Scienza

IL PUNTO SU OBESITA’ VISCERALE E RISCHIO CARDIOVASCOLARE

E’ ormai nota la stretta relazione causa-effetto tra grasso viscerale  e insorgenza di diabete e infarto: il segreto è nella elevata produzione, in presenza di grasso addominale viscerale, di molecole infiammatorie, potenti fattori di rischio cardiometabolico.

 

(Prof. Vincenzo Sforza)

Per comprendere meglio questo concetto abbiamo chiesto al Prof. Vincenzo Sforza, Endocrinologo e Internista Responsabile del Raggruppamento Medico della Casa di Cura Villa Tiberia, con sede in Roma, via Emilio Praga 26, tel. 06/820901, il quale ci ha risposto:

Nell’ambito della sindrome metabolica e delle sue potenti implicazioni nelle complicanze cardio-vascolari, si è ripetutamente posto l’accento sulla presenza di una obesità addominale, quale sintomo predominante ed indispensabile per la sua diagnosi. Tanto è vero che nella recente definizione della sindrome metabolica da parte dell’International Diabetes Federation (IDF) del 2005, si è precisato che il criterio legato all’adiposità addominale comporta (per le etnie europee) una circonferenza massima di 94 cm. per l’uomo e 80 cm. per la donna.

Al di là di questi valori è lecito parlare d’una obesità viscerale. Beninteso, questi valori, di per se, non sono sufficienti per diagnosticare una sindrome metabolica: occorre, infatti, che siano presenti altri fattori che concorrono a definire la sindrome stessa quali superare alcuni valori di ipertensione arteriosa, dislipidemia con un’ipertrigliceridemia , HDL-colesterolo e esami glicemici a digiuno.

In questo contesto va sottolineata l’importanza dell’obesità addominale nell’ambito della diagnosi della sindrome metabolica, la cui presenza, tramite la misura della circonferenza addominale, è di facile ed immediata esecuzione e valutazione. L’adipe addominale rappresenta, alla luce delle più recenti scoperte, un fattore fisiopatologico determinante per l’insorgenza degli altri disturbi dismetabolici che caratterizzano la sindrome stessa (in particolare il diabete e la dislipidemia), come vedremo di seguito e che sono, a loro volta, responsabili delle complicazioni cardio-vascolari che insorgono nel corso dell’evoluzione della sindrome metabolica.


E, non a torto, oggi si è giunti a sostituire il termine di sindrome metabolica con quello più evocatore di sindrome cardio-metabolica, per gli effetti devastanti che possono improvvisamente subentrare sulla scena clinica: infarto del miocardio e ictus cerebrale.

Il grasso viscerale, infatti, ha caratteristiche diverse rispetto a quello sottocutaneo, che si trova per esempio nei glutei, sia sotto il profilo della struttura delle cellule sia sotto l’aspetto degli effetti che le cellule stesse esercitano sul sistema endocrino-metabolico dell’organismo. E’ infatti dimostrato che gli adipociti viscerali svolgono una maggiore attività endocrina e quindi esercitano una maggior quantità di effetti negativi sul metabolismo, con incremento dei rischi per l’apparato cardiovascolare. L’eccesso di grasso viscerale, in diretto rapporto con il giro vita,  può rappresentare, quindi, un predittore indipendente di fattori di rischio cardiovascolare e di gravi complicanze come l’infarto miocardico. Infatti la presenza di grasso viscerale favorisce diversi elementi che aumentano il rischio cardiovascolare, come il mantenimento dell’infiammazione, l’insulino-resistenza, l’iperglicemia, la dislipidemia, l’ipertensione e la disfunzione endoteliale.

In conclusione, dall’esame di quanto sopra detto, appare evidente quanto sia indispensabile focalizzare l’attenzione medica – e soprattutto la prevenzione del paziente – sull’obesità addominale, piuttosto che ricercare i singoli fattori di rischio. Salvatore Veltri

 
 
 
 
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