Politica

LA RAI É GESTITA DAI PADRINI DELLE LOBBY

 Ronchey: “la lottizzazione è una guerriglia per cosche oligarchiche”
 salvemini

Uno dei libri più interessanti (e illuminanti) degli ultimi trent’anni è stato scritto da Alberto
Ronchey sotto il titolo “Diverso parere” (Mondadori Editore, 1983), con sottotitolo “Le
opinioni sui temi più scottanti del nostro tempo a confronto, con la verifica dei fatti e la critica
dei lettori”. Ronchey, dopo essere stato un corrispondente da Mosca e inviato speciale negli Stati Uniti, ha diretto i quotidiani La Stampa e Stampa Sera, ha collaborato come editorialista con il Corriere della Sera la Repubblica, L’Espresso. È stato docente di socio1ogia presso l’Università Cà Foscari di Venezia, ministro per i Beni Culturali, autore di numerosi libri. Ma soprattutto è stato un giornalista libero da ogni forma di sudditanza.
Sul fenomeno della lottizzazione delle poltrone, ha scritto un articolo (27 luglio 1982) intitolato
“Se io do un ente a te, tu mi dai…” (pubblicato a pag. 233 del libro “Diverso parere”) che merita di essere riletto. Eccolo in sintesi: “Prima le risse ai vertici dell’ENI, poi la vertenza sulle nomine alla RAI-Tv,infine la contesa tra democristiani e socialisti sull’indipendenza o sulladipendenza (dal governo, dai partiti, diretta, indiretta) della funzionemanageriale nelle imprese con partecipazione dello Stato hanno riapertola disputa generale sulla “lottizzazione”.
È una controversia che duraormai dagli anni Sessanta, senza pervenire a conclusioni precise. Ha
per oggetto l’occupazione indiscriminata, per opera dei partiti, non solo dello Stato ma della società stessa mediante un abnorme sottogoverno.
I più aggressivi o schietti fautori della lottizzazione affermano che non c’è un altro modo per gestire i servizi pubblici, e a maggior motivo il capitalismo di Stato, all’interno del sistema pluripartitico; invece i più cauti o ipocriti lottizzatori affermano che si discuterebbe non già d’un
fenomeno generale, ma solo di sporadici episodi, enfatizzati da moralisti o scandalisti…
Ora in Italia, più che un modello del terzo tipo, c’è un sottomodello Spurio e sregolatissimo. È di fatto un ibrido tra “spoil system” senza limiti e “nomenklatura” senza regole applicato a un dilagante capitalismo di Stato, dalle industrie statali o con partecipazione statale all’informazione collegata (RAI-Tv), dalle casse di risparmio alle banche, dai consorzi agrari o portuali ai potentati mutualistici e previdenziali ecc.
È senza limiti, anche perché in Italia non ricorrono quei periodici ricambi di governo che spazzano via le stratificazioni d’interessi e clientele.
È senza regole, anche perché a certe funzioni maggiori e di responsabilità politica (o persino minori e solo tecniche) in Italia non si designano persone selezionate come rappresentanti ufficiali dei partiti.
La lottizzazione italiana così non ha nemmeno il pregio d’essere ufficiale, dunque delimitata e regolata; è vischiosa e onnipresente, ma nello stesso tempo è disgregante, perché ogni fiduciario
informale d’un partito risponde anzitutto al suo partito e promuove i suoi accoliti in conflitto con gli altri, fino alla disgregazione pressoché inevitabile delle strutture organizzative pubbliche o semipubbliche.
La sola costante rimane la massima diffidenza verso chi non sia protetto da un partito, imponendo ai tecnici d’ogni settore la corsa alle protezioni e adozioni o l’emarginazione e le dimissioni. Ancora nessuno vuol chiarire una volta per tutte, senza riserve mentali né formule insincere, che cosa è dello Stato, che cosa è dei partiti, che cosa è delle funzioni
tecniche o professionali, dov’è necessaria la dipendenza e verso chi…
A questo punto, usare ancora il termine lottizzazione è persino un eufemismo. Meglio definire il fenomeno come un’endemica guerriglia sociologica per cosche oligarchiche o per bande, che affligge lo Stato depauperando la società”.
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