Racconti di sport

Fiasconaro, il selvaggio.

Compie 70 anni una grande meteora dell'atletica azzurra.

Roma, 19  luglio 2019 – La ricorrenza che celebriamo oggi è relativa ad un personaggio che ai più giovani può significare poco ma che ha avuto, al suo apparire, l’effetto di una deflagrazione.

Compie 70 primavere Marcello Fiasconaro, ex primatista del mondo sugli 800 mt. di atletica leggera dal ’73 al ‘76, oriundo sudafricano di Città del Capo figlio di un italiano e di una belga.

Abbiamo già scritto su Fiasconaro nel giugno del 2015, presente poi nei “Racconti di Sport” editi da www.attualita.it, scoperto per caso in Sudafrica da un ex atleta azzurro Carmelo Rado che lo vide giocare a rugby, il suo sport praticato, e ne intuì le enormi potenzialità fisiche segnalandolo alla nostra federazione di atletica.

La crescita di Marcello  risentì naturalmente delle origini siciliane di papà Gregorio, direttore d’orchestra proveniente da Castelbuono nell’entroterra delle Madonie, tuttavia quando sbarcò a Milano, per correre all’Arena nell’estate del ’71, suscitò delle perplessità per il suo incedere, per il suo approccio, più da cantante rock che da atleta.

Quando però in pista sprigionò la sua potenza selvaggia, si capì di avere a che fare con un diamante grezzo dalle potenzialità incredibili.

Capelli lunghi, barba e baffi incolti, occhiali da intellettuale, fisico possente, rappresentò nel suo breve periodo di carriera tutto il contrario del robot Mennea; introverso e perennemente concentrato il barlettano, quanto estroverso e simpatico Fiasconaro come dichiarò il professor Vittori, allenatore di Mennea, forse il tecnico più preparato dell’atletica azzurra.

Conobbi personalmente Marcello nel settembre del ’74 qualche giorno prima degli europei di atletica che si sarebbero disputati a Roma, allo stadio Olimpico. Disponibile, affabile, con la sua parlata dal forte accento anglosassone, si allenava col suo coach di fiducia Stewart Banner, allo stadio dei Marmi, facendo degli scatti in progressione con una palla da rugby in mano (!), la sua vera grande passione.

La finale degli 800 mt. della manifestazione continentale sembrava il coronamento di una cavalcata forsennata, una tattica che però abortì ai 600 mt. e si concluse in un deludente sesto posto, figlia di una preparazione non ottimale e che pagava una serie di piccoli infortuni che avrebbero poi condizionato la carriera di Fiasconaro.

Il suo record sugli 800 mt. è ancora, dopo 46 anni, primato italiano!

E’ stato unico, di una potenza barbara, titanica, una stella che ha brillato per troppo poco tempo. Se fosse viva Anita Ekberg, parafrasando la famosa scena della Fontana di Trevi, gli direbbe:”Marcello, come here”.

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