Atletica

Atletica Leggera Italiana

Roma, 20 luglio 2019 – Giornata d’oro quella di ieri per l’Atletica Leggera Italiana. Dopo anni di anonimato, la regina degli sport finalmente ha dato un segnale chiaro di ripresa, di essere tornata ai massimi livelli competitivi nella disciplina che testimonia il livello sportivo di un paese. Un territorio che per tanti anni aveva visto l’Italia distinguersi per qualità e quantità, ovvero con tanti campioni in ogni disciplina.
Due ragazzi di diciannove anni hanno, infatti, conquistato la vetta del podio ai Campionati Europei Under 20 in corso di svolgimento in quel di Boras, in Svezia.
Si tratta di Vittoria Fontana e di Lorenzo Paissan.
La loro affermazione assume particolare rilievo se si considera avviene nella specialità simbolo dell’atletica. La velocità pura, i 100 metri. La Fontana addirittura ha eguagliato in semifinale (11″42) e poi migliorato in finale (11″40) il record italiano di categoria che durava da 20 anni. Insomma, Fontana (di Gallarate) e Paissan (trentino), nel segno di Pietro Mennea, ha vinto con un significativo e netto 10”44.
Il tutto sulla scia di quell’altro giovane ventunenne, Filippo Tortu, che con il suo primato di 9”9 è l’unico ad aver corso i 100 metri sotto la barriera dei 10 secondi .
Queste affermazioni si registrano non al massimo livello assoluto europeo , ma di quello giovanile.
Parlare in termini così entusiastici può apparire, dunque, esagerato.
Invece, non lo è affatto perché la velocità – ed il giro di pista ad ostacoli e senza – è da sempre stata un terreno fertile per il talento italiano dai tempi dei Giochi Olimpici di Roma (eh Raggi!?) con Livio Berruti e poi di Mennea, Tilli, Pavoni (e tante 4 x100); Ottoz, Frinolii, Morale fino ai giro di pista di Fiasconaro.
Dal 1960, per almeno 40 anni, gli azzurri sono stati fra i pochi a contrastare nelle specialità veloci il predominio degli atleti neri favoriti geneticamente dalla quantità di fibre rosse presenti delle loro muscolatura.
Non mancavano atleti di colore nelle finali vinte dai giovani italiani in Svezia. Ma Fontana e Paissan li hanno messi tutti in linea.
Il segnale è importante. Forse la Federazione italiana ha ritrovato un filo che sembrava perso per sempre.
Tutto ciò avviene proprio nel giorno in cui, a Johannesburg, Marcello Fiasconaro ed i suoi tanti amici, hanno festeggiato il suo settantesimo compleanno
Marcello è figlio di Gregorio, giovane baritono e pilota siciliano abbattuto in uno scontro aereo fra caccia italiani ed inglesi nei cieli del Sudan nel 1941. Atterraggio rocambolesco, fuga fra le dune del deserto verso il Mar Rosso. Cattura, campo di concentramento nel Transvaal . Nel 1947 diventa Direttore del Teatro Lirico di Cape Town . Si sposa e nel ’49 nasce Marcello. Rimane italiano per sempre. Gioca a Rugby e corre in pista per la scuola.
L’Italia lo scopre ed il 18 giugno 1973 all’Arena di Milano stabilisce il nuovo record del mondo sul doppio giro di pista, 800 metri. Un primato (come quello di Mennea sui 200 m.) che dura 3 anni – fintanto che non lo spodesta il cubano Juantorena (l’uomo chiamato Caballo) . Il suo 1’43”7 dopo 46 anni in Italia è ancora imbattuto.
Terminata la parentesi atletica a causa di problemi tendinei, Fiasconaro rimane in Italia come giocatore di Rugby realizzando 8 mete in 5 partite. Quindi il lavoro lo richiama in Sud Africa con lo sguardo sempre attento alle cose italiane.
Quale miglior augurio per lui – in un momento così problematico per la sua Italia – quello di proiettare che, almeno sulle piste di atletica , il suo Bel Paese sta ritrovando le proprie radici?
Grazie, Vittoria. Grazie Lorenzo. Grazie Marcello Fiasconaro.
Auguri a tutti ed alla Atletica Leggera Italiana.

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