Roma, 28 gennaio 2018 – Quante volte abbiamo disquisito, parlando di calcio, su quello che poteva essere e non è stato. La passione ed il tifo, in più di una circostanza, scatenano rimpianti e rivendicazioni per un palo colpito, piuttosto che per un rigore non concesso, o un fuorigioco inesistente.
Il bello, o il brutto, è che taluni fatti creano “giurisprudenza calcistica” e se ne parla per anni con casse di risonanza radiofoniche o televisive o di carta stampata che alimentano, a seconda dei bacini d’utenza, la questione.
Il nostro ricordo va a quarantacinque anni fa, al 28 gennaio del ’73, quando la rivelazione Lazio di Tommaso Maestrelli si recò a S.Siro contro l’Inter per la prima giornata di ritorno del campionato ‘72/’73.
I biancocelesti, che l’anno prima militavano in serie B, stavano vivendo una favola per un girone d’andata condotto per gran parte in testa alla classifica, giocando un calcio innovativo, a tutto campo, che un anno e mezzo dopo, ai mondiali di Germania, scopriremo trattarsi di “calcio totale” per merito dell’Olanda di Cruijff…..
Alla Scala del calcio la Lazio si presentò senza alcun timore nei riguardi di una grande come l’Inter, dei vari Mazzola, Facchetti, Boninsegna, Corso, tanto per citarne alcuni, dominando la scena, strappando applausi a scena aperta all’esigente pubblico milanese e chiudendo il primo tempo in vantaggio per 0-1, goal di Chinaglia.
Verso il 60’ un innocuo cross dalla destra da parte dei nerazzurri venne arpionato nell’area laziale da quel vecchio volpone di Boninsegna, che tuffandosi a pesce simulò il colpo di testa impattando il pallone col pugno, deviando così la sfera in rete, col portiere Pulici impietrito convinto, come tutti i suoi compagni, che l’arbitro avrebbe annullato il goal!
Nella storia del calcio tante sono state le reti fatte con l’aiuto delle mani senza che nessuno al momento se ne accorgesse; da Piola contro gli inglesi negli anni ’40, alla celeberrima “mano de Dios” di Maradona ai mondiali del ’86, sempre contro gli inglesi; ma la furbata di Bonimba fù talmente evidente, oltretutto era solo in area non pressato, che a distanza di anni risulta inconcepibile (?) che l’arbitro ed i suoi collaboratori non se ne siano accorti.
Il direttore di gara si chiamava Giunti, era di Arezzo, e fu ancora protagonista negativo a tre giornate dal termine di quel torneo in un Bologna-Lazio dove non vide un macroscopico rigore su Garlaschelli arpionato e falciato in area dal portiere felsineo Adani. Anche a Bologna il risultato fu 1-1 ed a conti fatti i due punti, all’epoca le vittorie non valevano tre, scippati ai biancocelesti, quello di S.Siro e quello del Dall’Ara, costarono lo scudetto agli stessi. La classifica finale di quel campionato alla fine fù: Juventus, 45; Milan, 44; Lazio, 43.
I medesimi episodi oggi col VAR sarebbero stati gestiti e risolti come bere un bicchiere d’acqua.
A Roma l’informazione calcistica, più o meno obiettiva, è sempre stata sbilanciata verso colori più scuri rispetto a quelli più chiari, se si pensa a come viene ricordato il famoso goal di Turone, annullato alla Roma contro la Juventus nel ’81, ancora oggi; tuttavia, a buon diritto, anche la Lazio ha dovuto subire veri e propri furti nella sua storia, ma la loro pubblicità è stata gestita intimamente, come la sofferenza patita.
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