Spettacolo

Accademia Nazionale di Santa Cecilia – Mozart con Fabio Biondi, violino solista e direttore e Raffaele Mallozzi, primo violista dell’Orchestra

Il viaggio del giovane Amadeus

Roma, 17 febbraio 2019 – Cinque anni della straordinaria vita e dell’arte del genio universale Wolfgang Amadeus Mozart, dal 1778 al 1783, durante i quali egli ebbe modo di farsi conoscere da vicino da pubblici differenti: ecco quanto promette il concerto settimanale dell’Accademia di Santa Cecilia, affidato alla bacchetta e al violino di Fabio Biondi.
La Sinfonia n.31 K297 “Pariser” è il frutto concreto di un’esperienza del viaggio e del soggiorno di sei mesi nella capitale francese, dove l’allora ventiduenne Amadé si trovò a confrontarsi con il milieu locale, lui che aveva sperato (invano) di ricevere la commissione di un’opera, pur non amando particolarmente la lingua francese e certi vezzi di canto alla moda che giudicava artificioso e innaturale. Furono mesi di difficoltà perché il giovane artista dovette confrontarsi con l’immenso dolore della perdita della madre che lo aveva accompagnato nel viaggio, stroncata da una febbre tifoide, come scriveva in lettere accorate al padre Leopold. Persino a livello creativo, se si escludono poche opere minori, riuscì a comporre solo una sinfonia, la K 297 appunto, commissionatagli per l’apertura dei Concerts Spirituels che verrà eseguita per la prima volta il giorno del Corpus Domini, il 18 giugno del 1778, con il pubblico di appassionati fruitori di musica che accorreva al palazzo delle Tuileries che ospitava la Rassegna, perché i teatri erano chiusi.

Anche se nel complesso l’esperienza parigina del giovane Amadé fu abbastanza deludente, tuttavia portò con sé alcune conseguenze: determinò il preludio al distacco dalle strettoie delle dipendenze di musicista di corte presso l’arcivescovo Colloredo, mentre la frequentazione dei musicisti parigini con il gusto per il rococò fu un’esperienza formativa di gran rilievo, che servì a raffinare e completare la sua educazione musicale tanto quanto la scuola del ‘Belcanto’ italiana e quei germi di rinnovamento che aveva respirato a Mannheim, che risultano ancor più attivati. Perché proprio l’entusiasmo determinato dagli strumentisti dell’orchestra di quella città suggerì al musicista questa grandiosa “Sinfonia Concertante in mi bemolle maggiore K364 per violino, viola e orchestra” composta nell’estate del 1779, un’ardita architettura sonora dove si incontrano in un gioco di rimandi i due strumenti solisti che confluiscono poi nella grande orchestra dove l’ampio respiro sinfonico del primo movimento “Allegro Maestoso” si snoda poi nell’”Andante” lirico e poetico per confluire nel Finale nel “Presto”, un rondò pieno di ritmo vivacissimo.

Sul palcoscenico del Parco della Musica a fornire un’interpretazione coerente e raffinata due artisti di rilievo come Fabio Biondi, assai noto nel mondo della interpretazione della musica barocca, fondatore de l’Europa Galante, uno dei più prestigiosi Ensemble internazionali di Musica antica, e Raffaele Mallozzi, prima viola dell’Orchestra ceciliana. Affiatatissimi, i due solisti hanno sviluppato un suono di grandissima poesia.

A conclusione del programma, la Sinfonia n.36 in do maggiore “Linz”, K 425, composta in solo 4 giorni nel novembre del 1783 su invito dell’amico e mecenate Conte Thun-Hohenstein, durante una tappa del viaggio di ritorno da Salisburgo a Vienna, dove il musicista risiedeva da oltre due anni con la moglie Konstanze. Opera fastosa nella quale svetta una fanfara militaresca, ma che inizia con un insolito movimento ‘Adagio’ dall’ampio carattere teatrale. Dopo l’’Allegro Spiritoso’ del secondo movimento, ecco il ‘Poco Adagio’, una siciliana che presenta momenti drammatici per poi spegnersi nel ‘Minuetto’ in stile rococò e nell’elegante ‘Presto’ finale dal ritmo vivace.

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