Tematiche etico-sociali

Buschido, il codice di vita e di guerra degli antichi e moderni Samurai

Yukio Mischima

L’ultimo samurai…

Il 25 novembre 1970, moriva Yuki Mishima, pseudonimo di Kimitake Hiraoka,  scrittore e patriota giapponese, ricordato come l’ultimo Samurai, fondatore di un’ organizzazione paramilitare chiamata Tate no kai (Associazione degli Scudi) che rifiutava il Trattato di San Francisco del 1951 con il quale il Giappone aveva rinunciato ad un possibile riarmo. Il 25 novembre, occupato l’ufficio del Generale Mashita dell’Esercito, Yukio si affacciò dal balcone e pronunciò un vibrante discorso di fronte a un migliaio di Soldati del Reggimento di Fanteria; al termine, rientrato nell’edificio, dopo aver inneggiato all’Imperatore, si tolse la vita tramite “Harakiri”, il suicidio rituale dei Samurai. Anche se l’influenza di questi mitici guerrieri ancora oggi aleggia sul Giappone, ufficialmente i Samurai non esistono più dal 1947, quando, al termine della Seconda Guerra Mondiale, vennero messi fuorilegge. Alla domanda chi fossero questi leggendari Sacerdoti della guerra armati di katana, sappiamo che  erano al vertice di un rigido sistema di caste esistente nell’Impero ai tempi dello Shogunato Tokugawa, una dinastia che regnò in Giappone per 250 anni. Durante il 15° e 16° secolo queste figure assunsero grande valenza politica e militare per le continue guerre tra fazioni, che poi diminuirono col tempo. Con la caduta di Edo, l’odierna Tokio, e l’ascesa al potere dell’ Imperatore Meiji, nel 1868 il ruolo dei Samurai perdette progressivamente importanza. Meiji, infatti, tolse loro il diritto di essere l’unico Esercito del Sol Levante, affiancandogli nel 1873 un Esercito in stile occidentale, divenendo così solo “Shizoku”, cioè “discendenti da una famiglia di Samurai” pur incorporandoli nella nobiltà del nuovo Giappone; fu però loro proibito di portare la katana. Leggendo un libretto di Giuseppe Tucci, il più autorevole orientalista d’occidente, di appena 49 pagine dal titolo:  “IL BUSCIDO-CONSIGLI AI MILITARI SUI FRONTI DI BATTAGLIA”, con traduzione del Colonnello Moriakira Simizu, Addetto Militare Aeronautico e d’ Esercito del Nippon, Editore Le Monnier, Firenze, 1942-XX° E.F., troviamo elementi di grande, stimolante interesse su questa materia, conosciuta dai più perché trama dei film sui Samurai tradizionali e moderni del grande regista Kurosawa. Scrive Tucci che “..l’ascesa del Giappone non è dovuta all’abbondanza di materie prime né a quella labile fortuna di beni commerciali che chiamiamo ricchezza; il Giappone è ricco di altra ricchezza, quella che si accumula nella disciplina della povertà…. Appena la cultura occidentale giunse fascinatrice sulle Terre d’Asia, il Giappone fece come le persone forti, cioè chiamò a raccolta le più profonde energie della sua anima.. (quale).. la solidità irriducibile della sua tradizione…”. Quell’educazione spirituale è chiamata BUSCIDO, “La via del Soldato”, la via dei grandi guerrieri Samurai che non è un codice scritto, piuttosto una disciplina di vita. Alla sua formazione, “..vi hanno cooperato due Religioni: lo Scinto che deificando luoghi ed uomini, crea una partecipazione affettuosa fra la terra e la tradizione; e lo Zen che, nell’agire umano, alle velleità e all’arbitrio sostituisce la spontaneità degli impulsi vitali. Il BUSCIDO è l’azione pura; esso tempra il corpo a tutti i disagi e lo educa a sovrumane resistenze, ma guida, costringe e contiene la forza fisica così acquistata, perché al momento opportuno scatti con impeto maggiore, e sia placato strumento di eroismo, non stimolo di temeraria passione”. Il BUSCIDO “..non contempla ancora soltanto il guerriero, quasi che il cittadino e soldato siano due diverse persone e che si possa immaginare uomo così indifferente alle vicende del suo Paese che non si senta soldato in ogni momento della vita; cittadino e soldato sono una cosa sola, perché tra la guerra e la pace non c’è soluzione di continuità; quella che noi chiamiamo pace è come la calma improvvisa nella quale langue il riflusso di una tempesta e maturano e convergono gli squilibri che misteriosamente ma fatalmente ne fanno scoppiare un’altra. La pace è silenziosa preparazione alla guerra anticipata negli urti degli interessi, dell’arte e del pensiero”. Nei “Consigli al Soldato”, con cui si chiude il libretto di Tucci, sono enunciati i principi cui deve ispirarsi il guerriero. Nel I° Consiglio, si fa riferimento a “Il Paese di Tennò”, cioè il Paese dell’Imperatore, quindi alle Forze Armate, alla disciplina, alla solidarietà e cooperazione, concludendo con lo spirito combattivo e la fede nella vittoria. Nel II° Consiglio, si va dall’affetto per i Genitori al cameratismo; dalla condotta al senso di responsabilità; dal concetto della vita e della morte alla sobrietà e vigore. Nel III° e ultimo Consiglio, denominato “La Vita del Campo”, quando in guerra, tra l’altro è scritto: “.. la spada, simbolo dell’eroismo e di Giustizia, deve essere adoperata con severità e lealtà verso tutti: la spada deve essere pietosa verso l’avversario che si sottomette; la mancanza di questo sentimento di generosità non può farci soldati perfetti. La forza dataci dalla spada non deve renderci orgogliosi e la lealtà non deve essere ostentata. La forza e la lealtà per essere preziose debbono manifestarsi spontaneamente”.

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