Racconti di sport. Al grande “Faber”


Per rendergli omaggio il Genoa, la sua squadra del cuore, domenica scorsa, nella partita contro la Roma, sulla sua splendida maglia rossoblu ha scritto una frase che il “Faber” ripeteva: “Al Genoa scriverei una canzone d’amore, ma sono troppo coinvolto”. Tanto per provare a spiegare cosa significava per lui il “Vecchio Balordo”. Quel “Grifone” che nel 1893 portò il calcio in Italia e che, ancora oggi, si chiama come allora: “Genoa Cricket and Football Club”. All’inglese, perché tali erano i suoi fondatori. Il “Faber” amava il Genoa e la musica, le sigarette (troppe, decisamente troppe) e la Sardegna, nonostante qui fosse stato rapito insieme alla moglie Dori Ghezzi e portato in quell’Hotel Supramonte che poi cantò in una delle sue canzoni più celebri.
Lui, il cantore di “Volta la carta” e “Don Raffaè’”, del “Gorilla” e della meravigliosa “Creuza de mä”, della “Canzone di Piero” e del “Pescatore”, della “Domenica delle salme” e di “Sand Creek” e di tante altre melodie indimenticabili, è sempre nei nostri cuori e vogliamo ricordarlo così, con queste poche righe che lo uniscono ad una passione, quella per il Genoa, che lo coinvolgeva troppo, al punto di non riuscire a scriverci una canzone d’amore.

