Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha accolto la richiesta di Alberto Stasi per l’affidamento in prova ai servizi sociali. L’uomo si trovava già in regime di semilibertà dall’aprile 2025. Durante l’udienza segreta davanti ai magistrati, la Procura generale ha espresso parere favorevole al provvedimento. La decisione si fonda sulle relazioni positive dell’area educativa del carcere di Bollate e sul comportamento pacato del condannato. Stasi sta ora affrontando la fase finale della pena lavorando come contabile a Milano.
Alberto Stasi libero
Per Stasi è previsto lo svolgimento dell’attività professionale in un ufficio nel centro della città. A questo impegno verrà affiancato un percorso di volontariato. Con la nuova misura alternativa, l’uomo non ha più l’obbligo di rientrare in carcere la sera. Si tratta di una differenza sostanziale rispetto alla precedente semilibertà.
Il Tribunale di sorveglianza depositerà le prescrizioni specifiche entro cinque giorni. Saranno stabiliti paletti rigidi sul divieto di espatrio e precise fasce orarie quotidiane. Tra i motivi del via libera spicca la scelta di non rilasciare più interviste ai media. Questa decisione arriva dopo le forti polemiche del passato.
Un elemento cruciale valutato dai giudici riguarda il risarcimento alla famiglia della vittima. Questo passo concreto dimostra l’adesione di Stasi al percorso rieducativo della legge. Mancano circa due anni all’estinzione della condanna complessiva di 16 anni. Nel frattempo, la difesa ha annunciato un’istanza di revisione del processo. Fino al termine della pena, l’uomo dovrà seguire fedelmente ogni indicazione del magistrato. In caso contrario, scatterà la revoca immediata del beneficio ottenuto. Questa evoluzione segna una svolta importante in un caso lungo quasi vent’anni.
Il reinserimento definitivo
Il percorso giudiziario cede il passo a quello rieducativo. Questo avviene in linea con il principio costituzionale sulla funzione della pena. Il carcere, infatti, deve puntare al reinserimento e non alla sola punizione. Questo passaggio solleva una riflessione sulla percezione pubblica della giustizia. Spesso l’opinione pubblica fatica ad accettare le misure alternative per reati molto gravi. Nonostante ciò, la decisione dei giudici milanesi ribadisce la centralità dello Stato di diritto. L’affidamento in prova non cancella la colpevolezza. Non sminuisce nemmeno la tragedia di Garlasco. Certifica però che il condannato ha superato la fase di massima restrizione. L’uomo ha ora i requisiti per tornare nella società, seguito dai servizi sociali fino alla fine della pena.

Il reinserimento definitivo Il percorso giudiziario cede il passo a quello rieducativo. Questo avviene in linea con il principio costituzionale sulla funzione della pena. Il carcere, infatti, deve puntare al reinserimento e non alla sola punizione. Questo passaggio solleva una riflessione sulla percezione pubblica della giustizia. Spesso l’opinione pubblica fatica ad accettare le misure alternative per reati molto gravi. Nonostante ciò, la decisione dei giudici milanesi ribadisce la centralità dello Stato di diritto. L’affidamento in prova non cancella la colpevolezza. Non sminuisce nemmeno la tragedia di Garlasco. Certifica però che il condannato ha superato la fase di massima restrizione. L’uomo ha ora i requisiti per tornare nella società, seguito dai servizi sociali fino alla fine della pena.
