Tematiche etico-sociali

SALVIAMO IL MADE IN ITALY

Strano paese l’Italia: i nostri contadini producono probabilmente i migliori pomodori del mondo, varietà selezionate nei secoli che hanno abbellito gli orti e allietato il palato di ognuno di noi.
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Il pomodoro è un’icona della cultura mediterranea, nonostante la sua antica origine dal Nuovo Continente, e non esiste orto in Italia che non ne mostri un paio di file accuratamente concimate.
Nonostante questo, e nonostante la grande quantità e varietà di pomodori prodotti in Italia, sugli scaffali dei negozi e dei supermercati si trovano purtroppo moltissimi prodotti a base di pomodori
provenienti dalla Cina.
Un’invisibile e inarrestabile invasione di pomodoro cinese continua ad approdare sulle nostre tavole a causa di una lacuna della nostra legislazione, che permette che sulle confezioni di pelati, salse, polpa a pezzetti e parenti assortiti sia indicato solo il luogo di confezionamento – l’Italia – ma non quello di produzione della materia prima, ovvero l’impero del Dragone.
Una deludente situazione che porta alla luce due problemi immediati: il primo, quello di avere in tavola scatolette  pomodoro con il marchio “made in Italy”, quando invece si tratta di prodotto cinese, semilavorato in Cina e poi trasportato via container in Italia e qui rilavorato, diluito etichettato e messo in vendita come prodotto nostrano. Il secondo: il rischio di perdita del raccolto a causa dell’invasione del prodotto semilavorato cinese che ha abbattuto i prezzi.
La notizia non è certo nuova.
Le conseguenze però sono sempre più evidenti.
I dati parlano chiaro: il pomodoro conservato rappresenta la prima voce delle importazioni agroalimentari dalla Cina; gli sbarchi sono triplicati, registrando un balzo del 174% nel trimestre dicembre-febbraio 2010 rispetto al precedente periodo del 2009. Tutto questo allarmismo deriva dal fatto che ogni giorno approdano nei porti italiani un migliaio di fusti di concentrato di pomodoro cinese da rilavorare e confezionare come italiano e destinato a finire sulle tavole mondiali come condimento tipico dei piatti Made in Italy.
Diventa quindi sempre più impellente la necessità di avere regole uguali per tutti ma soprattutto l’importanza di difendere e valorizzare il prodotto “made in Italy” attraverso controlli minuziosi e introducendo “l’etichettatura obbligatoria”.
Conseguentemente, diventa necessaria una campagna d’informazione capace di raggiungere tutti.
 
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