Spettacolo

Accademia di Santa Cecilia – Pablo Heras-Casado – Signori: la sinfonia!

santa cecilia casado axIl Maestro dirige Emanuel Ax nel concerto per pianoforte e orchestra n.2 op.19 di L. v. Beethoven

Roma, 10 febbraio – Incorniciato come una preziosa tela, Beethoven vive la sua stagione sul palcoscenico dell’Auditorio Parco della Musica con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia.

A fargli da preziose vallette le musiche russe di Sergej Prokofiev e di Dmitrij Šostakovič. Sul podio, un maestro giovane, talentuoso, Pablo Heras-Casado, spagnolo, anzi andaluso di Granada, assurto alle glorie di Direttore dell’anno, secondo le graduatorie del 2014 di Musical America, attualmente e fino a tutto il 2017 direttore principale dell’Orchestra of St.Luke’s di New York, in carica anche come Primo Direttore ospite del Teatro Real di Madrid: un’eccellenza, pieno di brio, di passione musicale allo stato puro che travasa dalle agili mani alla coordinazione delle sezioni orchestrali comunicando emozioni, Pablo Heras-Casado conosce già la nostra prestigiosa formazione sinfonica per averla diretta nel 2012. Con il programma scelto, a lui il compito di coordinare le note del Concerto n. 2 in si bemolle maggiore di Ludwig Beethoven espresse dal pianoforte di Emanuel Ax, polacco spinto bambino dai fatti di guerra fino ai freddi canadesi di Winnipeg, ma vissuto negli States, dove ha completato la formazione musicale e culturale e dove è stato onorato da dottorati, dalla Yale e dalla Columbia University. Un gradito ritorno a Santa Cecilia, dopo il debutto con Yo-Yo Ma nel 1988 e il recital del 1991.

Il Concerto n.2 dell’op. 19 aveva conosciuto la sua incubazione prima dell’arrivo di Beethoven a Vienna, nel 1792, almeno per i primi due movimenti. Nelle città dove si respirava fortissimo l’aroma mozartiano, il giovane e scontroso musicista di Bonn conobbe certamente Konstanze, la vedova di Amadeus e di certo colse l’influsso del celebre compositore quando terminò la sua op. 19 in si bemolle maggiore che ha chiara natura mozartiana, specie nell’elegante rondò finale. Eseguito per la prima volta  nel 1795 come quasi un entr’acte  nella recita de La Clemenza di Tito, organizzata da Konstanze, il Concerto dà conto delle strategie compositive di Beethoven, specie nella squisitezza e autenticità della sua ispirazione  che anima il secondo movimento, uno degli adagi più noti, dal grande valore emotivo nel quale si palesa il ruolo del pianoforte solista nell’economia del concerto e dove l’uso del pedale di risonanza acquisisce per la prima volta la magia di una fluttuazione sonora. Ma è nel finale del concerto, il Rondò, che trine e crinoline settecentesche diventano protagoniste del clima che richiama i gusti dell’epoca, in bilico fra un allure brillante, umoristico e pastorale, che l’esperto Ax coglie perfettamente e trasmette al pubblico. Regalandogli anche un applauditissimo bis. Ancora Beethoven è presente nel programma con Le Creature di Prometeo, musica per balletto commissione del celebre Salvatore Viganò. Scritta sotto forma di una ouverture all’italiana, è un’opera composta da un Adagio, seguito da un Allegro Molto. Con brio, la cui scrittura è di difficile esecuzione tecnica ma di delizioso ascolto.

La Sinfonia n.1 “Classica” in re maggiore op. 25, fu scritta nel 1918 da Sergej Prokofiev. La Sinfonia classica si era sviluppata a partire dalla metà del Settecento con Haydn, Mozart e Beethoven, irrobustendosi via via nella durata e nell’organico orchestrale. Con Mahler la Sinfonia classica raggiunge i novanta minuti e Bruckner arriva a superare i centodieci minuti.   Prokofiev non si pone sullo stesso tracciato, anzi si riallaccia ad Haydn, alle sue architetture e in appena quindici minuti esprime un percorso che va dall’Allegro con brio, al Larghetto, alla Gavotta. Non Troppo allegro e al Finale. Molto vivace. Ma il termine classica si discosta notevolmente dallo stile haydniano. In contraddizione con i tempi storici – siamo nel 1917, in piena guerra e con la Rivoluzione d’ottobre alle porte -,   Prokofiev viveva sereno e fiducioso nei dintorni di San Pietroburgo lontano dai sobbollenti climi storici e sociali, leggendo Kant e ricercando nei valori del pensiero e nelle scelte artistiche il linguaggio per una nuova realtà.

Per completare il bel programma, ecco la Nona Sinfonia di Šostakovič , composta a Leningrado nel 1945, un’opera che si discosta bruscamente dalle due precedenti, monumentali e celebrative sinfonie di guerra, come la celeberrima Settima, ”di Leningrado”. La Nona ha la durata di soli venticinque minuti  e oscilla dai toni sognanti e notturni alle atmosfere burlesche e movimentate.

Brava e applaudita meritatamente l’Orchestra di Santa Cecilia

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