Tematiche etico-sociali

Inaugurato a Roma il Monumento per il bicentenario dell’Arma dei Carabinieri

 

Con l’articolo “Monumento commemorativo del “bicentenario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri“”, pubblicato su questa testata il 28 Maggio 2013, abbiamo dato notizia delle iniziative per la statua commemorativa che, dopo un anno esatto, è stata inaugurata nei giorni scorsi alla presenza del Presidente del Consiglio Renzi, all’interno dei giardini di via del Quirinale, intitolati al 150°dell’Unità d’Italia.

Come apprendiamo dal sito dell’Arma (www.carabinieri.it), “Sono “I Carabinieri nella tormenta”, un’opera che riproduce quella celebre dello scultore fiorentino Antonio Berti, realizzata nel 1973. Si tratta di due Carabinieri che camminano affiancati, avvolti nei loro ampi mantelli, con il capo chino e il corpo proteso in avanti, per affrontare il vento che ritarda il cammino, come a vincere lo sferzare della tormenta di neve che si abbatte su di loro”.

A testimonianza della vicinanza tra le Comunità e i Carabinieri, il Presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni d’Italia (A.N.C.I.) l’anno scorso inviò una lettera a tutti i Sindaci invitandoli a partecipare al progetto, e tutti hanno entusiasticamente aderito. Questo evento ci riporta a ritroso nel tempo quando nacque l’idea del Monumento al Carabiniere di Torino, alla fine degli anni ’20 del secolo passato, di cui ne ripercorriamo le fasi.

L’iniziativa fu incoraggiata dalla stessa Regina Madre, Margherita, e favorita dalla riconoscenza devota dell’Arma dei Reali Carabinieri, comandata allora dal Generale Giacomo Ponzio. Il sito in cui far sorgere il Monumento fu individuato nel giardino nei pressi del Palazzo Reale di Torino e per l’esecuzione dell’opera ci si affidò al magistero scultoreo di Edoardo Rubino. Avviate le relazioni con tutti i Prefetti del Regno, questi interessarono i Comuni. L’adesione dei Cittadini fu plebiscitaria, com’è dimostrato dagli atti deliberativi dei Municipi, che, raccolti in 93 volumi, si trovano ora custoditi presso il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri. Vi parteciparono gli Italiani d’ America e delle Colonie e, siccome la somma raccolta si rivelò notevolmente superiore al fabbisogno dell’opera, si determinò che con la somma residua s’istituisse la “Fondazione del Monumento al Carabiniere Reale” destinata all’assegnazione di quattro premi annui ad altrettanti Carabinieri giudicati più degni.

L’inaugurazione del Monumento avvenne il 22 ottobre 1933, con le rappresentanze dei 92 capoluoghi di Provincia, di tutte le Armi e Associazioni combattentistiche come di migliaia di Carabinieri in servizio ed in congedo, convenuti da ogni parte d’Italia per il raduno nazionale.

Il Re, Vittorio Emanuele III, ricevuto dal Generale Enrico Asinari di San Marzano, Comandante Generale dell’Arma, vide cadere il grande drappo bianco che copriva il Monumento, fra gli applausi dei presenti.

Il Monumento,  con magniloquenti tavole marmoree, racconta le tappe più significative della storia dell’Arma stigmatizzate nella bella epigrafe del Senatore Boselli (creò il Museo del Risorgimento Italiano e fu Presidente dell’Istituto Storico Italiano; Accademico dei Lincei): “Eroico nelle battaglie della Patria, prodigioso nei quotidiani cimenti, si erge Il CARABINIERE, specchio d’invitta Fede…con un sol cuore dal Piemonte a Roma. Nell’ammirarlo è voce  di gloriosa storia, nell’onorarlo è altissima scuola per tutte le generazioni di un Popolo forte….”

Lasciamo ora alle parole del Colonnello Ulderico Barengo, il primo storico dell’Arma, tratteggiare la figura del Carabiniere del Monumento di Torino: “Con una concezione profondamente umana il sommo artista non ha voluto fare di lui un eroe da leggenda, raffigurarlo in atteggiamento di combattente, di salvatore, di vittima. E’ un Carabiniere in piedi, in atteggiamento tranquillo, con lo sguardo diretto lontano. In posizione di riposo, ma vigilante riposo. È il Carabiniere che possiamo vedere dovunque; è il soldato cui è stato detto: quando tutti dormiranno tu veglierai, perché essi possano riposare tranquilli; quando tutti si divertiranno, tu vigilerai….; quando tutti ripareranno nelle case per sottrarsi al tumulto tu marcerai allo scoperto verso il pericolo… e vedrai cadere il camerata senza farne vendetta. La strada che i Carabinieri percorrono è seminata di tombe; ma il sacrificio non è mai sterile e il sangue versato, come nella canzone del Poeta, fa rifiorire le rose”.

Va quindi, oggi, a seguito dell’inaugurazione del Monumento romano, reso nuovamente omaggio alla Città del grande Monumento al Carabiniere, Torino, la prima Capitale d’Italia, così proclamata il 17 marzo 1861, in Palazzo Carignano; Torino, la Città che dette i natali all’Arma, nel lontano 13 luglio 1814, nella Caserma primogenita di Piazza Carlina; va onorata ancora la Città che, cento anni dopo l’unificazione nazionale, celebrò la ricorrenza con le grandiose manifestazioni di “Italia ’61”, cui parteciparono tutte le Regioni d’Italia e ventuno Nazioni ed organismi internazionali con un criterio di concretezza e serietà, tipico di un ‘epoca purtroppo lontana; Torino, la “Vecchia Signora”, che presentava un’Italia che, superato il periodo difficile della ricostruzione,  sfociava trionfalmente nel mitico “boom economico” dei primi anni ’60, grazie a una classe politica di altissimo spessore, oggi inimmaginabile!

