Tematiche etico-sociali

“THE END”. Addio alla pellicola 35 mm

Il mondo sta cambiando (mai come adesso questa non è una frase fatta) e come in tutti i cicli storici, per potersi muovere in avanti, è necessario lasciarsi qualcosa dietro, far morire qualcosa affinché si rigeneri qualcos’altro. E se questo qualcos’altro sarà buono o cattivo ce lo diranno i libri di storia tra qualche annetto.

A causa del progredire velocissimo della tecnologia, tante cose che fino ad oggi sembravano utili e indispensabili  stanno, giornalmente, trovando spazio fra gli oggetti in disuso, vintage. E’ il caso della pellicola cinematografica , la mitica 35 millimetri.

Sembra quasi un epitaffio il recente comunicato della Paramount Pictures riguardo al fatto  che il film “Anchorman 2”  è stato l’ultimo che la casa di produzione farà in 35 mm. Tutto verrà ormai girato in digitale.

A suggellare quanto detto arriva l’ultimo film di Scorsese “The Wolf of Wall Street”,  primo film prodotto da una “major company” ad essere completamente realizzato in digitale.

Fin qui niente di strano, d’altronde è da più di 10 anni che usufruiamo della cosiddetta tv digitale, con i film dal satellite, i Dvd (prossimi articoli vintage), la Tv in streaming, ma, si badi bene, si parla di film riversati in digitale rigorosamente girati in 35 mm.

La rivoluzione sta proprio nel fatto che le telecamere usate saranno digitali e della pellicola, che per più di cento anni ci ha meravigliato, fatto piangere e scioccato, neanche più un millimetro. Fine di un’epoca e, se vogliamo, visto che la parola film in inglese significa proprio pellicola, fine dei film, The End.

La transizione iniziata  circa 15 anni fa,  è stata portata avanti con basso profilo per non incappare nelle reticenze sia da parte del pubblico che degli autori, prevedendo, nel tempo, anche l’aiuto finanziario da parte delle case di produzione di Hollywood alle sale cinematografiche per sostituire i vecchi proiettori con hard-drive digitali.

Nonostante negli Stati Uniti l’8% dei grandi schermi sia ancora attrezzato solo per trasmettere film in pellicola “vecchio stile”, il processo sembra ormai irreversibile. Addirittura si stanno installando proiettori digitali satellitari che riceveranno film direttamente con segnale dal satellite, riducendo i costi di consegna in maniera drastica  e permettendo un varietà di programmazione mai vista.

Un cambiamento di tale portata non avviene certo senza conseguenze, vittime o feriti.

E’ il caso della Technicolor, storica casa italiana di postproduzione, poi ceduta ai francesi,  dai cui studi sono usciti capolavori come Apocalipse Now, L’ultimo imperatore, Amarcord, C’era una volta in America e il recente successo de La grande bellezza di Sorrentino, costretta a chiudere i laboratori sparsi per il mondo e che in Italia è costata il posto di lavoro a centinaia di persone.

Si spera, dunque, che la rivoluzione digitale non sia solo un escamotage per abbassare i costi e aumentare i guadagni delle grandi case di produzioni ma sia la giusta occasione per creare nuove opportunità sia creative che lavorative, per continuare a sognare mentre si mangiano pop-corn.

 

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