Spettacolo

Teatro Quirino – “L’Uomo, la Bestia e la Virtù” con Marianella Bargilli, Geppy Gleijeses e Lello Arena

uomo la bestia e la virtu locandinaQuel vaso di gerani rossi

Roma, 27 febbraio – Codice binario per questa commedia, che è farsa e tragedia nello stesso tempo, con molte sfumature grottesche, o meglio sembra rispondere all’estetica dell’umorismo, che Pirandello descriveva come esitazione fra il riso e il pianto e copresenza dei due opposti sentire. Il fatto è che “L’uomo, la bestia e la virtù”, testo del 1919, oggi di scena al Teatro Quirino, filiato da una sua novella “Richiamo all’obbligo” del 1906, sembra diventare categoria di un pensiero complesso che obbedisce alla logica degli opposti. L’uomo è il professore Paolino, che le contingenze della vita hanno fatto diventare l’amorevole compagno di una donna sposata, l’amante segreto, di una donna angelicata, abbandonata da un marito sempre imbarcato, mamma di un bambino viziato e stizzoso, cui bisogna offrire continui doni, un bel voto a scuola (con un dieci la paghetta del giovinetto aumenta), le pasterelle per tenerlo occupato per un po’ e altri piccoli stratagemmi che vengono messi in atto per aver modo di consolare la povera mammina, vittima di un matrimonio pieno di sospiri,e di rinunzie.

Tutti i sotterfugi sono ammantati di cautela perché il paese è quello che è e le sforbiciate vanno a mille anche senza pretesti, figurarsi poi… Ma il professore Paolino ora si trova di fronte ad un dilemma straordinario: come trasformare la santa e virtuosa mogliettina del capitano in una scollacciata e provocante donnina in rosso, con tirabaci e riccioli a punto interrogativo cascanti come per caso sulla fronte, esche per incastrare quella Bestia del marito e tenerlo per una notte a letto, a rispettare gli obblighi coniugali, quelli promessi e sottoscritti davanti all’altare. E disattesi.

Il fatto è che lei, la pura, è rimasta incinta del sollecito prof Paolino, il quale ora deve pedagogicamente instradarla sulla via sconosciuta della civetteria, farla scendere, lui che ce l’ha messa con la sua profonda devozione, dal piedistallo marmoreo di santa nel quale si è fissato il suo ruolo, per convincerla ad adescare fra le lenzuola la Bestia che, nelle rare soste siciliane, per evitare ogni tentazione, ha preso l’abitudine di chiudersi con un lucchetto, di barricarsi, insomma, onde evitare ogni rischio di contatto. Lo deve alla donnina che lo attende a Napoli, lo deve ai tre pargoli partenopei. Così la burbera Bestia, il capitano di traghetto con rotta che sfiora la Sicilia e si ferma a Napoli, attinge alla duplice connotazione: burbero e violento uomo di mare, che impersona lo stereotipo del maschio viaggiante, pieno di donnine compiacenti in ogni porto, e dall’altro versante il marito della virtuosa signora Perella, la moglie legittima che vive nell’isola e il compagno di una napoletana, prolifica madre alla quale si sente legato da un vincolo di indissolubile fedeltà.

Per evitare la clausura di quell’unica notte ogni due mesi durante la quale il capitano si rinserra in camera subito dopo cena, Paolino, il padre dell’indesiderato nascituro, dovrà assumere su di sé almeno la capacità di fornire alla signora Perella un alibi accettabile. Insomma, bisogna che la bella si congiunga con il refrattario marito. Ed è proprio il professore Paolino che giungerà ad orchestrare una trama perfetta che salvi lui dallo scandalo e assicuri alla fedifraga la tutela più completa. Con l’aiuto del farmacista e del dottore viene messa a punto una polverina eccitante, uno stimolante sessuale che moltiplica la libido, un afrodisiaco irresistibile che servirà a rinforzare la qualità della torta alla quale il capitano non dovrà resistere. Indottrinata la signora, Paolino se ne starà dabbasso, a passeggiare la notte intera e ad attendere il segnale convenuto, lo spostamento di uno dei vasi di gerani rossi che illeggiadriscono il davanzale. Ma il segnale non compare perché…

Una regia che sottolinea la linea farsesca che permea la commedia, firmata da Giuseppe Dipasquale rende piena giustizia all’eleganza di Geppy Gleijeses, assolutamente perfetto nel ruolo di Paolino, l’insegnante ipocrita e maneggione che dopo avere fatto il danno si affanna a trovare un rimedio  per evitare lo scandalo della paternità, che sa isolare su un piano di indifferenza qualsivoglia sentimento lo leghi alla signora Perella, anzi la spingerà nella braccia del marito/Bestia. Bella e charmante Marianella Bargilli, è una ingenua e virtuosa signora Perella, mentre Lello Arena, aiutato anche dal fisico, recita con veridicità il ruolo del capitano di piroscafo. In scena anche Renata Zamengo, la governante, Mimmo Mignemi (dottor Nino e Signor Totò) e Vincenzo Leto (Nonò, il frugoletto obeso).

La scena unica e duttile, che richiama l’art déco con quelle sedie intarsiate è di Paolo Calafiore.

I costumi interessanti e fantasiosi in linea con i dettami della buona borghesia siciliana sono di Adele Bargilli. Davvero divertente quella giacca di plastica trasparente che adorna il professore Paolino. Quanto alla signora Perella, credo che si possa a ragione considerare un’occasione preziosa per qualsivoglia stilista, dover vestire Marianella Bargilli, che vanta un fisico praticamente perfetto.

Le musichette scelte ad illustrare la giocondità e l’allegra confusione di una commedia cinica e caricaturale sono di Mario Incudine.

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