Tematiche etico-sociali

La terra dei fuochi ora parla “Lumbard”!

Roma, 21 ottobre 2018 – Su “IL FATTO QUOTIDIANO” di domenica 20 ottobre, leggiamo l’inchiesta di Davide Milosa: “”Fiamme in Val Padana…Quasi 20 incendi tra Milano e province, nel 2018. C’è chi ipotizza una guerra interna alla malavita. Chi punta il dito sugli imprenditori e lo smaltimento dei rifiuti speciali. Il problema non era in Campania?…La Lombardia brucia. I rifiuti riciclabili accumulano e la “torta” più è grande, più muove gli appetiti della criminalità organizzata. Sembra che gli incendi scoppino però quasi per caso, mentre i cittadini respirano fumi e diossine. Ma cosa si nasconde dietro le fiamme? Il sistema criminale prevede in prima battuta lo stoccaggio. L’incendio arriva quando si ha il sospetto di controlli. C’è un dato che spiega questa nuova emergenza.
Dal gennaio di quest’anno, la Cina ha smesso di importare circa 24 prodotti di riciclo, tra i quali anche la plastica: un affare da oltre 17 miliardi di dollari all’anno. Tale chiusura ha così prodotto un reflusso enorme di rifiuti intasando gli impianti e facendo salire i prezzi alle stelle. In Lombardia i 1.222 impianti di rifiuti speciali sono al collasso. E così ecco la corsa degli imprenditori a cercare luoghi dove stoccare e smaltire la plastica…Se poi il modo è illegale è anche meglio, visto che così ci si guadagna e non poco. In un suo recente intervento davanti ai Carabinieri Forestali, l’ex Magistrato ed esperto di normative ambientali, Gianfranco Amendola, ha spiegato che “..quasi mai sono state esperite indagini approfondite. Almeno un terzo degli incendi non è stato segnalato all’ AG; ma anche quando segnalato tutto finito con l’archiviazione..”. Roberto Pennisi, della DNA milanese, ha pochi dubbi: “L’autocombustione non esiste..” e dietro questi incendi “vi sono solo interessi criminali”. “Nella realtà lombarda”, aggiunge l’ex Procuratore Aggiunto di Milano, Giulia Perrotti “non abbiamo riscontrato infiltrazioni della mafia..”. Allo stato, i padrini della ‘Ndrangheta lombarda mantengono interessi (solo) nel movimento terra…. Buona parte di questi personaggi oggi lavora tranquillamente per ditte di trasporto anche all’interno di cave, in questo modo potendo accedere a cantieri pubblici di importanza strategica. Se Milano brucia, la ‘Ndrangheta, per ora, sta alla finestra….””.
Sin qui l’articolo de “Il Fatto”.
E allora? chiediamo noi osservatori….che si fa? Solo statistiche e previsioni? Certamente sarà il caso che i Corpi di Polizia specializzati spingano, come certamente staranno già facendo, il piede sull’acceleratore delle investigazioni più incisive….
Ormai, come ben sappiamo, il tema ambiente non è più questione locale ma di interesse nazionale ma ancor di più sovranazionale. Infatti, andando a ritroso, su tale concetto giuridico stabilire il momento in cui gli Stati occidentali hanno preso coscienza di tale tema, richiede una ricerca storica. È negli anni settanta del precedente secolo che tale tema assume consistenza, sia nell’opinione pubblica dei Paesi occidentali sia nell’azione delle istituzioni statali.
Come primo riferimento, apparentemente simbolico ma di elevato valore giuridico, possiamo soffermarci sulla Dichiarazione di Stoccolma del 1972, la quale ha coniugato la volontà di contrasto al degrado ambientale. Ciò che era messo in evidenza, asseriva che la tutela dell’Ambiente era in stretta correlazione con quella dei beni primari della Vita e della Salute. Non tardarono i primi interventi legislativi anche nel nostro ordinamento. Ci riferiamo in particolare alla tutela del paesaggio, alle Leggi sanitarie, a quelle di pubblica sicurezza e sulla pesca.
Si ricordino innanzitutto la Legge 13 luglio 1966, n. 615 (c.d. Legge antismog), la legge 10 maggio 1976, n. 319 (Norme per la tutela delle acque dall’inquinamento, c.d. Legge Merli), fino alla legge n. 833 del 1978 sul riordino del sistema sanitario.
Consideriamo fondamentale evidenziare proprio quest’ultima normativa, in quanto ha reso vigente il rapporto che intercorre tra l’ambiente e il diritto alla salute, ponendoli in relazione così da far ritenere che fosse stato introdotto nel nostro ordinamento un vero e proprio diritto alla salubrità dell’ambiente da classificare tra i diritti fondamentali della persona.
Ciò che vorremmo porre in risalto, è la manifestazione che viene a marcarsi ad ogni intervento legislativo, del concetto di “ambiente”.
Basti pensare all’art. 18 della legge n. 349 del 1986 (Legge istitutiva del Ministero dell’ambiente), il quale, per un’analisi di danno ambientale, a dispetto della sua discussa formulazione, ha comunque avuto il merito di sancire la risarcibilità dell’illecito civile ambientale, codificandone una volta per tutte la rilevanza giuridica, fino a quel momento posta in discussione.
Il riferimento evidente è alla riflessione intorno al danno esistenziale.
Bene, dopo questa analisi, dobbiamo porci il dubbio se davvero tutta l’Italia sia ormai diventata una incontrollata… “Terra dei Fuochi…”!

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