Scienza

Il premio Nobel Steven Chu: “A causa del cambiamento climatico, prepariamoci a evacuare 750 milioni di persone”.

Roma, 26 novembre 2018 – Gianluca Dotti, giornalista scientifico (come riportato da Wired.it del 17 novembre) ha effettuato questa interessante intervista: “Una persona su dieci nel mondo abita a meno di 10 metri di altezza rispetto all’attuale livello del mare: ciò significa che entro un paio di secoli, o anche uno solo a voler essere pessimisti, quelle persone dovranno traslocare da qualche altra parte. Seppur lenta, la potremmo chiamare un’evacuazione globale“. Così ha raccontato a Wired il premio Nobel Steven Chu, che abbiamo incontrato a due passi dall’Arena di Verona, nel giorno del suo talk in città per un evento dedicato a scenari industriali e clima.
A spiegare la ratio dell’iniziativa, organizzata dalla Multiutility dell’energia Agsm, è il suo Presidente Michele Croce: “Siamo all’inizio di una rivoluzione energetica” – racconta – “perché le rinnovabili sono ormai competitive e i produttori di energia non sono più pochi soggetti, ma milioni. I cittadini diventano prosumer, consumatori-produttori di energia, e le multiutility si collocano come soggetti intermediari. Dalla produzione di biometano ottenuto dai rifiuti umidi fino al solare termico, passando per la mobilità elettrica, Verona è già oggi una città modello”.

Chu ha ricevuto il Nobel per la fisica nel 1997 – grazie allo sviluppo di metodi per raffreddare e intrappolare gli atomi con luce laser – ed è stato il Segretario dell’Energia degli Stati Uniti, scelto da Barack Obama per il suo primo mandato dal 2009 al 2013. “La società acquisisce interesse per questo tema molto lentamente. I motivi sono molteplici, a partire dal fatto che per ridurre le emissioni globali di anidride carbonica occorre intervenire su più fronti contemporaneamente, dall’agricoltura ai trasporti. Il mondo intero forse non ha ancora capito del tutto quali siano i rischi, e se ne inizia a prendere misura solo ora quando si vedono alluvioni, uragani e grandi incendi, con tragedie che costano ogni volta centinaia di vite umane. Gli esempi di Florida e Carolina del Nord sono solo un piccolo assaggio di quello che potrebbe succedere nei prossimi 50-80 anni. “Per ora l’innalzamento del livello dei mari è piccolo, ma in un secolo supereremo certamente il metro, e in quello successivo arriveremo probabilmente ad almeno 5 o 6 metri, forse anche a una decina. E non si tratta solo di un problema costiero: l’agricoltura diventa fragile a causa dell’aumento della temperatura, e questa debolezza renderà insostenibili alcuni modelli agricoli, costringendo intere popolazioni a spostarsi. In questo momento vediamo quanti problemi generano i primi 5 milioni di rifugiati climatici; pensiamo a cosa accadrà quando diventeranno 50 milioni, o di più. E alcuni spostamenti saranno anche da uno Stato all’altro, tra regioni con culture e religioni diverse, determinando ulteriori possibili attriti”. Come sta andando oggi la politica energetica statunitense? Ne condivide le scelte? “Mi pare evidente: Donald Trump e il Congresso degli Stati Uniti stanno lavorando nella direzione sbagliata. All’inizio, addirittura, sostenevano che il cambiamento climatico fosse una bufala del governo cinese di cui non bisognasse preoccuparsi. Ora, almeno, stanno in parte cambiando idea. Ma se Obama puntava sull’aumento delle auto elettriche, la nuova amministrazione ha rallentato – di molto – questa transizione verso l’abbandono dei combustibili fossili. Il messaggio fondamentale che vorrei trasmettere è che la scienza e la tecnologia rendono lo scenario migliore, a prescindere da tutto il resto. Entro il 2080 dobbiamo arrivare a emissioni negative di anidride carbonica, ossia non solo dovremo azzerare le emissioni in termini di bilancio netto, ma riuscire – nel complesso – a togliere CO2 dall’aria. E non è per un certo periodo di tempo, ma resterà così per sempre da lì in avanti: ora può sembrare folle, ma chi è del settore sa già che non lo è affatto. Dovremo allora svolgere cicli di fotosintesi artificiale, trasformare l’anidride carbonica in altri composti che siano adatti per nutrire gli animali o produrre oggetti. Ciò non significa intervenire sulle grandi aree forestali della Terra, ma certamente su tutte quelle agricole”. Lei è membro della Pontificia Accademia delle Scienze: che cosa rappresenta per lei questo ruolo? “Ho accettato l’incarico perché Papa Francesco ha centrato il punto quando ha dichiarato che il cambiamento climatico riguarderà la maggioranza delle persone nel mondo, e soprattutto colpirà chi non ne ha colpa. I poveri saranno i più danneggiati, e a chi non è ancora nato consegneremo un mondo molto più duro di quello in cui viviamo. Il 10% più ricco della popolazione mondiale, responsabile delle alterazioni climatiche, riuscirà in ogni caso ad adattarsi. Ma se si lascia che il riscaldamento globale accada, saranno gli altri a pagarne le conseguenze“.

