Cronaca

BASILICA DI S. PAOLO: FUNERALI SOLENNI PER I SEI PARACADUTISTI UCCISI

Roma. Migliaia e migliaia  di persone, ieri mattina si sono riunite davanti alla Basilica di San Paolo, fuori le mura, per i funerali dei sei parà uccisi a Kabul.

 

Già alle prime luci dell’alba,  lungo il percorso che dal Celio porta fino alla Basilica, (la stessa per il funerale dei caduti di Nassirya!), un cordone di tante persone con in mano il tricolore, unite da un sentimento di orgoglio nazionale aveva accompagnato con un lungo applauso il passaggio dei feretri .

L’interno della Basilica strapiena di militari, ognuno rappresentante del proprio contingente, insieme ai Ministri dell’intero Governo e rappresentanze dei vari partiti, si sono uniti in un unico abbraccio alle famiglie dei caduti.

Intensa l’omelia dell’ordinario militare, Monsignor Vincenzo Pelvi che, nel ribadire come le missioni di pace sono un dovere degli Stati, ha chiamato per nome ad uno ad uno i ragazzi della Folgore, Antonio, Matteo, Davide, Roberto, Gian Domenico e Massimiliano, elencandone le doti umane.

L’atmosfera mesta del commiato ha raggiunto il culmine quando il piccolo Martin di sette anni, figlio del capitano Antonio Fortunato, con in testa il basco color amaranto, troppo grande per lui, è andato davanti alla bara per sussurrare piangendo l’ultimo “ciao papà”.

E non sono mancate ancora emozioni e commozioni quando sul finire della cerimonia funebre, il Maggiore paracadutista Gianfranco Paglia, costretto su una sedia a rotelle (rimase ferito perdendo l’uso delle gambe il 2 luglio 1993 in una missione ONU in Somalia), ha letto la preghiera del paracadutista, mentre partivano le note del silenzio.

Alla fine della messa il corteo religioso ha abbandonato la Basilica in processione, con i familiari vicino alle bare dei loro cari. 

Nel cielo, le Frecce Tricolori, rendevano omaggio ai parà caduti in Afganistan, sorvolando più volte la Basilica, mentre tutt’intorno scrosciava l’applauso della folla, sostenuto dal grido dei militari presenti, dalle Associazioni di Combattenti, Reduci, che all’unisono urlavano il tradizionale “Folgore”.

L’Italia per un giorno si è fermata per il lutto nazionale e come ha evidenziato il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa è ormai un sentire comune di tutti gli italiani la vicinanza e il grande affetto per i nostri soldati.

        
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