Politica

Il referendum della discordia

referendum 2016Roma, 23 ottobre 2016 – Come cittadini italiani, nati e cresciuti in questo meraviglioso Paese, apprezziamo e rispettiamo la Carta Costituzionale ritenuta, a ragione,  da tutti gli “addetti ai lavori”, la più bella  e  la più  funzionale del mondo.
Commetteremmo, però,  un grossolano e gravissimo errore se prescindessimo dal contesto etico, sociale e politico nel quale fu concepita scritta ed approvata dai  Padri Costituenti, in piena libertà ed autonomia appena conquistate.
Correva l’anno di grazia 1946 quando,  al termine di uno spaventoso conflitto mondiale con milioni e milioni di morti e la completa devastazione dell’intero Paese, vide la luce la Magna Carta che tra poco più di un mese saremo chiamati a modificare o confermare in tutta la sua interezza.
In più eravamo (e siamo) tutti consapevoli che la responsabilità primaria era stata della dittatura fascista e, nella circostanza, appare fin troppo evidente che si era voluto scongiurare il ritorno di altri regimi totalitari i cui fantasmi aleggiavano ancora nel cielo della nostra Penisola.
Tutto ciò premesso, va precisato che, da cittadini liberi e democratici non rifiutiamo pregiudizialmente tutte quelle innovazioni serie e tangibili che migliorino veramente le nostre condizioni di vita e soprattutto quelle delle generazioni future, perché  altrimenti saremmo degli irresponsabili e non degni di vivere in una comunità civile.
Senza scomodare i cattedratici e gli esperti del settore, crediamo di sapere che nonostante le  ormai stucchevoli enunciazione di principio, il più delle volte la stragrande maggioranza dei politici  antepone le convenienze personali e di bottega, alla logica del progresso e della salvaguardia del bene comune.
È assai verosimile che da quando viviamo in democrazia, mai ci era capitato di assistere a lotte indiscriminate senza esclusione di colpi come sta accadendo in questa campagna elettorale sul referendum tuttora in corso e che non accenna a moderare i toni.
I fatti dimostrano che l’Italia è spaccata in due  paralizzando così l’attività della nostra classe politica ed istituzionale con grave pregiudizio anche per tutte quelle leggi e decreti che si potevano e si dovevano discutere ed approvare.
Fortunatamente possiamo liberamente scegliere  di votare “si” o “no”, convinti, come siamo, che la prevalenza di uno schieramento  sull’altro opposto, non provocherà di certo la “fine del mondo”.
Questa quasi certezza è supportata anche dal “vecchio adagio”, il quale ci ricorda che in ogni epoca della storia cristiana, quando muore un papa se ne fa un altro, senza timore di causare  conseguenze catastrofiche ed apocalittiche.
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