Nella vecchia Capitale sabauda, tutto procedette in modo perfetto con la regia del grande Sindaco, Amedeo Pejron. Mirabile fu, tra le altre, l’Esposizione Internazionale del Lavoro, per illustrare sul piano mondiale il vertiginoso progresso tecnico e sociale e l’evoluzione del lavoro umano, la cui inaugurazione  si svolse il 5 giugno di quell’anno, alla presenza del Capo dello Stato, Giovanni Gronchi.

Anche la Festa Nazionale  dei Carabinieri si svolse a Torino, quell’anno, con varie cerimonie, che culminarono con il Raduno Nazionale di 15mila Soci dell’ Associazione Nazionale Carabinieri con il suo Presidente Nazionale, Generale Crispino Agostinucci, mentre il concerto  della Banda dell’Arma, diretta dall’ indimenticato Direttore Maestro Fantini, si tenne nella stupenda Piazza San Carlo.

Seguì la cerimonia di scoprimento, il 4 giugno, di una lapide commemorativa all’ingresso della sede storica dell’Arma, dov’era, ed è ubicato ancora, il Comando di Legione (Comando che celebrava il suo primo centenario), situata in  Piazza Carlina, posta vicino al portone di accesso alla caserma,  in posizione simmetrica rispetto a quella collocata nel 1914 in onore dei cent’anni dell’Arma.

Le significative parole qui riportate, furono dettate da un illustre  docente di Lingua e Letteratura Italiana dell’Università, il Prof. Carlo Curto, grande estimatore dei Carabinieri: “In queste auguste mura ove l’Arma/ l’anno 1814 sè vide nascere/ e l’anno 1861 sè consacrata/ congiunti i suoi fasti a quelli/ della Patria comune/ a vigile scolta/ dell’ordine civile e militare/ la legione territoriale torinese dei/ Carabinieri d’Italia/ celebra con quello della Nazione/ il primo centenario della sua istituzione“.

Nella circostanza, il Comandante della Legione Territoriale di Torino, Colonnello Giovanni Vacca, tenne una memorabile allocuzione sulle vicende dell’Arma passate, illustrando le moderne prospettive dei nuovi mitici anni ’60.

Quei magnifici  tre giorni si conclusero, il 5 giugno, con la tradizionale Cerimonia Militare per il 147° Annuale della fondazione dell’Arma, nella splendida cornice di Parco Ruffini, dove fece gli onori di casa il Generale Giuseppe Cento, Comandante della I^ Brigata, alla presenza del Presidente della Repubblica, Gronchi, delle più alte cariche dello Stato, del Comandante Generale, Renato De Francesco, del Vice Comandante Generale, Francesco Mosca, del Capo di Stato Maggiore, Generale Francesco Pontani, e di tutti i Generali e Colonnelli Comandanti di Corpo d’Italia, appositamente convenuti.

Foltissima fu la presenza di gente comune e di tantissime scolaresche.

Schierata, una Brigata di formazione al comando del Colonnello Alfredo Arnera, Comandante della Scuola Sottufficiali di Firenze, con il primo Reggimento di formazione al comando del Colonnello Mario D’Elia, Comandante della Legione Allievi torinese. Seguì il carosello storico storico al comando del Maggiore Enrico Galvaligi, Comandante del Gruppo Squadroni della Legione Territoriale di Roma.

La Bandiera di Guerra dell’Arma, con Banda in testa e Battaglione di Allievi Carabinieri  della storica Legione di via Cernaia al seguito, sfilò in parata per le strade della Città, ricca di memorie risorgimentali, tra grandi ovazioni di Popolo. Poi, ancora, come in questa sede non ricordare i festeggiamenti per il 150° annuale della fondazione dell’Arma, tenutasi a Roma all’Aeroporto dell’Urbe tre anni dopo, il 5 giugno del 1964, quando davanti al Capo dello Stato Mario Segni sfilò una Divisione di formazione al comando del Generale D. Vittorio Fiore su due Brigate, di cui la prima con in testa il Generale Mario Simonetti e la seconda, formata dalla neo costituita XI^ Brigata “Meccanizzata”, al comando del Generale Pietro Loretelli.

Era l’Arma del grande Comandante Generale, Giovanni de Lorenzo!

Concludiamo col dire che, tutti i Monumenti disseminati nel Paese, dai più importanti ai minori,  plasticamente raffigurano la vera essenza del Carabiniere di ogni tempo; di quel Carabiniere d’Italia che tanto ha benemeritato, il quale, oggi, forgiato nello stesso nobile metallo dei suoi predecessori,  il prossimo 5 giugno celebrerà, con dignità e onore, il duecentesimo genetliaco.

Auguri, quindi, da questo giornale, che si ispira ai Valori di Civiltà e Democrazia del grande pensatore Gaetano Salvemini, alla gloriosa, esemplare, bisecolare Quercia; onore a tutti i Caduti dell’Arma in pace e in guerra; onore ai Carabinieri d’Italia di ogni tempo e luogo!

Il 5 giugno prossimo, tutti idealmente vicini e solidali, ci terremo per mano, come in un bel sogno, al grido di “Viva l’Italia; Viva le Forze Armate; Viva l’Arma dei Carabinieri, vero presidio di Legalità, unitamente a tutte le altre Forze di Sicurezza dello Stato!!”

ONORE! ONORE!! ONORE!!!

 

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