Cronaca

Operazione antiterrorismo “Ritrovo”. 12 le misure cautelari eseguite

Operazione antiterrorismo “Ritrovo”. 12 le misure cautelari eseguite

Roma, 13 maggio 2020 – Dall’alba, sono circa 100 i Carabinieri impegnati nell’operazione “Ritrovo”, per l’esecuzione di 12 misure cautelari personali (sette misure di custodia cautelare in carcere, cinque sottoposizioni all’obbligo di dimora nel comune di Bologna, di cui quattro con dell’obbligo di presentazione quotidiana alla P.G. a carico di soggetti ritenuti, a vario titolo, responsabili di promuovere e organizzare una associazione finalizzata al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico dello Stato italiano, con l’obiettivo di affermare e diffondere l’ideologia anarco-insurrezionalista, nonché di istigare, con la diffusione di materiale propagandistico, alla commissione di atti di violenza contro le Istituzioni politiche ed economiche dello Stato impegnate nella gestione dei Centri Permanenti di Rimpatrio e nella realizzazione di politiche in materia migratoria.
Contestualmente, vengono eseguite perquisizioni personali e locali, in diverse città italiane quali Bologna, Milano e nella provincia di Firenze.

L’indagine, convenzionalmente denominata “Ritrovo”, sviluppata dal ROS – Sezione Anticrimine di Bologna e dal Comando Provinciale Carabinieri di Bologna e coordinata dalla Procura della Repubblica di Bologna – Dipartimento Antiterrorismo – prese l’avvio dalla commissione di un attentato incendiario perpetrato, nella notte tra il 15 ed il 16 dicembre 2018, ai danni di alcuni ponti ripetitori delle reti televisive nazionali e locali, di apparati di fonia dei ponti radio delle forze di polizia e antenne di ditte che forniscono servizi di intercettazioni e di sorveglianza audio-video alle AA.GG, tutti ubicati a Bologna in via Santa Liberata, località Monte Donato.

In quel contesto, oltre a rinvenire materiale vario necessario ad avviare la combustione, si accertava la presenza della scritta vergata su di una parete di quella struttura «SPEGNERE LE ANTENNE, RISVEGLIARE LE COSCIENZE SOLIDALI CON GLI ANARCHICI DETENUTI E SORVEGLIATI».
La tipizzazione dell’atto di rivendicazione, desumibile dal contenuto della citata scritta, ha, fin da subito, indirizzato le investigazioni nei confronti di vari esponenti dell’area anarchica attivi a Bologna ed orbitanti nell’alveo dello spazio di documentazione denominato “Il Tribolo”.

Le delicate e complesse indagini dell’operazioneRitrovo”, indirizzate sotto la guida del Magistrato assegnatario del procedimento penale, consentivano di ricostruire l’esistenza di una articolata trama di rapporti tra gli indagati e diversi gruppi affini, operanti in varie zone del territorio nazionale, incentrati sulla sistematica attività di istigazione a delinquere che veniva posta in essere anche avvalendosi di pubblicazioni su blog e siti d’area, il tutto finalizzato a contrastare, anche mediante ricorso alla violenza, le politiche in materia di immigrazione e, in generale, le istituzioni pubbliche ed economiche, con indicazione di obiettivi da colpire e le modalità di azione.
Gli investigatori hanno inoltre accertato il particolare attivismo degli indagati nell’organizzazione e partecipazione a momenti di protesta che, sospinti dalle richiamate ideologie anarchiche, sono sfociati in atti di danneggiamento, deturpazione e imbrattamento di luoghi pubblici e privati nonché, in alcune circostanze, anche in scontri violenti con le forze dell’ordine.
In tale quadro è da collocare l’attentato incendiario di Monte Donato sul quale, per quanto
complessivamente evidenziato dalla manovra investigativa, può ritenersi trattarsi di un atto compiuto nella convinta realizzazione degli scopi eversivi dell’associazione, per la cui esecuzione fondamentale è stato l’apporto di uno degli indagati, così come evidenziato dai gravi indizi raccolti.

L’inchiesta, ha altresì consentito di contestare agli indagati l’organizzazione di manifestazioni pubbliche e cortei non autorizzati dalle competenti Autorità con l’obiettivo di contrastare e impedire l’apertura dei Centri Permanenti di Rimpatrio, attuata dalla legislazione voluta dal Governo sulla gestione dell’immigrazione, provocando, anche, scontri violenti con le Forze dell’Ordine, nonché danneggiamenti di condomini ed edifici pubblici, con l’apposizione di scritte di carattere minatorio e offensivo nei confronti delle Istituzioni dello Stato, e di sportelli bancomat di Istituti di credito di rilievo nazionale, quale la Banca Popolare Emilia Romagna di Bologna, intesa questa come lotta contro le strutture economiche dello Stato.

Di supporto a tali azioni sono da segnalarsi la realizzazione e diffusione, anche con l’uso di strumenti informatici, di opuscoli, articoli e volantini dal contenuto istigatorio, tesi ad aggregare nuovi proseliti impegnati nelle loro “campagne di lotta”.

Le evidenze investigative raccolte in questo ultimo periodo dagli ufficiali di P.G., caratterizzato dalle misure di contrasto all’emergenza epidemiologica del Covid-19, hanno evidenziato l’impegno degli appartenenti al sodalizio de quo alla organizzazione di riservati incontri tesi ad offrire il proprio diretto sostegno alla campagna “anti-carceraria”, accertando la loro partecipazione ai momenti di protesta concretizzatisi in questo centro.
In tale quadro, l’intervento, oltre alla sua natura repressiva per i reati contestati, assume una strategica valenza preventiva volta ad evitare che in eventuali ulteriori momenti di tensione sociale, scaturibili dalla particolare descritta situazione emergenziale, possano insediarsi altri momenti di più generale “campagna di lotta antistatooggetto del citato programma criminoso di matrice anarchica.

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