Spettacolo

Gary Cooper, divo suo malgrado.

Sessant'anni fa scompare uno dei più grandi di Hollywood.

Roma, 13 maggio 2021.

 

Oggi non celebriamo un compleanno di un film bensì la ricorrenza della scomparsa di un’icona di Hollywood, perché sessant’anni fa ci lasciava Gary Cooper.

Nella storia del cinema diversi attori e attrici hanno rappresentato figure simbolo in relazione anche alle epoche vissute.

Nessuno però come Gary Cooper ha saputo impersonare con grande naturalezza il ruolo dell’eroe solitario, del senza macchia e senza paura, del pioniere e del sex-symbol.

Favorito da un fisico atletico, da bei lineamenti, Cooper è diventato attore quasi per caso e senza una particolare scuola che l’abbia formato come per altri attori di successo.

Figura positiva nelle scene e figura specchiata anche nella vita privata, con una sbandata verso Patricia Neal, frequentata sul set de La fonte meravigliosa, rientrata poi successivamente.

Nato nel 1901, a quarant’anni, dopo aver girato già una novantina di film, vince il primo dei suoi tre Oscar come miglior attore protagonista ne Il sergente York.

Segue nel 1952 la premiazione con Mezzogiorno di fuoco, la pellicola che maggiormente lo ha identificato come eroe solitario, onesto e coraggioso, per chiudere con il terzo Oscar conseguito alla carriera pochi mesi prima della scomparsa.

Parecchi registi ne hanno magnificato il talento assolutamente naturale e la capacità d’immedesimarsi in qualsiasi personaggio.

Da King Vidor a Otto Preminger a Fred Zinnemann a Delmer Daves a Frank Capra, Cooper ha recitato con la crema della cinematografia mondiale.

Nell’immaginario, come detto, viene identificato nello sceriffo di Mezzogiorno di fuoco peraltro girato in età più che matura, 51 anni.

Credo però, parere personale, che Cooper abbia dato maggior prova di se in Per chi suona la campana, al fianco di una splendida Ingrid Bergman, Vera Cruz di Robert Aldrich e L’albero degli impiccati di Dalmer Daves.

Divo lo è stato ma più per inerzia, in quanto caratterialmente portato alla ricerca di una stabilità interiore che faticava a conseguire.

La terza statuetta, nell’aprile 1961, non potè ritirarla.

In sua vece fu presa dall’amico James Stewart che rivelò al pubblico il grave stato di salute di Cooper, che appena un mese dopo scomparve.

Un grande di Hollywood, fascinoso, magnetico, ma allo stesso tempo un uomo della porta accanto.

 

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