più del 1965 e Il buono, il brutto, il cattivo del 1966, Leone fa da apripista alla “febbre dell’oro” del western all’italiana, in ottima collaborazione con sceneggiatori come Vincenzoni e Donati.

Con le accresciute disponibilità economiche finalmente Leone è in grado d’assumere attori come Fonda, Bronson Steiger, Coburn, miscelati con caratteristi italiani e spagnoli.

C’era una volta il West del 1968 è una favola americana, con un fatto inusuale che il personaggio centrale è una donna magistralmente interpretata da Claudia Cardinale.

Giù la testa del 1971 è una pellicola di stampo idealista ambientata nella rivoluzione messicana che tradisce, nel suo regista, una profonda delusione nei confronti della politica.

Filo conduttore nelle storie raccontate da Leone è il rapporto umano, uno spiccato senso d’amicizia, molto virile, tra i protagonisti principali partendo da Per qualche dollaro in più fino a Giù la testa.

Nel successivo decennio Leone si dedica alle produzioni, al lancio di un giovane comico come Carlo Verdone, fino alla messa a punto dell’epopea gangster: C’era una volta in America.

Il film esce nel 1984 e abbraccia un arco storico che va dagli anni venti fino agli anni sessanta, rivelando un’atmosfera molto più mesta rispetto a C’era una volta il West.

E’ il completamento della trilogia americana, C’era una volta il West, Giù la testa e appunto C’era una volta in America, così come Il buono, il brutto, il cattivo definì la trilogia del dollaro insieme a Per un pugno di dollari e Per qualche dollaro in più.

Prima di morire Leone stava progettando un film ancora più grandioso, il racconto dell’assedio di Leningrado da parte dei nazisti tra il 1941 e il 1944.

Ispirato alla Settima sinfonia di Sostakovic sembra che il regista romano avesse ottenuto il sostegno dell’esercito sovietico, oltre ad una divisione di panzer all’attacco sulla riva opposta del fiume seguendo le note di Sostakovic e quelle di Morricone.

Pur avendo diretto appena sette opere, Leone ha esercitato un’influenza profonda sul cinema contemporaneo rappresentando moderni eroi, il rapporto con la musica, effetti sonori.

Quentin Tarantino lo ha definito il primo regista post-moderno che ha influenzato moltissimi registi.

Kubrik rivelò che non avrebbe mai potuto girare Arancia meccanica se non avesse visto Il buono, il brutto, il cattivo.

Clint Eastwood, quello che in un primo tempo Leone raccontava avere solo due espressioni: una col cigarillo e una senza…, lo omaggiò di una dedica nei titoli di coda de Gli spietati nel 1992.

Sergio Leone uno dei migliori narratori che il cinema abbia mai avuto, estremamente sottovalutato dai critici di casa nostra.

 

 

 

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