Tematiche etico-sociali

Si discute ancora di Gabriele D’Annunzio..? Vediamo come e dove…

Roma, 29 giugno 2019 – Su Fanpage.it del 25 giugno leggiamo un articolo di Titti Pentangelo dal titolo “Gabriele D’annunzio: a Trieste la polemica sulla statua a 100 anni dall’impresa di Fiume
Infatti, continua la polemica sulla statua di Gabriele D’Annunzio che l’Amministrazione comunale di Trieste vorrebbe collocare in centro Città per celebrare i 100 anni dall’impresa di Fiume. Non tutti i cittadini sono d’accordo con la scelta del Sindaco, così hanno lanciato una petizione online per bloccare l’iniziativa. “”Separare l’artista dall’opera non sempre è facile, in alcuni casi quasi impossibile. Che Gabriele D’Annunzio fosse un personaggio divisivo già si sapeva, ma la querelle in questi giorni è tornata in auge dopo che l’amministrazione comunale di Trieste ha proposto di collocare una statua del “Vate” nella centrale piazza della Borsa per celebrare i 100 anni dall’impresa di Fiume. Su Change.it è stata creata una petizione, che in un paio di giorni ha superato le 2mila firme arrivando ormai quasi a 3mila adesioni. I sostenitori ritengono che il poeta abruzzese, che nel 1919 guidò una spedizione per l’occupazione della città di Fiume, sia estraneo a Trieste e che non sia giusto celebrarlo con questa onorificenza. D’Annunzio non c’entra niente con Trieste, veniva sbeffeggiato anche dalla popolazione quando perse l’occhio, a suo dire in un’azione eroica volando sulla città ma in realtà perso per un’infezione mal curata (SIC! Nda). D’altro canto, sempre su Change.it è nata anche una raccolta firme di segno opposto che si scaglia contro l’opposizione comunale cittadina, accusandola di “fare opera di censura” e “divulgare polemiche di comodo”. Intanto, la statua del Poeta intento a leggere un libro seduto su una panchina è in attesa di collocazione. E la polemica non si ferma. I cittadini sono divisi e, a quanto pare, la maggior parte di loro non è d’accordo con l’idea del sindaco di Trieste Roberto Dipiazza (Forza Italia) che, da giorni, cerca inutilmente di placare gli animi ricordando l’importanza letteraria e culturale (giustamente!!!! Nda) del Poeta.

A sostenerlo c’è la contropetizione a favore, creata da Isabella Rauti (Fratelli d’Italia). Che il terreno da gioco non riguardi soltanto D’Annunzio, ma sia una battaglia squisitamente politica è stato chiaro fin dall’inizio, quando la petizione di Alessandro De Vecchi ha sottolineato la probabile complicità con un “onorevole fascista della città”. L’ubicazione di fronte al palazzo della Camera di Commercio è offensiva, è probabilmente un omaggio della giunta di destra e delle sue liste composte anche da ex camerati, ad un onorevole dichiaratamente fascista residente nella stessa piazza. Nel 1919 Gabriele D’Annunzio guidò una spedizione per l’occupazione della città di Fiume (attualmente in Croazia) che, dopo la Prima Guerra mondiale, non era stata annessa all’Italia. Il “Vate” si insediò con un gruppo paramilitare autoproclamando uno Stato indipendente con le sue regole e la sua costituzione. Secondo alcuni, il Poeta usò nel suo governo i mezzi repressivi che, dopo, sarebbero stati ripresi dal fascismo come l’utilizzo dell’olio di ricino come strumento di tortura. Nel 1920 venne stipulato il trattato di Rapallo che rendeva Fiume città libera, ma D’Annunzio non accettò l’accordo e il governo di Giolitti ordinò che lui e il suo contingente venissero sgomberati con la forza. Fino al 1945 la città fece parte del Regno d’Italia prima di essere annessa alla Jugoslavia e, dopo la sua dissoluzione, alla Croazia””.

Ora, un passo indietro e vediamo come nel tempo si sia onorato il Sommo Poeta… Iniziamo con Giordano Bruno Guerri, autore di “D’Annunzio L’amante Guerriero” (Mondadori),che è anche il Presidente della importante “fondazione Del Vittoriale Degli Italiani”, che si occupa della conservazione dell’ultima monumentale dimora e degli archivi.
Proprio grazie a questo ruolo (lo abbiamo ricordato in precedenti articoli) Guerri ha avuto accesso a documentazioni inedite attraverso le quali ha realizzato questo volume che indaga sulle abitudini più intime del grande Scrittore avendo potuto leggere, tra le altre cose, il diario di Aélis Mazoyer, l’amante-governante francese che affiancò D’Annunzio dal 1910 fino alla morte. In quel documento anche interessanti notizie sulla vita di tutti i giorni al Vittoriale, dove abitavano anche la pianista veneziana Luisa Bàccara, la vera padrona di casa ed ex amante del Vate, e talvolta anche Maria Hardouin di Gallese, sua legittima consorte. “Racconto molto della sua vita sessuale”, ha dichiarato Guerri in un’intervista al Giornale, “ma c’è tanto spazio per il cibo…. Ho ritrovato migliaia di lettere dedicate a “Suor Intingola”, al secolo Albina Bevecello, la cuoca, particolarmente brava a cucinare frittate di cui il Poeta era goloso… Lui però non la sedusse mai, è l’unica che si è salvata nel personale della casa probabilmente perchè grassottella ovvero troppo preziosa per rischiare di perderla”.
Tutto qui per il grande D’Annunzio? Perché, da decenni, preferibilmente si discetta con sterminata pubblicistica solo sulle sue acrobazie e abitudini sessuali e null’altro, mentre con piacere constatiamo che a completamento di questo irrilevante aspetto di vita oggi sono illustrate anche le sue preferenze ghiotte a tavola, in particolar modo per le frittate? Perché le Università e la grande critica letteraria in occasione delle ricorrenze della nascita e poi della morte non hanno promosso convegni cui far affluire anche studiosi stranieri per una rivisitazione moderna del grande Poeta?

