Racconti di sport

Racconti di sport. Totonno, Antonio Juliano

Juliano: quando una bandiera è per sempre

Roma, 6 agosto 2021 – In molti si chiedono se Antonio Juliano, per tutti “Totonno”, sia stato più grande come calciatore o come dirigente del suo Napoli.

Juliano sul campo è stato fondamentale per la squadra per ben 17 stagioni, dal 1961-62, la stagione nella quale Bruno Pesaola “O’ Petisso” lo fece esordire, al 1978, quando lasciò il Napoli per andare a disputare l’ultimo anno di carriera a Bologna.

In maglia azzurra aveva giocato 355 partite in A e 39 in B e vinto 2 Coppe Italia.

Ma soprattutto era stato il capitano della squadra già dal 1966, quando lo era diventato a soli 23 anni.

Cosa che lo rendeva molto orgoglioso, figlio com’era della Napoli post bellica, nella quale era nato durante la Seconda Guerra Mondiale, il 26 dicembre del 1942, poco prima che arrivassero gli americani.

Quella Napoli che sognava di rinascere insieme alla sua squadra anche grazie alle illussioni diffuse a piene mani da Achille Lauro, che le aveva regalato, non senza secondi fini, il grande Jepsson acquistandolo per più di 100 milioni di lire.

Il Napoli giocava allo Stadio Collana del Vomero e Juliano cresceva nelle sue giovanili e immaginava di diventarne il simbolo.

Come poi puntualmente avvenne, tanto che di lui, alla metà degli anni ’70, quando il Napoli di Vinicio dava spettacolo e arrivava secondo dietro alla Juventus, Gianni Brera scrisse: “Juliano è il regista della squadra, che gira tutta intorno a lui e i devoti gregari gli portano la palla con assoluta diligenza. Il capitano azzurro, seppur a basso ritmo, fornisce prestazioni stupende”.

Ovviamente, grazie alla sua classe e al suo carisma, Juliano era anche uno dei nazionali italiani di quel periodo, campione d’Europa nel 1968 e secondo a Messico ’70.

Ma da dirigente del Napoli non è stato da meno, perchè dopo aver smesso di giocare ed essere tornato in queste vesti nella società della sua città, ha portato a Napoli i due campionissimi degli anni ’80.

L’olandese Ruud Krol subito dopo la riapertura delle frontiere e l’inarrivabile Diego Armando Maradona nel 1984.

E grazie a quest’ultimo è riuscito, così, a vincere quello scudetto che da giocatore aveva solo sfiorato.

Dunque è stato più grande da calciatore o da dirigente? Fate voi. Di sicuro è stato, è e sarà per sempre una bandiera del Napoli.

“Un tipo tosto, una persona vera, con un grande carattere e la personalità del condottiero” come lo ha definito Zoff, suo compagno di squadra a Napoli prima di approdare alla Juventus, nel suo libro “Dura un attimo, la gloria”.

Back to top button