Spettacolo

Accademia Nazionale di Santa Cecilia – Pappano dirige Janine Jansen

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Roma, 22 dicembre 2016 – Ancora un successo viene a coronare l’attività dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a chiusura di una stagione varia e apprezzata durante la quale l’Orchestra ha avuto modo di perfezionare ancora le qualità che la pongono fra le migliori dieci compagini del mondo. Il 2016 si chiude infatti con l’importante Preis der deutschen Schallplattenkritik, il Premio della Critica Discografica Tedesca della Frankfurter Allgemeine Zeitung per l’incisione di AIDA realizzata con l’Orchestra e il Coro dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e un cast stellare tra cui Jonas Kaufmann, Anja Harteros, Ekaterina Semenchuk, Ludovic Tézier, Erwin Schrott. Il Premio, nato nel 1963, divenuto uno dei più alti riconoscimenti, viene assegnato da una giuria di 160 critici musicali. Nelle motivazioni, viene sottolineato che dopo quella storica di Toscanini, l’Aida del Maestro Pappano si può considerare una incisione di riferimento del nostro secolo. Ma il palmarés dell’Accademia si pregia anche del premio Leonardo per la Musica, istituito quest’anno per la prima volta e attribuito a due musicisti in erba: Ludovica Cordova, sedicenne violoncellista di Reggio Calabria e Carlo Mistretta, di soli undici anni, suonatore di oboe di Caltanissetta, entrambi membri della JuniOrchestra, la prima orchestra di bambini e ragazzi creata nell’ambito delle fondazioni lirico-sinfoniche italiane e attualmente composta da circa 300 strumentisti. Inoltre, va sottolineata fra le attività dell’Accademia anche la nomina ad Accademico Effettivo del soprano Mariella Devia da parte della Assemblea degli Accademici di Santa Cecilia.
In questo clima di soddisfazione generale per i risultati conseguiti, che coinvolgono anche il pubblico, si è svolto l’impegno settimanale del Maestro Pappano: un programma coloratissimo e accattivante che si apre e chiude con il Ravel delle note evocative de “Une Barque sur l’Océan” e dell’”Alborada del Gracioso”, tratti dai Miroirs e con il poema coreografico per orchestra, “La Valse”, un omaggio alla Vienna degli Strauss, che incastonano La “Serenade, after Plato’s Symposium” di Leonard Bernstein e la maestosa e solenne Sinfonia n.7 in do maggiore op. 105 di Jean Sibelius, autore mai abbastanza proposto e dal fascino irresistibile.
“La Barque sur l’Océan, brano centrale dei cinque che compongono i Miroir, scritto per pianoforte solo, un omaggio all’estrema cangiabilità del respiro del mare, è stato composto nel 1904/5 e tuttavia si segnala per la grande modernità del materiale sonoro, che certamente dovette essere assai gradita agli “apaches”, scrittori, pittori, musicisti e critici che adottarono il nomignolo con il quale un giornalaio del quartiere parigino identificava il gruppo di artisti, con i quali Ravel condivideva l’amore per i poeti maudit, Mallarmé, Rimbaud, ma anche Verlaine e poi musicisti come Chopin, Rameau, Debussy e pittori come Cézanne, Van Gogh. Dedicata al pittore Paul Sordes, “Une barque sur l’Océan assieme all’”Alborada del Gracioso” (l’alba del buffone) ” è stata orchestrata direttamente dal compositore. E qui è tutto un caleidoscopio di colori vivacissimi che sono del folklore spagnolo ma anche di un’ idea di Spagna popolare quale circolava negli ambienti colti musicali dell’epoca, mescolata ad una certa asciutta astrattezza, quasi a forme ermetiche.
La “Serenata” di Leonard Bernstein testimonia un periodo compositivo estremamente felice. Gli anni ’50 videro infatti la nascita dei suoi musical “Wonderful Town”, “Candide”, “West Side Story, dell’opera lirica “Trouble in Tahiti” e della colonna sonora del film “Fronte del porto”. Dedicata al Sergej Kusevitzkij e alla moglie Natalie, la Serenata fu presentata al Festival Internazionale di Musica Contemporanea di Venezia nel 1954 con la Israel Philharmonic Orchestra diretta dall’autore e con il violino solista del grande Isaac Stern. In seguito il Concerto ( così lo aveva pensato in origine lo stesso Bernstein) divenne un balletto a cura dell’American Ballet Theatre di New York ed è stato scelto nel corso del tempo per diversi lavori coreografici. Il brano si rifà al Simposio di Platone (Bernstein coltivava costantemente il suo amore per la filosofia), dove si immagina che 5 fra i più brillanti pensatori ateniesi si riuniscono attorno ad un tavolo con ricche libagioni e qui discettano sulla natura dell’amore, ognuno criticando o elogiando chi l’ha preceduto. Suggestionata e ispirata dal clima che rievocava un grecismo incantato che motivava alcune composizioni molto apprezzate di Stravinskij come l’”Œdipus Rex”, del 1927, l’”Apollon Musagète” del 1928, la “Perséphone” del 1933 e l’”Orpheus” (1947), molte delle quali trasferite sul palcoscenico con le coreografie e i sipari di Picasso, e le raffinate coreografia di Balanchine create per i Ballets Russes di Diaghilev. La Serenata vive di una sensualità colorata che il violino della olandese Janine Jansen con le note forgiate dallo Stradivari “Rivaz-Baron Gutmann” del 1707 esalta.
Completa il programma la Settima Sinfonia di Jean Sibelius, ultima opera sinfonica dell’autore norvegese. Brano particolare, in un unico imponente movimento nella tonalità di do maggiore, la stessa della Jupiter di Mozart, la Settima, che il musicista aveva pensato di chiamare “fantasia sinfonica”, si connota per un apparato grandioso e solenne che si frantuma in giochi sonori in varie tonalità.

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