Politica

Renzi si guardi dal “fuoco amico”

Comunque vadano le vicende politiche italiane, Matteo Renzi verrà certamente ricordato nella storia del nostro Paese, o come un coraggioso riformatore di un Stato dissoluto ed ormai stremato dalla crisi economica ed istituzionale, oppure come un caparbio e nostalgico rivoluzionario, abbattuto proditoriamente dal cosiddetto “fuoco amico”.

A prescindere dai toni, certamente un pò inusuali in circostanze del genere, e dalla messe di provvedimenti straordinari, di cui nessuno contesta la necessità, la legittimità e l’urgenza, è opinione ricorrente che il giovane Presidente del Consiglio avrebbe dovuto usare un po’ più di prudenza e cautela, specie per le lotte intestine in atto nel suo stesso partito.

Tuttavia è fuori da ogni ragionevole dubbio che egli non abbia aperto la bocca e dato fiato, senza aver avuto delle indicazioni e delle assicurazioni ben precise, ma per quanto riguarda in particolare la copertura, serpeggia qualche larvata preoccupazione anche tra i suoi più stretti collaboratori.

Poiché il suo governo è in carica solo da qualche settimana, ed in così poco tempo ha messo in cantiere progetti che richiedono decine e decine di miliardi, in molti si va rafforzando il convincimento che l’Esecutivo precedente, guidato da Enrico Letta, non fosse altro che un “manipolo” di incapaci e di inetti, preoccupati più della propria sopravvivenza politica che dei problemi degli italiani.

Il paradosso che dovrebbe far riflettere la gente comune, oltre che gli analisti preparati e disincantati, è che moltissimi degli insoddisfatti dei provvedimenti varati o preannunciati dall’attuale leader, siano proprio all’interno del suo PD, inseriti nelle correnti più di sinistra capeggiate da vecchi personaggi logorati dalla bramosia di potere e da bassi interessi di vendetta personale.

Infatti sono molto favorevoli i Sindacati confederali, (fatta eccezione per la CGIL che ha cambiato atteggiamento in queste ultime ore), la Confindustria, i titolari delle piccole e medie imprese, i Commercianti e, soprattutto, i dieci milioni di lavoratori a basso reddito, che dal 27 maggio prossimo troveranno 70 – 80 eur in più nella propria busta paga.

Quasi miracolosamente, su questo piano di riforme epocali, si è avuto anche il placet dall’Unione Europea e solo qualche piccola “bacchettata” è arrivata dalla Banca Centrale per l’eccessivo debito pubblico che ci trasciniamo dagli anni 70-80.

Come tutti abbiamo avuto modo di ascoltare, Renzi ci ha messo la propria faccia, autorizzando, in caso di fallimento, tutti gli italiani a chiamarlo “buffone” ed in questo caso preannunciando in anticipo il proprio ritiro dalla politica.

Certo, nel corso degli anni, quello che è mancato di più alla nostra classe politica è stata la coerenza ed il mantenimento degli impegni solennemente assunti, ma speriamo che questa sia la “svolta buona”.

D’altra parte non mi pare ci siano rimaste altre valide alternative, e, dal momento che un governo dobbiamo pur averlo, dovremmo votare o far nominare qualche vecchio “trombone” tra quelli che hanno sempre anteposto i propri interessi a quelli della collettività.

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