Politica

Instabilità politica e trasformismi parlamentari

Sempre più speso, solo cambio di casacca per mantenere la poltrona

Lussemburgo, 20 gennaio 2021 – Prima di affrontare questo argomento, ci sia consentito di iniziare con un esempio pertinente di attualità.

I parlamentari di ‘Italia Viva’ sono stati tutti eletti nelle liste del Partito Democratico alle elezioni del 2018; ivi compreso il capo di tale partito (Matteo Renzi) che era – all’epoca – nientemeno che il Segretario del PD e che, in tale occasione, aveva inserito in dette liste i candidati di suo gradimento.

Perse le elezioni, Renzi uscì successivamente dal PD in data 16.09.2019 per fondare il nuovo partito ‘Italia Viva’.

Ipso facto, il predetto si ritrovò con 28 deputati e 14 senatori, fuoriusciti insieme a lui, dal PD .

Dove si è poi politicamente collocato il nuovo partito IV?

Inizialmente è rimasto nell’area della maggioranza di Governo (quindi insieme al PD) poi, appena pochi giorni or sono, ne è uscito determinando l’attuale crisi di Governo.

Appena ieri, IV non ha votato la fiducia al Governo di cui faceva parte, dando corpo all’ipotesi di dimissioni del Presidente del Consiglio, con sullo sfondo quella di un Governo istituzionale ovvero di elezioni anticipate!

Non è però di questo in particolare che vogliamo scrivere.

L’esempio è tuttavia utile per introdurre un argomento di rilevante importanza dal punto di vista costituzionale!

Tutti presi, di volta in volta, a seguire da ormai tanto tempo l’andamento delle ricorrenti crisi di Governo, che comportano spesso la possibilità di cambiamenti di maggioranza o di nuove elezioni, vorremmo soffermarci ad analizzare il quadro normativo che disciplina siffatte situazioni.

L’articolo 67 della nostra Costituzione sancisce il principio dell’indipendenza dei parlamentari, prevedendo che non siano vincolati ad alcun mandato, ne’ nei confronti dei partiti in cui sono stati eletti, ne’ nei confronti degli elettori che li hanno votati.

Ciò al fine di garantirne l’indipendenza e la possibilità di aderire ad un altro gruppo parlamentare.

A tutt’oggi, i parlamentari che hanno finora cambiato casacca sono stati oltre 140 (e siamo solo a metà della legislatura)!

Nella legislatura precedente, tali cambi hanno addirittura interessato 348 parlamentari!

Orbene, i parlamentari hanno beninteso legittimamente il diritto di cambiare opinioni e comportamenti; tuttavia, nelle quantità suindicate, gli elettori rischiano di vedere i propri eletti confluire nelle fila degli avversari politici (contro i quali tali elettori avevano “non per caso “votato!”) .

Tale prassi sta determinando sempre più spesso, veri e propri ribaltoni politici che offendono il senso del legittimo affidamento del cittadino elettore!

Il summenzionato articolo 67 della Costituzione, redatta in tempi ormai remoti – quando esisteva l’orgoglio e la lealtà verso l’elettorato -, non poteva certamente contemplare e regolamentare le situazioni paradossali cui siamo costretti oggi ad assistere!

Alludiamo alla fenomenologia attuale che oggi comprende, purtroppo, la compravendita dei parlamentari, il trasformismo politico ed il proliferare dei voltagabbana ormai, indecentemente, pronti a tutto!

Per quanto precede, riteniamo che bisognerebbe cercare di porre un argine a tale deriva che rischia di travolgere gli stessi superiori principi su cui è basato il fondamentale e superiore concetto della rappresentanza elettorale.

Senza il rispetto e l’osservanza di detti principi, è la stessa Democrazia a rischiare di soccombere!

 

 

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