Cronaca

Proteste per i rom sgomberati a Via Salviati

Sgombero romRoma – I rom sgomberati a via Salviati, si erano allontanati dal villaggio della solidarietà di Castel Romano per episodi di violenza etnica subiti da altri zingari.

Critiche al sindaco Marino dalle solite tre organizzazioni che difendono i rom.L’Assessore risponde parlando di “rispetto delle regole”. La violenza fra i rom non è razzismo! Ieri avevamo dato notizia dello sgombero da parte del personale della Polizia Locale Roma Capitale, con l’ausilio di Polizia di Stato e Carabinieri, dell’insediamento abusivo di via Salviati in esecuzione  dell’ordinanza del sindaco Marino n. 184 del 5 agosto 2013, il cui tentativo di esecuzione era andato fallito il 12 agosto e sospesa per ferragosto (vedi “La Polizia Locale di Roma Capitale sgombera l’insediamento abusivo di Via Salviati” – cronaca). L’ordinanza era scaturita “dal pericolo igienico-sanitario e volto a tutelare i bambini e le famiglie che non possono vivere in spazi non attrezzati privi di acqua, luce e servizi igienici”, disponendo “il trasferimento immediato di persone e cose dall’insediamento abusivo di nomadi sito in via Salviati” e il loro ricollocamento “presso il villaggio della solidarietà di Castel Romano”. Le solite tre organizzazioni che protestavano contro l’ex sindaco Alemanno, Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio e Centro Europeo per i Diritti dei Rom (Errc), hanno subito contestato l’operato dei Vigili e del Sindaco Marino perché  il ripristino della legalità “non rispetta standard e garanzie procedurali ponendosi in continuità con le ripetute violazioni dei diritti umani perpetrati già dalla passata amministrazione capitolina”. “In risposta all’ordinanza del sindaco, con una lettera aperta, la comunità rom aveva affermato la volontà di non voler continuare a “vivere in un ghetto”, quale si configura l’insediamento di Castel Romano, un mega-campo monoetnico isolato dal contesto urbano, ad alta concentrazione, luogo di degrado fisico e relazionale” formulando al sindaco “un appello al dialogo per dare vita a nuovi percorsi di inclusione”.  Secondo quanto asserito dalle tre organizzazioni, tale richiesta non ha avuto alcun esito in quanto per le modalità degli incontri avvenuti tra le due parti, non possono essere considerati “genuine consultazioni”.  “Per tale ragione – affermano Amnesty International Italia, Associazione 21 luglio e Errc – lo sgombero forzato non rispetta gli standard e le garanzie procedurali previste dalla normativa internazionale. Dai riscontri effettuati emergono infatti la mancanza di una reale e genuina consultazione con i rom interessati e l’assenza di alternative abitative adeguate. I “villaggi della solidarietà”del Comune di Roma  non possono essere ritenuti un’alternativa alloggiativa adeguata essendo stato comprovato come condurre la propria vita all’interno di detti insediamenti compromette la fruizione di diritti imprescindibili sociali ed economici e condiziona fortemente la vita dei suoi abitanti, spesso anche in dispregio dei diritti umani”. “Lo sgombero forzato – asseriscono i rappresentanti delle tre organizzazioni – oltre a rappresentare una grave violazione dei diritti umani, costituisce un innegabile passo indietro rispetto ai contenuti espressi all’interno della Strategia Nazionale di Inclusione dei rom, sinti e caminanti adottata dal governo italiano in attuazione della Comunicazione della Commissione europea n.173/2011 che sottolinea la necessità di superamento del modello “campo” per combattere l’isolamento e favorire percorsi di interrelazione sociale”. A queste accuse, ha risposto , l’assessore al Sostegno sociale e Sussidiarietà di Roma Capitale Rita Cutini con una nota “Ascoltiamo e comprendiamo le proteste e i disagi della popolazione Rom interessata dall’ordinanza di trasferimento di oggi. Tuttavia il provvedimento del sindaco è motivato da ragioni igienico-sanitarie e volto a tutelare i bambini e le famiglie che non possono vivere in spazi non attrezzati privi di acqua, luce e servizi igienici. È priorità di questa amministrazione garantire le condizioni igienico-sanitarie minime per ognuno di loro”. “In queste settimane sono state individuate alcune soluzioni alternative al campo abusivo di via Salviati. Certamente, come prescrive l’ordinanza, la zona occupata fino ad oggi andrà abbandonata, ogni persona poi deciderà se aderire o meno alle alternative proposte. La volontà dell’assessorato di individuare e promuovere percorsi di inclusione e integrazione c’è tutta. Il rispetto delle regole è tuttavia  la premessa indispensabile per costruire insieme alle famiglie rom dei percorsi veri di inserimento basati sulla fiducia e sul rispetto reciproco”. Finalmente si sente riaffermare il principio del “rispetto della legalità”, anche se non è stata spesa alcuna parola in specifica difesa degli operatori di Polizia che hanno compiuto il loro dovere. Per “genuine consultazioni”, significa solo accettare tutte le loro condizioni? Ora ci si pone una domanda:  azioni di violenza etnica, commessi da italiani – se qualcuno l’ha dimenticato – ospitanti, costituiscono il reato di “razzismo” previsto e punito dalla legge italiana. Fra rom, il reato non sussiste? E se questi signori rifiutano l’ospitalità caritatevolmente e giustamente concessagli, costruiamo, con i soldi dei contribuenti italiani che non avranno mai la casa popolare per la quale pagano i contributi sullo stipendio,  per darla ai nomadi che già fruiscono di tutte le agevolazioni possibili (in Toscana, per esempio, non pagano il ticket sanitario, a differenza dei malati oncologici…)? Sarebbe interessante sapere se le tre organizzazioni che si occupano di contestare le Autorità italiane sono volontari senza o con retribuzione ….Meditiamo, gente, meditiamo …

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