Tematiche etico-sociali

Onore al Tenente dei Carabinieri Luigi Giarnieri, martire della libertà!

MontegrappaGiornate di tensione e polemiche su una pagina di storia  lontana ma tuttavia vicina nei sentimenti della gente.

Scontri ai funerali dell’ex Capitano delle SS Eric Priebke, tanto che la cerimonia è stata annullata dal Prefetto per motivi di ordine pubblico. Il giorno dopo, il Capo dello Stato ha partecipato alla commemorazione della tragica deportazione degli Ebrei dal Ghetto di Roma. Proprio su tale spaventosa pagina di storia abbiamo, su questa testata, pubblicato ad aprile un articolo dal titolo: “Nell’anniversario del 25 Aprile, un ricordo di Angelo Joppi, eroico Carabiniere viterbese”, che tracciava l’opera della Benemerita in quel triste periodo. Joppi, che rimase in servizio sino all’armistizio, si dette alla macchia alla stregua di tanti altri Carabinieri, tornando nella Capitale occupata dai Tedeschi per entrare nell’ organizzazione clandestina dell’Arma comandata dal mitico Generale dei Carabinieri Filippo Caruso. Fu protagonista di numerose e temerarie azioni contro i Tedeschi sino a quando, tradito da una spia, venne arrestato e condotto a Via Tasso dove venne sottoposto a terribili torture, che non valsero a piegarlo e a fargli rivelare ciò che sapeva sull’organizzazione.

In verità, è un capitolo non molto conosciuto ai più quello dei Carabinieri Reali, probabilmente ottomila, che giurata fedeltà al Re, anche se ignobilmente fuggito, non vollero venir meno al giuramento, nè vollero schierarsi col nuovo regime repubblicano di Salò, seguendo proprio l’esempio di Angelo Joppi.

 

Qui, si inserisce  la programmata e spaventosa deportazione degli Ebrei dal Ghetto prima citata che, con la presenza nella Capitale di Carabinieri, ritenuti pericolosi e non affidabili, preoccupava oltremodo la follia fanatica nazista, tanto che Kappler ordinò che  2.500 Carabinieri venissero disarmati e catturati per essere avviati nei campi di concentramento di Germania e Polonia.

 

Sconcertante, al riguardo, la lettera del 6 ottobre 1944, con la quale il decantato “Leone di Neghelli” (così chiamato per benemerenze coloniali), il Ministro della Difesa Nazionale Rodolfo Graziani, si avventurò in deliranti argomentazioni sull’ “inefficienza numerica, morale e combattiva dell’Arma”, asseritamente sulla base di quanto riferitogli dal Comandante Generale (facente funzioni) Delfini, ordinando che  “…entro questa notte  tutti i Carabinieri Reali siano disarmati a cura della PAI (Polizia Africa Italiana), che sostituirà i Carabinieri, mentre i reparti accasermati (lo saranno) a cura dello stesso Comandante Generale, che ne risponderà….”Aggiungeva, il Maresciallo d’Italia, che”…..gli Ufficiali resteranno nei rispettivi alloggiamenti sotto pena in caso di disobbedienza di esecuzione sommaria e di arresto delle famiglie….”

 

Che dire? Né più né meno lo stesso tenore dei proclami di Kesserling sulle decimazioni nella popolazione civile…. Certo, si temeva molto l’Arma, che aveva attivato importanti unità della Resistenza composte da soli Carabinieri, quali il già citato “Fronte clandestino dei Carabinieri” del Generale Caruso, con una forza di circa 6000 uomini; a Milano la “Banda Gerolamo”, del Maggiore Ettore Giovannini e comprendente oltre 700 militari; nel Veneto, la “Banda Marcello”, del Colonnello Domenico Marcello composta da 220 Carabinieri; sul Monte Grappa la “Compagnia Carabinieri Partigiani”, poi diventata “Battaglione Carabinieri Giarnieri”, comandata dal valoroso Tenente Luigi Giarnieri e, dopo la sua morte, dal Brigadiere Antonello Crifò, di 150 uomini.

 

In complesso, l’Arma partecipò alla Resistenza con circa 14 mila militari che compirono innumerevoli atti di valore.

 

Questa volta voglio raccontare proprio di Luigi Giarnieri, del quale ho preso visione di copia di documenti originali riferiti ai suoi trascorsi. Classe 1920, napoletano, già Comandante della Tenenza di Tarvisio, prestò servizio presso il Gruppo Autonomo CC.RR. alle dipendenze del Ministero della Difesa Nazionale del Governo di Salò che aveva sede in Asolo, nella Villa Volpi. Negli ultimi mesi del ’43, prese i primi contatti con il movimento partigiano, con grave rischio personale, intervenendo d’iniziativa in alcune inchieste salvando decine di patrioti dal plotone di esecuzione. Profondamente convinto della giustezza della causa di liberazione, nel giugno ’44 abbandonò con i suoi uomini Villa Volpi, portandosi sul Grappa ed assumendo l’incarico di Aiutante Maggiore della formazione  Partigiani “Italia Libera” inquadrata nella “Brigata Matteotti”. Nella notte tra il 19 ed il 20 settembre 1944, 20.000 uomini accerchiarono il Grappa per dare la caccia a 1.000 partigiani. Le truppe attaccanti erano costituite da quattro Divisioni tedesche, due di Brigate Nere ed altri reparti minori. Giarnieri fu ferito e venne catturato la notte seguente. Condotto al comando di Paderno del Grappa, fu torturato inutilmente per due lunghi giorni; alla fine i suoi aguzzini decisero di impiccarlo, per dare un esempio. La mattina del 24 settembre, alle 7,30, il prigioniero fu portato a Crespano del Grappa per essere impiccato nella Piazza San Marco. Fu lui stesso a indicare ai cinque uomini della scorta un uncino, vicino a un negozio di frutta e verdura, adatto all’impiccagione. Morì gridando “VIVA L’ITALIA!”, con al collo un infame cartello con la scritta “ERO RIBELLE E QUESTA E’ LA MIA FINE”. Ancora oggi è emozionante, a distanza di tanti anni, leggere la motivazione della Medaglia d’Argento al Valor Militare “alla Memoria”concessa al giovane Eroe della Patria quando si entra nella bella caserma  di viale Europa, a Belluno, sede del Comando Provinciale dell’Arma, a Lui intitolata.

 

Lassù, sul vicino Montegrappa, sacro alla Patria, estremo baluardo contro l’invasore nella grande guerra, la gloria dei Padri si avvince a quella dei Figli che del venerato Monte ne hanno fatto emblema di ferrea, cosciente, impari lotta, apponendovi un ideale “Orifiamma” con la scritta: “LIBERTA!”. Nessuno dimentichi che nel settembre del ’44 vi combatterono anche i Carabinieri d’Italia, 16 dei quali caduti, fedeli al Dovere che, in quella tormentata epoca, significava lotta per la conquista della legalità e della Democrazia, ancora oggi da tutelare e salvaguardare! Uomini come il Tenente Luigi Giarnieri e i suoi Carabinieri vanno onorati perché hanno dato tutto della loro bella giovinezza per la più nobile Causa; perché, ancor di più, hanno offerto con leonino coraggio la propria Vita, che è dono di Dio!

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