Politica

Nel primo numero del 1976 di “La Repubblica”: ‘La storia dell’Antimafia’

testata la RepubblicaRoma, 31 gennaio – Il 14 gennaio 1976, 40 anni fa, uscì il primo numero del quotidiano, oggi uno dei più diffusi in Italia. “La Repubblica” venne fondato da Eugenio Scalfari; primo numero di 24 pagine e in prima pagina aprì con i problemi del quarto Governo guidato da Aldo Moro, che di lì a un mese avrebbe subito un rimpasto e sarebbe caduto nel luglio del 1976. Il giornale costava 150 lire. L’articolo che compare in prima pagina è firmato da Fausto De Luca. La pagina 3 con un lungo articolo di Scalfari sulla situazione politica interna. Grande spazio è per la cronaca, ed anche per la politica estera.

Di grande interesse l’articolo di Bruno Corbi e Roberto Chiodi dal titolo “”Dopo 13 anni di silenzio esplode la santarbabara – Un dossier segreto della Commissione Parlamentare rivela i legami tra la mafia e la DC”… “Roma – Il romanzo antimafia sta per finire. Domani (ricordiamo che siamo nel 1976) verrà presentata ai Commissari la relazione conclusiva, 65 pagine tecniche, un’analisi sociale, economica e giuridica del fenomeno; le proposte per affrontare la mafia e debellarla ci sono, ma inquadrate in un contesto ottimista, che vede un pò utopisticamente la mafia indebolirsi con la maturazione civile della popolazione. Nella relazione ufficiale, poi, mancano i nomi: solo come esempio vengono citati Luciano Liggio a pag.29, Gaspare Pisciotta e Angelo La Barbera (assassinati in carcere) a pag.40. E basta: sui professionisti, sugli industriali, sui commercianti, sugli uomini di mano che hanno dominato l’isola, silenzio assoluto. E sul legame più scottante, quello tra mafia e politica, il Presidente della Commissione, Luigi Carraro, 72 anni, Senatore DC, Professore di Diritto a Padova, è riuscito a stendere il velo più fitto.

È proprio per questo motivo che, alla relazione di maggioranza, il PCI ne affiancherà una propria. In quella i nomi ci sono. Nella seduta che dovrebbe svolgersi domani (15 gennaio 1976) al primo piano del Palazzo della Sapienza, si voterà su queste due relazioni. Subito dopo la Commissione dichiarerà il proprio scioglimento. Il lavoro che doveva fare e che le venne commissionato quasi 13 anni fa (nel 1962) è stato concluso. La “summa” è purtroppo costituita dalle sole 65 pagine del documento ufficiale, troppo generico e scarno per essere accettabile. Certo, le proposte operative per combattere la mafia vanno accolte e sviluppate. Ma sarebbe un grosso errore dar l’impressione che si finirà per mettere sul passato una pietra tombale… Ma qual è la storia dell’Antimafia?…  Si scrive “..una storia di reticenze… Eccola:  La Commissione d’inchiesta parlamentare sulla mafia in Sicilia fu istituita il 20 dicembre 1962 dopo la strage di Ciaculli, un attentato (fu fatta saltare in aria un’auto imbottita di tritolo) in cui rimasero uccise 7 persone, tra Agenti di PS e Carabinieri. Primo Presidente dell’Antimafia fu il Deputato Socialdemocratico Paolo Rossi, oggi (1976) Presidente della Corte Costituzionale, ma la Commissione non ebbe il tempo d’iniziare i lavori per lo scioglimento delle Camere. I lavori iniziarono sotto la Presidenza del Senatore Donato Pafundi, che alla fine di un’intera legislatura, cioè dopo cinque anni, consegnerà una relazione di sole tre cartelle, in cui non si diceva quasi nulla. Dopo le elezioni del 19 maggio 1968 fu eletto Presidente il DC Francesco Cattanei che alla fine della legislatura licenziò una relazione di oltre 2000 pagine, nella quale appaiono nomi di noti mafiosi e si delineano le fila che legano il potere mafioso a quello politico. Quarto Presidente dell’Antimafia venne nominato il 28 luglio 1972 il Senatore  DC Luigi Carraro. Con Carraro la Commissione ha portato a termine il suo compito, consegnando una relazione di 65 cartelle approvate da tutti i partiti, tranne il MSI. A questa relazione, però, i Commissari comunisti e il Deputato indipendente di sinistra Cesare Terranova (poi ucciso dalla mafia il 25 settembre 1979) hanno affiancato una propria relazione che integra quella del Presidente Carraro. In essa, infatti, vengono allegati documenti e sono indicati nomi di noti esponenti, anche politici. Nello stesso servizio di indubbio interesse; il Deputato che firma l’accusa….il riferimento è a Pio La Torre … al quale se gli si chiede un giudizio sulla relazione del Presidente Carraro DC risponde che “i Commissari comunisti, pur avendo votato a favore, la giudicano gravemente lacunosa… È  inadeguata sul tema delle responsabilità politiche e ciò è comprensibile: la DC non solo aveva negato i suoi rapporti con la mafia, ma ne aveva addirittura negato l’esistenza. Pensi che il deputato DC Dino Canzoneri, nel 1963, osò all’Assemblea regionale siciliana tessere l’elogio di Liggio definendolo un galantuomo e un democratico. Ecco perché abbiamo voluto colmare certi vuoti e chiamare con nomi e cognomi i responsabili… Esigeremo che si passi all’attuazione rapida delle misure che la Commissione propone per una lotta incisiva alla mafia e alle forme di criminalità organizzata nel nostro Paese””. L’ampio articolo si conclude con “Mafie e trame nere” nel quale si evidenzia “Un certo spostamento delle simpatie politiche della mafia e una sua utilizzazione nella strategia della tensione e in collegamento con le trame nere… È casuale la fuga di Liggio nel novembre 1969 – alla vigilia della strage di Piazza Fontana – e il suo scegliere Milano come piazza operativa?… E la scelta da parte di grossi mafiosi di Pino Mandalari, già candidato del MSI come consulente finanziario è pure casuale?… Questi (e altri elementi) assumono, afferma la relazione, rilievo e diventano oltremodo preoccupanti se si tiene presente che la mafia in passato ha avuto sempre un ruolo di punta nella battaglia contro il movimento popolare, la cui lotta per l’emancipazione è punteggiata da decine di martiri trucidati dalla mafia al servizio della conservazione” ( d’interesse articolo di ‘Attualita’.it – direttore Salvatore Veltri – “Un eroico politico da non dimenticare: l’on. Pio La Torre” dell’ 8 Settembre 2015) “…  A questo punto, non possiamo non tenere conto, per questione di equità liberal-democratica, che le  relazioni della primogenita Commissione Antimafia non siano state tenute in debito conto dalla Politica, in quanto il  Parlamento varò subito la prima vera Legge Antimafia, del  31 maggio 1965, n. 575 (quindi solo tre anni dalla sua difficile istituzione), recante “Disposizioni contro la mafia”, la quale, in ragione della pericolosità sociale dei soggetti indiziati di appartenere ad associazioni mafiose, estendeva l’applicabilità delle misure di prevenzione personali previste dalla legge 1423/1956 (Legge, ricordiamolo, per taluni aspetti ancora valida, in verità approvata “a tambur battente”  a seguito della  prima sentenza della neo istituita Corte Costituzionale del 23 aprile 1956 sulla costituzionalità di una norma della vecchia legge di Pubblica Sicurezza del 1931, di epopea fascista…). In particolare, il Legislatore del 1965 previde che per i soggetti indiziati di appartenere ad associazioni mafiose potessero essere applicate le misure della sorveglianza speciale e del soggiorno obbligato”.