Per fortuna, giunge in soccorso l’illustre critico letterario Ernesto Ferrero che autorevolmente scriveva: “”L’unico italiano capace di fare una rivoluzione… secondo Lenin, che faceva riferimento all’impresa di Fiume, certamente un giudizio molto lusinghiero per lui, meno per gli Italiani, maestri di trasformismi gattopardeschi ma per nulla portati alle idee forti e radicali; ma il Vate pescarese di rivoluzioni ne ha messe in atto parecchie e adesso che è alle porte il 150° della nascita (12 marzo 1863) bisognerà tornare a fare i conti con lui. Eppure, l’Inimitabile è stato il solo scrittore italiano che si sia imposto in Europa, osannato a Parigi, ammirato da Sarah Bernhardt e da Debussy, da Proust e da tanti altri. Con lui l’Italia tornava improvvisamente a essere degna della sua alta cultura tanto che nel 1897 Gide arrivava a dire che la letteratura italiana, data per morta quanto quella spagnola, tornava ad attrarre l’attenzione di tutta Europa. Facendo della propria vita un’opera d’arte, scrive Ferrero, d’Annunzio aveva confezionato un qualcosa che ancora non si era visto, il poeta guerriero, il letterato d’azione, il dandy al di sopra d’ogni norma e regola, il superuomo capace di stupire con effetti speciali, il maestro d’eleganze inarrivabili, la guida culturale, il sacerdote della bellezza, l’artista supremo, il nume nazionale, addirittura anticipando i tempi lo sdegnato tutore dell’ambiente e dei beni culturali contro gli scempi edilizi””. Sin qui il critico letterario Ernesto Ferrero…

Proseguiamo..Definito il “Precursore del Fascismo”, in realtà ne era lontano mentre Mussolini ne temeva il carisma in quanto il Vate ambiva di proporsi agli Italiani come un’alternativa allo stesso Duce.

“D’Annunzio è stato presentato come un pazzo, come un istrione, come un nemico della patria, come un seminatore di guerra civile, come un nemico di ogni legge umana e civile”, scriveva Antonio Gramsci nel 1917, mentre in quegli anni davvero difficili molti, da destra e da sinistra, si rivolgevano a Lui per la ricerca di una guida in grado di salvare l’Italia. Proprio nel 1923, Ernest Hemingway auspicava: “In Italia sorgerà una nuova opposizione e sarà guidata da quel rodomonte vecchio e calvo, forse un po’ matto, ma profondamente sincero e divinamente coraggioso, che è Gabriele d’Annunzio”.

Le cose, sappiamo, andarono però diversamente perché il Vate si era rifiutato di ricevere Gramsci come anche delegazioni di gerarchi fascisti, definiti “demagoghi che credono di aderire alla realtà e non aderiscono se non alla loro camicia sordida”. Si era però benignato di ricevere al Vittoriale l’inviato dei Soviet, Cicerin, e lo stesso Mussolini, mentre, tutto preso dalle sue alte idee, si oppose sempre a “..quel pagliaccio feroce..” di Hitler. Quindi, più che di amplessi ancorchè estetizzanti e lirici, indubbiamente fonte di ispirazione letteraria, si attendevano per queste importanti ricorrenze iniziative più significative che lumeggiassero meglio dal punto di vista letterario e storico colui che fu una vera e propria leggenda vivente; Lui, il vero futurista che non si limitò a scrivere manifesti, ma rischiò la vita in imprese eccezionali come quella con le motosiluranti della “Beffa di Buccari”; il “Volo su Vienna” (con un biposto adattato per lui con la “sedia incendiaria” poggiata direttamente su un serbatoio aggiunto); l’”Impresa fiumana” oggetto della diatriba triestina…

Concludiamo, affermando, e chi scrive ha letto tutta l’opera di Gabriel Ariel d’Annunzio, che nessuno, come Lui, ha saputo cosa stimolava realmente le folle; nessun’altro come Lui ha saputo suscitare emozioni e farsi mito vivente. Quindi, delusi come siamo, non possiamo non concludere con la domanda che ci poniamo guardandoci allo specchio, si, perché siamo in tempi di algoritmi…perche’ il sommo Gabriele D’Annunzio è dimenticato dagli italiani? Comunque è già un fatto positivo che si veda impegnata la politica locale… vi sembra poco??
Su.. via… ci penseranno domani i giovani.. oggi unico faro di rinascita culturale…

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