Politica

Petrolio in Basilicata. Dopo arresti e pubblicazione intercettazioni, le dovute dimissioni della ministra Guidi

boschi e guidiLa Gip aveva rifiutato l’arresto per il suo compagno

Roma, 01 aprile – La tarda serata di ieri, dopo le richieste di dimissioni avanzate a gran voce dal M5S, cui si è unita FI, travolta dagli arresti effettuati in mattinata dai Carabinieri in relazione allo smaltimento di rifiuti legati alle estrazioni petrolifere in Basilicata e la pubblicazione di intercettazioni che la riguardavano, la ministra dello Sviluppo Economico Federica Guidi ha rassegnato le dimissioni, subito accettate dal presidente del consiglio Matteo Renzi.

“Caro Matteo sono assolutamente certa della mia buona fede e della correttezza del mio operato. Credo tuttavia necessario, per una questione di opportunità politica, rassegnare le mie dimissioni da incarico di ministro. Sono stati due anni di splendido lavoro insieme. Continuerò come cittadina e come imprenditrice a lavorare per il bene del nostro meraviglioso Paese”. Questo il contenuto della lettera inviata al presidente del Consiglio Matteo Renzi con la quale si dimette dal governo il quale subito le risponde:  “Cara Federica ho molto apprezzato il tuo lavoro di questi anni. Serio, deciso, competente. Rispetto la tua scelta personale sofferta, dettata da ragioni di opportunità che condivido: procederò nei prossimi giorni a proporre il tuo successore al capo dello Stato”. “Nel frattempo – prosegue Renzi – ti invio un grande abbraccio. Continueremo a lavorare insieme perché l’Italia sia sempre più forte e solida. A presto, Matteo”

A far scoppiare il bubbone, l’esecuzione di sei provvedimenti restrittivi emessi dal Gip del Tribunale di Potenza nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia ed eseguiti dai Carabinieri ieri mattina, a carico dell’ex sindaco di Corleto Perticara, Rosaria Vicino (Pd), e cinque dipedenti dell’Eni: Vincenzo Lisandrelli, Roberta Angelini, Nicola Allegro, Luca Bagatti e Antonio Cirelli (tutti sospesi dalla compagnia), un’ordinanza di divieto di dimora nei confronti di un dirigente della Regione Basilicata nonchè due decreti di sequestro, provvedimenti eseguiti dai militari dell’Arma nel centro oli di Viggiano (Potenza) dell’Eni, con possibili conseguenze sulla produzione di petrolio in Val d’Agri, dove si trovano giacimenti di idrocarburi di interesse nazionale.

Questo ha portato anche alla pubblicazione di un’intercettazione telefonica nella quale la ministra, in una telefonata con il compagno Gianluca Gemelli, afferma: “E poi dovremmo riuscire a mettere dentro al Senato, se è d’accordo anche ‘Mariaelena’, quell’emendamento che mi hanno fatto uscire quella notte, alle quattro di notte”: parole che la Guidi pronunciò a proposito dell’emendamento che il governo stava per inserire nella Legge di Stabilità relativo ai lavori per il centro oli della Total in contrada ‘Tempa rossa’, a Corleto Perticara (Potenza), nei quali Gemelli stesso aveva interesse essendo alla guida di due società del settore.

Alla domanda del compagno “se la cosa riguardasse pure i propri amici della Total”, clienti di Tecnimont, “quindi anche i miei amici”, replicò – dopo aver fatto riferimento al benestare della ministra Maria Elena Boschi – secondo quanto annotato nell’ordinanza del giudice: “Certo, capito? Certo, Te l’ho detto per quello”.

Subito dopo questo colloquio con la compagma-ministro, Gemelli telefonò al dirigente di una società petrolifera e lo informò dell’emendamento “che avrebbe sbloccato Tempa rossa: La chiamo per darle una buona notizia”, disse al suo interlocutore.

La ormai ex ministra non risulta, al momento, indagata mentre il Gip ha rifiutato l’arresto per Gianluca Gemelli, alla guida di due società che lavorano nel settore petrolifero, anche se è indagato per “concorso in corruzione e per millantato credito”.

La prima accusa si riferisce all’affitto di alcune case a Corleto Perticara (Potenza), dove si sta realizzando il centro oli della Total, per i dipendenti delle società di Gemelli che avrebbero lavorato nella zona.

La seconda accusa è relativa alla promessa di “vantaggi patrimoniali” che Gemelli si sarebbe fatto promettere per garantire, grazie al suo rapporto col Ministro, lavori nella costruzione del centro oli.

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