Quindi, all’epoca risposta ci fu e fu forte!  Ma la storia di mafia con queste premesse ovviamente è continuata.

Si comincia il 25 settembre 1979, quando gli equilibri all’interno di Cosa Nostra sono ovviamente mutati, con l’uccisione del Consigliere Istruttore del Tribunale di Palermo Cesare Terranova, sopra ricordato, unitamente all’Agente di PS Lenin Mancuso, proprio nel giorno del suo insediamento nell’alta carica. Preoccupava i Corleonesi il rientro in scena del Magistrato che fece processare Luciano Liggio, Totò Riina e Bernardo Provenzano. Intanto, il coraggiosissimo Parlamentare siciliano, Pio La Torre, proprio in quei giorni, firmò una proposta di Legge  antimafia (che “more italico” venne approvata dopo la Sua morte avvenuta il 30 aprile 1982), che qualificava il reato di associazione mafiosa, sulla base del principio che il solo fatto di essere mafioso è reato; imponeva il controllo sui patrimoni giungendo sino alla confisca dei beni; abolendo il segreto bancario.  Due mesi prima di essere ucciso, l’On.Pio La Torre, molto allarmato, chiese  al Presidente del Consiglio Spadolini, persona dabbene, di considerare la Mafia problema nazionale e, nella circostanza, consegnò un dossier sulle strategie di contrasto. Chiese anche di inviare il Generale dalla Chiesa, da Lui ben conosciuto e stimato  negli anni passati, in Sicilia; progetto che si concretizzò appena un mese dopo con la nomina dell’alto Ufficiale a Prefetto di Palermo. Il 30 aprile, quindi, morì Pio La Torre. Intorno alla sua autovettura, tra gli altri investigatori subito accorsi, c’erano quattro personaggi noti a Palermo: il Capo dell’Ufficio Istruzione, Rocco Chinnici, i  Giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e il Commissario Ninni Cassarà, che purtroppo avranno tutti la stessa amara sorte. Pensare che era presente ai funerali anche il Generale dalla Chiesa, appena insediatosi come Prefetto di Palermo, che alla domanda dei giornalisti del perché dell’assassinio di La Torre, rispose ermetico: “Per tutta un vita!”. Anche il grande Generale-Prefetto cadde sotto i colpi dei killer dei famigerati Corleonesi il 2 settembre successivo, ed anche per Lui si potè dire, con le Sue stesse parole: “Per tutta una vita!”; sì, proprio per tutta una Vita di coraggio e dedizione allo Stato!

Con questo articolo abbiamo voluto mettere in luce la Politica degli anni 50-60, che sebbene gravata da compromissioni indiscutibili, varò Leggi adeguate per affrontare un fenomeno che oggi appare sempre più  aggregato e facente parte della vita civile e della politica! Mafie e lotta alle mafie a parte, in Italia quel che preoccupa ancora è proprio la Giustizia che non va avanti grazie al cancro della prescrizione che continua ad essere uno dei principali ostacoli all’affermazione della Legge. Con essa, sono sommersi interi settori della legalità quotidiana vanificando il lavoro del Magistrati divenendo un’amnistia perenne.

Che fa la Politica? Poco: da dieci mesi il provvedimento è fermo in Commissione Giustizia del Senato… Quanto ci permarra’? E chi lo sa…

Che differenza con il Paramento degli anni ’50 e ’60 quando importanti Leggi venivano approvate “a tambur battente”…pur con tutti gli ostacoli immaginabili trattandosi del dio Mafia allora, come ancora oggi, felicemente  regnante!

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