Operazione “Alla fiera dell’Est”. La politica li chiama il futuro, la Finanza accerta 75 evasori ed esportatori di capitale, per oltre 3 milioni di euro
Roma, 21 ottobre 2017 – Secondo alcuni parlamentari e religiosi, gli stranieri sono coloro che salveranno l’economia e le pensioni degli italiani, mediante il versamento dei contributi del loro lavoro in Italia. Ma se si toglie la testa da sotto la sabbia, emerge la verità. Ed a questo, fortunatamente, ci pensa la Guardia di Finanza.
Le Fiamme Gialle della Tenenza di Cecina, comandata dal Tenente Roberta Schiavulli del Comando Provinciale di Livorno comandato dal Colonnello Paolo Borrelli, nel corso del controllo fiscale effettuato ad un imprenditore, hanno constatato l’impiego di due collaboratori domestici, due coniugi di origine filippine, regolarmente assunti per lo svolgimento dell’attività di “lavoro domestico”.
I Finanzieri, però, diligentemente, non si sono limitati alla “presa d’atto” ed hanno cercato il relativo riscontro da parte dei “collaboratori domestici”, che con il loro contributo, sono quelli che pagheranno le pensioni degli italiani.
Falsa sorpresa: per la remunerazione percepita a fronte di assistenza prestata nei confronti di anziani e persone bisognose di cure fisiche e domestiche, con compensi annui superiori alla soglia oltre la quale la legge impone l’obbligo di presentazione della dichiarazione dei redditi, i coniugi filippini non hanno adempiuto a tale onere, evadendo completamente le relative imposte.
Squarciato il primo velo, i Finanzieri coordinati nell’abito provinciale dal Colonnello Borrelli, con la collaborazione della Direzione Provinciale dell’Inps, hanno esteso l’accertamento censendo le posizioni fiscali relative a collaboratori domestici fiscalmente domiciliati nell’intera provincia labronica, per il periodo 2010-2015.
Mentre le indagini sono tuttora in corso, sono già stati accertati per ben 75 collaboratori domestici, residenti nei vari comuni della provincia, la mancata dichiarazione dei redditi da lavoro dipendente per un importo complessivo di oltre 3.000.000 di euro (per una media di circa 40.000 euro ciascuno) ed un’imposta evasa di oltre 200.000 euro, oltre a sanzioni ed interessi.
Le persone controllate le quali si occupano della cura di persone anziane, operando come “colf” per il soddisfacimento delle esigenze domestiche e familiari di privati, assunte con regolare contratto e con pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro sono, nella quasi totalità dei casi, donne provenienti dall’Est Europa – Moldavia, Romania e Russia ( e da tale profilo nasce il nome attribuito all’operazione di servizio) .
Va ricordato che, per la categoria di lavoratori in esame, il datore di lavoro non funge da sostituto d’imposta, sebbene essi percepiscano una retribuzione assimilata a reddito di lavoro subordinato: colf e badanti, pertanto, sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi e pagare le imposte su quanto dichiarato.
In sostanza, le badanti maturavano una posizione contributiva ai fini pensionistici, usufruendo nel contempo dei servizi forniti dallo Stato, quali l’assistenza sanitaria, casa, scuola, senza corrispondergli alcuna imposta ma gravando sulle spalle dei lavoratori italiani i quali, invece a detta di alcune categorie, avrebbero visto la salvezza delle loro pensioni grazie ai lavoratori stranieri.
L’attività ispettiva ha permesso all’Agenzia dell’Entrate di emettere, allo stato, già oltre 50 avvisi di accertamento.
Tra i casi più emblematici emersi, figura quello relativo ad una badante di origini moldave, residente nel Comune di Castagneto Carducci, la quale, nel periodo preso in esame, ha complessivamente percepito circa 80.000 € (ossia 20.000 € annui per circa 7,5 ore lavorative giornaliere, usufruendo, altresì, dei 30 giorni di ferie retribuiti), da parte del suo assistito: un nobile anziano.
Ancor più grave, le risultanze investigative permettevano di accertare che gli emolumenti ricevuti sono risultati trasferiti, dalla maggior parte delle badanti, tramite gli esercenti di rimesse di denaro all’estero (c.d. money transfer), verso i propri Paesi di origine.
La Guardia di Finanza, nel suo piano di interventi tuttora in corso di svolgimento, si connoterà di ulteriore trasversalità operativa in quanto i dati dei singoli contribuenti (evasori totali) verranno massivamente incrociati con quelli presenti nella banca dati I.S.E.E., al fine di appurare, a fronte della presentazione di Dichiarazioni Sostitutive Uniche, eventuali indebite fruizioni di prestazioni sociali agevolate.
Beh, che dire, se non UN GRAZIE ALLA GUARDIA DI FINANZA che con il suo diuturno servizio vigila veramente, e non solo a parole, in difesa dell’economia e dei lavoratori italiani, certi che tali accertamenti verranno ora svolti a livello nazionale.
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