Spettacolo

Teatro Quirino : “Borges-Piazzolla” con Giorgio Albertazzi e Mariangela D’Abbraccio

Jorge Luis Borges(Jorge Luis Borges)

Il tango e il suo mito

Roma, 11  ottobre – Per due serate consecutive sul palcoscenico del Teatro Quirino Giorgio Albertazzi, con l’ausilio appassionato della voce di Mariangela D’Abbraccio, ha creato la magia straordinario di un incontro, quello fra Astor Piazzolla e Jorge Luis Borges, due voci geniali che dall’Argentina del ‘900 sono esplose nel mondo incidendo profondamente il loro tempo.

Era inevitabile che i due artisti si conoscessero: avevano tanto in comune e, prima di ogni altra cosa, la lontananza dalla terra che li legava in un abbraccio imprescindibile e un’idea di radici e di patria che scorreva come linfa nel sangue, i suoi suoni lontani, quei ritmi, quelle luci sfarzose, che diventavano emozioni in musica nel geniale rinnovatore del tango Astor Piazzolla e nell’altro, Jorge Luis Borges, una costruzione aerea e misteriosa di metafore tessute di potenza visionaria, con le quali sublimizzare una realtà dura e crudele, quella della sua cecità, divenuta totale sul finire degli anni ’50. Ma quando si temeva che la malattia potesse spegnere quella creatività che aveva già dato frutti copiosi e prelibati, eccolo concepire alcuni capolavori, pubblicati con il titolo “finzioni” ( termine assai vicino ad un maître à penser che vede la storia come menzogna, come falso, plagio e parodia universale). Cinque anni dopo le “ Finzioni”, escono i fortunati racconti di “Aleph” e la letteratura mondiale si arricchisce per tutta la sua lunga vita.

Questi due geni del ‘900 condividono l’esperienza della lontananza dall’Argentina dove Borges era nato sul finire nel 1899 e Piazzolla ventidue anni dopo e da dove li avevano portati via bambini. Jorge Luis in Svizzera, Inghilterra, Astor a New York per dodici anni fino al 1924 per poi tornare a Buenos Aires, virtuoso di bandoneón con un patrimonio musicale acquisito a Parigi, seguendo le lezioni di Nadia Boulanger e dal connazionale Alberto Ginastera e gli umori del blues e del jazz assaporati nel periodo della formazione USA. Astor torna in patria nel ’55 con una formazione europea che deve convivere con l’amore viscerale per il tango. Fonda l’”Octeto Buenos Aires” e formalizza un linguaggio che è un abilissimo tessuto ricco di apporti: è nato il “nuovo tango”, la ritmica impegnata a sostenere uno spirito drammatico, malinconico e passionale. Quel “pensiero triste che si balla” come diceva il celebre tanghero Discepolo, usciva dalle strettoie di musica e ballo popolare, con la mitologia che lo voleva peccaminoso e destinato all’angiporto e al suo popolo di disperati, e, diventato espressione dello spirito umano, entrava nelle sale dove si amministra la musica colta.

Pagine come “Libertango”, “Adiós Nonino”, “La cuatro estaciones porteñas”, la “Muerte del Ángel” , le numerose colonne sonore e la stupenda opera lirica teatrale “Maria di Buenos Aires”, tanto per citare alcuni dei suoi lavori, sono l’Argentina di transizione verso il 3.001. Quel secolo e quel millennio della celebre canzone “Rinascerò”, portata in Italia al successo da Milva e ora riproposta con la passione liberata nella voce possente di Mariangela D’Abbraccio che condivide con Giorgio Albertazzi il palcoscenico.

Del raffinato spettacolo che unisce la due personalità nel titolo “Borges-Piazzolla”, per la regia sobria di Francesco Tavassi, proposto da Giorgio Albertazzi, trovano spazio sia l’amore per il tango sia il legame psicologico, culturale spirituale che il gran vecchio della scena italiana prova da sempre per lo scrittore argentino che gli fa sottolineare a proposito della poetica di Jorge Luis:”Quello che conta è il legame con l’immaginato, la realtà è possibile perché rappresentata, se la si vivesse, ci si perderebbe».

E trova riscontri con esperienze che li accomunano come quando l’argentino  descrive la vita del quartiere Palermo di Buenos Aires, fra tangueiros, bordelli, pugnali insanguinati e coltelli dei macellai, pur avendo abitato in una villa di cultura inglese, che ricorda al nostro di aver vissuto a Firenze nella villa “I Tatti” di Bernard Berenson ma di nutrire nostalgia di un mondo trasgressivo come quello di San Frediano. Ed esalta il tango dove “il corpo sprofonda nella ritmica. Il corpo è tutto in movimento. È erotico, parla d’amore, di sesso, di attrazione, di rapporti di coppia con un’apparente violenza, in un aggrapparsi reciproco. È un racconto di vita. Mi riferisco al tango argentino, nato nei bordelli e nelle macellerie di Buenos Aires, che non va confuso con quello parigino. È una visione del mondo: corpi e anime”.

Il tango era nato dalla memoria della musica africana e della milonga, l’antica musica degli immigrati spagnoli. E cantato in una lingua segreta il lunfardo, lingua degli immigrati, molti dei quali erano italiani, uno slang adoperato nelle carceri dai prigionieri, per non farsi comprendere dalle guardie, che invertivano le sillabe delle parole (“tango” è dunque “gotán”). Una lingua che non poteva non stregare uno scrittore fantastico come Borges attratto da tematiche quali il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali.

Nello splendido spettacolo del Quirino, Albertazzi e la D’Abbraccio, sono stati sostenuti da alcuni bravissimi musicisti come Fabrizio Siciliano, pianista e compositore, Gianluca Casadei, fisarmonicista esperto di tango, Luca Pirozzi, chitarrista e il contrabbasso di Raffaele Toninelli e Alessandro Golini, primo violino nei concerti di Massimo Ranieri. Sono stati loro ad accompagnare la D’Abbraccio che ha scelto di proporre Balada para un loco – Che Tango Che – María de Buenos Aires – Balada para mi muerte – Oblivion – Los paraguas de Buenos Aires – Rinascerò – Vuelvo Al Sur – Vamos Nina – Années de solitude e  Libertango. Uno spettacolo imperniato sull’amore e l’affettuosa sollecitudine con i quali la bravissima attrice-interprete ha curato la presenza sul palcoscenico di Albertazzi con cui ha costruito da decenni un sodalizio di vita e di arte.

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