Spettacolo

Mellifluo, ironico, venefico Giorgio

Teatro Quirino – Il Mercante di Venezia di William Shakespeare con la regia di Marinelli

Abitualmente è l’attore che riveste i panni di un personaggio impadronendosi nel contempo della sua identità.

Con Giorgio Albertazzi, ormai da molti anni con stupore si assiste al processo contrario: è il personaggio che si impadronisce di lui, così lo abbiamo visto, ad esempio, rievocarsi nei fasti imperiali e negli amori con il Marco Aurelio della Yourcenar nello splendido “Anima vagula, blandula”, così lo  vediamo oggi, al Teatro Quirino in un nuovo allestimento curatissimo di Giancarlo Marinelli  , che è giovane e classico ad un tempo, de “Il Mercante di Venezia” di William Shakespeare, dove Shylock si è “mangiato” la sua ironia, quel guizzo beffardo tutto fiorentino e se ne va odiando a forza la bontà, la generosità del mercante Antonio e la giovinezza di questa corolla di ragazzi spensierati che sono complemento indispensabile in molte opere del Bardo.

Bassanio, Porzia, Lorenzo, Jessica,Graziano, Nerissa e lo stesso Jobbino (che ha il corpo teatrale e la bravura di Cristina Chinaglia), personaggio comico e malinconico ad un tempo, il classico servetto, schiavetto, affezionato alla figlia di Shylock, ma pronto ad andarsi a cercare un nuovo padrone, sono Venezia , una città mondo, in movimento costante, città di traffici, crocevia di cultura, una Venezia/quinta  teatrale (scene di Paolo Dore), simboleggiata da due paline di ormeggio, una riproduzione della Torah, un ponticello sul quale e sotto il quale pulsa una vita giovane,  fatta di chitarre e di balli, di mascherate per feste in laguna,  di quella generosità e fratellanza tipica di ogni epoca, anche di quella attuale, una vita che assicura momenti di leggerezza.

Qui vive magnetico, irresistibile, ironico, sprezzante, malvagio, mellifluo, Shylock,    arbitro testardo e crudele di fortune e sventure della vita del buon Antonio (Franco Castellano). Lui, e Giorgio Albertazzi, hanno quella eternità e grandezza di sentimenti che vanno al di là della connotazione di buono e cattivo. Sentimenti così forti oggi rari. Tanto che viene da chiedersi: dove sono finiti i grandi peccati, l’avarizia, la lussuria, persino lo stesso odio, in una società omogeneizzata al massimo, appiattita nella sua pochezza?

Qui c’è il peccato, semplicemente. I fatti lo rendono evidente. Carico di debiti, Bassanio non può aspirare alla mano della bella Porzia, senza aver prima risolto i problemi più impellenti. Si rivolge allora  all’amico mercante, chiedendo un prestito che però non gli può essere concesso. Tutta la ricchezza di Antonio viaggia per mare con le sue navi ricche di mercanzie e il mare, si sa, può scatenare tempeste furenti come quelle dell’animo. Ma il buon Antonio può concedere un avallo. Lo strozzino ebreo Shylock è disposto a rispondere alla necessità di Bassanio solo se nel contratto venga inclusa una penale: qualora non fosse onorato il debito alla scadenza egli potrà chiedere una libbra di carne da prelevare sul corpo vivo di Antonio. A scadenza arrivano notizie tragiche, tutte le navi sono colate a picco. Shylock richiede immediatamente la mercede pattuita e la penale. Si arriva rapidamente davanti al Doge, al quale si presenta un autorevole giureconsulto di Padova (è Porzia travestita), che con logica rigorosa non contesta il diritto di Shylock ad esigere la libbra di carne, ma avverte che tale operazione dovrà avvenire senza spargimento di sangue e che è del pari vietato tagliare di più o in meno di una libbra, pena la confisca di tutti gli averi che in parti uguali sarebbero suddivisi fra il Doge e la parte offesa, cioè Antonio, e la susseguente condanna a  morte dell’usuraio.

Allora è tutta una beffa, si dice sconsolato Shylock che sibila, uscendo di scena “Cristiani”, con tutto il disprezzo di cui può caricare la voce, soffiata a fior di labbra più che recitata.

Lo spettacolo ha bei costumi di Daniele Gelsi e una compagnia affiatatissima, composta anche dai giovani Stefania Masolo, Francesco Maccarinelli, Ivana Lotito, Gaspare Di Stefano,  Mario Scerbo,Vanina Marini, Diego Maiello, Alessandra Scirdi, Erika Puddu.

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