Racconti di sport

Racconti di sport. Baschi e basta!

calcio athletic bilbao logoChi l’ha detto che per vincere bisogna per forza tesserare solo o soprattutto giocatori stranieri? La storia dell’Athletic Bilbao dimostra il contrario.

Roma, 12 gennaio – Questa è la storia di una società di calcio che da sempre fa dell’appartenenza etnica il suo caposaldo. Un club al quale non interessano gli stranieri, ma solo i giocatori nati e cresciuti nelle sue province di riferimento, perché sono quelli che più e meglio degli altri sentono e sanno realmente cosa significa giocare con quella maglia e quei colori addosso. E’ la storia dell’Athletic Bilbao, la squadra della capitale della provincia di Biscaglia, nei Paesi Baschi. Un club al quale dovrebbero ispirarsi anche molte delle nostre società calcistiche, che vanno troppo spesso a caccia del giocatore straniero solo per dare nomi esotici in pasto ai tifosi, spacciando bidoni per campioni. Prendete la Roma, ad esempio. Tolti Totti, De Rossi, Florenzi, De Sanctis e qualche giovane gli altri arrivano tutti da oltre frontiera. E poi i tifosi si lamentano dello scarso attaccamento alla maglia di chi va in campo e rimpiangono la Roma dei romani, meno internazionale, ma più sanguigna e verace, come è, da sempre, l’Athletic Bilbao, che tessera solo giocatori baschi o di origini basche (sia di Hegoalde, il Paese Basco Meridionale, che di Iparralde, il Paese Basco Settentrionale), oppure che abbiano imparato a giocare a calcio nei circuiti giovanili baschi. E questa chiara scelta esistenziale non ha certo inciso negativamente sulla storia e sulla vita della società, visto che insieme alle potenze Real Madrid e Barcellona è una delle tre di Spagna ad aver sempre giocato in Prima Divisione e che è una delle formazioni più vincenti del calcio spagnolo, nel quale ha conquistato 8 campionati, 23 Coppe del Re e 2 Supercoppe, la seconda delle quali proprio nel 2015, strappandola al fantasmagorico Barcellona di Messi (proprio ieri Pallone d’Oro 2015), Suarez e Neymar. Anzi, proprio quel successo ha impedito ai catalani di vincere tutti i sei trofei per i quali correvano nell’anno appena concluso, dovendo così “accontentarsi” degli altri cinque (Liga, Coppa di Spagna, Champions, Supercoppa Europea e Coppa Intercontinentale).

Hai capito i baschi? Vagli a dire che sbagliano nel perseguire le loro idee, che tra l’altro i tifosi appoggiano in pieno, visto che ad un sondaggio promosso nel 2010 dalla dirigenza del club sulla possibilità di tesserare giocatori stranieri (cambiando così le regole di tesseramento) addirittura il 94% di loro rispose di no e che, ad un secondo sondaggio relativo all’eventuale possibilità di tesserare giocatori “oriundi” (cioè stranieri, ma di origini basche) il 52% di loro rispose di sì, ma solo se di prima generazione (cioè con genitori o nonni baschi), oppure se avevano iniziato a giocare nelle giovanili di squadre basche e se erano provati tifosi dell’Athletic Bilbao. Che solo per il vezzo di ricordare i padri fondatori inglesi ha sempre mantenuto la lettera “h” nel nome, spagnolizzato in “Atletico” solo nel periodo franchista. Anche per questo radicato attaccamento alle proprie origini e alla proprio identità e per la simbiosi profonda che si crea in ogni partita tra tifosi sugli spalti e calciatorii in campo, quando si va a giocare al San Mamés (lo stadio dell’Athletic) sembra “di andare all’inferno”, come dicono molti giocatori avversari. E’ per questo che da quelle parti, da sempre, vige il motto fiero e orgoglioso: “Baschi e basta!”.

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