Politica

Un Cavaliere politicamente morto?

Dopo 20 anni di aspre ed ininterrotte lotte, senza esclusione di colpi, contro Berlusconi ed il “Berlusconismo”, gli avversari del Cavaliere pare siano riusciti a sferrare il micidiale colpo del “knock-Out” disarcionandolo definitivamente e creando, così,  scompiglio nel suo partito e  tra i suoi elettori.

Le sue ultime apparizioni in pubblico ci mostrano un ex Premier deluso ed amareggiato, costretto ancora a rotolare su una graticola ardente, senza conoscere il proprio futuro di politico e di cittadino.

Il suo rammarico più scottante e sconcertante è rappresentato dall’anomalia della sua caduta, attribuendola al ruolo determinante della magistratura e non al responso libero e democratico delle urne.

Allo stato attuale delle cose, nessuno è in grado di stabilire come e dove dovrà scontare i prossimi  dieci mesi di interdizione dai pubblici uffici, perché il Tribunale di sorveglianza non si è ancora pronunciato.

Di sicuro si sa che l’alternativa all’affidamento ai servizi sociali, chiesto dai suoi legali, è  la pena degli arresti domiciliari.

Sono entrambi pene accessorie, ma nell’attuale contesto politico e sociale, la scelta dei giudici, avrà delle pesanti ricadute nella vita politica italiana, sia nel centro-destra che nel centro-sinistra.

Tuttavia sono molto importanti i “paletti” che fisseranno i magistrati, i quali potrebbero cancellare o confermare l’agibilità politica che non è cosa di poco conto.

Infatti, tutti sappiamo che il 25 maggio prossimo ci saranno le elezioni  per eleggere il parlamento europeo e con un Berlusconi in piena forma (se la riconquisterà), durante la campagna elettorale, i suoi messaggi mediatici potrebbero aprire nuovi scenari e non sarebbe, poi, la prima volta.

Certo, non conoscendo gli atti processuali, né avendo modo di suffragare l’innocenza proclamata, in tutte le salse, dal capo carismatico del centro-destra, non resta altro che prendere atto della sentenza di condanna della Cassazione al termine dei tre gradi  di giudizio,  calanderizzando il tutto con una tempistica non consueta nelle nostre aule di giustizia.

Solo tra qualche giorno conosceremo le decisioni definitive e, quindi, valutare le prospettive che si apriranno.

 

 

 

 

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