Dalla Redazione ANSA del 22 novembre altra notizia bomba… “Antartide, una fonte radioattiva accelera lo scioglimento dei ghiacci”… scoperta sotto l’Antartide una fonte di calore radioattiva che dal cuore della Terra contribuisce allo scioglimento dei ghiacci. È vicina al Polo Sud magnetico e in futuro potrebbe accelerare lo scioglimento della calotta in quell’area per l’acqua che si accumula alla base del ghiaccio. È stata individuata dai rilievi fatti con i radar dal British Antarctic Survey (Bas), l’organizzazione britannica che si occupa della ricerca in Antartide, che pubblica la scoperta sulla rivista Scientific Reports. “La scoperta conferma ancora una volta che lo scioglimento dei ghiacci in Antartide risente anche di effetti locali come fonti radioattive o vulcani, perché è un continente coperto di ghiacci, a differenza dell’Artide che è un oceano che si gela e risente solo degli effetti generali del riscaldamento climatico”, ha detto all’ANSA Antonio Meloni, presidente della Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide (Csna).

Ora, a conclusione, una nostra riflessione… In Italia, lo sappiamo, vi sono dei luoghi anche del tutto naturali, come le zone umide e paludose o, ancora, come le zone vulcaniche o caratterizzate dal bradisismo, come l’area dei Campi Flegrei in Campania, che possono essere piene di rischi per la salute, o, comunque, potenzialmente pericolose. La tematica circa l’ambiente salubre, fa riferimento al danno alla salute arrecato da fenomeni di inquinamento, cioè da fenomeni che incidono sulla salute fisica e psichica, quale effetto della violazione dell’ambiente.
Si tratta, all’evidenza, di cosa ben diversa rispetto all’integrità all’ambiente proprio.
Il diritto all’ambiente sotto il profilo ecologico, come già evidenziato in precedenti articoli, è tutelato in Italia, a fattor comune con l’Unione Europea, dall’art. 18 della l. 8-7-1986, n. 349, istitutiva del Ministero dell’Ambiente e contestualmente del NOE Carabinieri, norma che prevede l’obbligo di risarcimento a carico di chi comprometta l’ambiente con fatti dolosi o colposi. Questa norma fa evidentemente riferimento all’ambiente in senso naturale, ecologico appunto, inteso come habitat umano, e a prescindere da ogni riflesso che le lesioni a tale ecosistema comportino per la salute o il benessere di chi vi abiti. Si può pertanto affermare che l’art. 18 della legge in esame tuteli quel bene giuridico che per la dottrina anche europea va inteso nell’accezione più lata di habitat, di complesso di beni in cui vive l’uomo, o diritto immateriale che emerge dalla composizione dei diversi beni che fanno parte dell’ambiente; si tratta dunque di organizzare la tutela di un valore che ha rilevanza in sé, anche al di là dei suoi riflessi sulla persona singola e sulla sua salute fisiopsichica. Si tratta, in sostanza, di attribuire al diritto all’ambiente uno status indipendente rispetto agli altri diritti fondamentali di cui costituisce solo il presupposto. Va così riconosciuto il valore dell’ambiente come valore primario e fondante dell’ordinamento giuridico.
In questa direzione, diritto all’ambiente significa diritto per poter fruire del proprio habitat umano, facendo quindi parte del patrimonio di diritti del singolo individuo, anche quando i beni che formano l’oggetto materiale del diritto, sono di proprietà pubblica e/o collettiva.

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