Politica

Il paradigma di Pippo Franco

Pippo FrancoRoma 1 settembre – Il geroglifico è indecifrabile; o l’Istat, si scopre, che vive in un altro mondo, o Renzi è un “dritto” ma vuol fare l’”ingenuo” (per non andare alla guerra). Il sottoscritto aveva anticipato una notizia di questo genere ma oggi, un lettore de “Il Giornale”, evidentemente competente dei meccanismi del settore, l’ha confermata. Inoltre, alcuni mesi or sono, nel corso di una trasmissione di “Virus” (probabilmente) anche lui l’ha confermata “indirettamente”. In quale modo? Esattamente in questo; alla contestazione dei posti di occupazione creati, con documentazione dell’aggiornamento dei due mesi precedenti, Renzi ebbe a chiedere il perché non poneva la domanda con i dati aggiornati al giorno precedente. Per muovere questa contestazione, doveva esserci una ragione che, al momento, non appariva.
Oggi, subito chiarito l’arcano.
Gli sbandierati 455.000, o, per essi, per fare cifra tonda, 500.000, nuovi occupati erano reali ma corrispondevano a tale numero quei lavoratori che erano stati occupati per una giornata nell’ultimo mese a disposizione, per cui l’Istat funziona in questo modo; se una unità lavorativa in mobilità (vale a dire in cerca di occupazione) viene assunta per n. 1 (uno) giorno solo, per le statistiche dell’Istat risulta occupato per tutto il mese in esame e questo in base agli effetti legali dei contributi versati. Per cui, assunto per un giorno, e a tutti gli effetti, disoccupato dal giorno successivo, in poi, per tutto il mese, all’Istat il disoccupato risulta occupato.
Sembra, se vogliamo essere “blasfemi”, un po’…molto…la barzelletta con cui in tempi passati il buon Pippo Franco, raccontò nel suo spettacolo al Bagaglino, per rendere in chiave brillante la infondatezza delle statistiche dell’Istat ai fini della valutazione della situazione economica e occupazionale nel nostro paese. “La statistica” disse Pippo Franco, “è quella cosa per cui se io me so’ magnato du’ polli arrosto, e tu m’hai guardato, se semo magnati un pollo arrosto a capoccia”.
Il concetto è esattamente lo stesso e l’estrazione culturale, uguale. In questo modo e di questo passo, entro breve tempo, Renzi potrà propinarci di aver creato, non 500.000 nuovi posti di lavoro, ma un milione e, in un lasso di tempo giustamente ragionevole, approfittando di eventuali comparsate al cinema, anch’esso in crisi, (se non fosse in crisi, avremmo visto questa estate la città disseminata di set cinematografici, invece, escluse le riprese dell’ultimo “007”, i luoghi più significativi sono stati deserti ) di volantinaggi vari, di lavori a giornata nelle corse dei cavalli e dei cani, di addetti alle mense o alle pulizie, di baby sitter e di badanti, in barba alla grande macchina produttiva degli USA, e in barba anche alla grande capacità produttiva della “Crande Cermania”, di aver raggiunto anche la piena occupazione e, staremmo nella felice situazione economica di importare mano d’opera qualificata e non esportarla disperata.
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