Spettacolo

L’irresistibile fascino di Paul Newman

Roma, 26 settembre 2018 – Eh sì, sono già passati dieci anni dalla scomparsa di Paul Newman unanimemente considerato uno dei più grandi interpreti cinematografici di Hollywood.

Nato da famiglia benestante, la sua non è stata una storia di riscatto sociale derivante da un’infanzia povera perchè la famiglia era di estrazione borghese che gestiva un grande negozio di articoli sportivi, probabilmente destinato ad essere curato da Paul dopo la morte del padre. Ma il nostro aveva ben chiaro il suo percorso ed una volta ceduta l’attività, dopo la morte del padre, andò a New York per iscriversi all’Actors Studio consapevole e determinato a diventare un attore.

A metà degli anni ’50 spiccò il volo con la pellicola “Lassù qualcuno mi ama” del ’56, che raccontammo sulle colonne di “Attualita.it” il 22 marzo 2016  in una parte in un primo tempo assegnata a James Dean che morì tragicamente poco prima, interpretando la storia del pugile Rocky Graziano e da lì il successo fu esponenziale soprattutto nella dimostrazione del proprio talento a scapito del solo bell’aspetto. Fu uno dei primi attori di quella generazione che applicava alle sue performance il metodo dello studio del personaggio, dell’immedesimazione, inanellando una serie di successi da “La gatta sul tetto che scotta” a “Lo spaccone” a “Butch Cassidy”, per poi arrivare a capolavori come “La stangata”.

Paradossale che ad un fenomeno come Newman fu riconosciuto il primo Oscar solo nell’86, alla carriera, destino accomunato anche ad un altro grande della cinematografia mondiale come Morgan Freeman e come Freeman la grande caratterizzazione di Newman la si deve anche al doppiaggio di un maestro assoluto come Peppino Rinaldi, voce inconfondibile e profonda.

Al di la del suo grande fascino, Newman ebbe un sodalizio sentimentale, oltre che artistico, con Joanne Woodward che lo accompagnò dal ’58 fino alla morte ed ebbe anche un’altra grande passione, oltre al cinema, nelle auto. L’entusiasmo per la velocità era talmente smisurato da voler correre nel ’79 al volante della sua Porsche la “24 ore di Le Mans”, arrivando addirittura secondo.

Un cancro ai polmoni lo portò via appunto dieci anni fa e da allora la Newman’s Own, compagnia alimentare fondata e coadiuvata anche dalla moglie, devolve tutti i suoi guadagni in beneficienza.

Chissà, magari se avesse potuto avrebbe donato anche i suoi magnetici occhi azzurri…..

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