Il ritorno del reich

di  Andrea Palladino e Antonella Barranca

Roma, 30.12.2022 – Nel centenario della marcia su Roma, “Il ritorno del reich” di  Andrea Palladino e Antonella Barranca indaga sulla pseudo cultura che si nutre di razzismo, xenofobia e omofobia e che oggi potrebbe ritrovare vigore anche grazie alla sponda di partiti politici. La storia cupa, che dagli anni Trenta giunge ai giorni nostri, quella del fascismo e del nazismo, va letta come una rete i cui fili, di fatto, non si sono mai interrotti. Uno di questi è il legame continuo e mai totalmente investigato, della connivenza fra settori prima del regime hitleriano, poi degli stragisti ed oggi delle organizzazioni che, più o meno apertamente, si richiamano all’ideologia nazionalsocialista, e alcuni settori affatto marginali della Chiesa cattolica. Nel volume di recente uscita, edito da Round Robin, qualche riferimento significativo ed un accurato lavoro di ricerca, confermano tale connivenza fornendo nomi, riferimenti, vicende acclarate. Se durante l’ascesa di Hitler il Vaticano ha col nazismo un rapporto estremamente ambiguo, di fatto non ne contrasta i principi, l’entrata in guerra apre delle contraddizioni. Come spiega bene il giornalista Stefano Galieni, l’antisemitismo, fondato sull’accusa di deicidio e il furore contro i bolscevichi, fanno schierare una parte di clero con il dittatore, altri o cercano di mantenere un rapporto col regime (così diranno poi) per mitigarne la violenza o, pochi, si oppongono fermamente e cercano di contrastarlo. Accade per il quadro internazionale, perché l’esito del conflitto è in un paio d’anni segnato, ma anche perché nella sua megalomania Hitler e il suo apparato di propaganda sposarono una visione esoterica e pagana del mondo da costruire inaccettabile per la Chiesa. Con il crollo, la caduta di Hitler e il processo di Norimberga, riemergono però quelle complicità del passato. Ci furono migliaia di ufficiali e criminali nazisti a cui fornire salvezza e nacque forse quella che verrà chiamata la “Rete Odessa” (Organisation derehemaligen SS-Angehörigen, Organizzazione degli ex membri delle SS). Che sia mai esistita o meno non è certo, il nome deriva dal romanzo dello scrittore Frederick Forsyth, Dossier Odessa, fatto sta che, al di là del nome, furono migliaia coloro che riuscirono a rifarsi una vita soprattutto in America Latina ma anche in numerosi Paesi del pianeta. Fuggire non era facile, uno di coloro che li aiutò di più fu certamente il Vescovo austriaco Alois Hudal, sostenuto in Vaticano da alcuni influenti Cardinali. Probabilmente, affermano gli autori del volume, furono diverse le reti, le “associazioni”, i punti di sostegno che favorirono la salvezza di criminali come Mengele, Eichmann, Barbie, Priebke, per citare quelli a noi più noti. Se ne andarono col sogno di ricostruire un reich per il futuro e si ritrovarono a divenire proprietari terrieri, soprattutto nel Chaco paraguayano, a trafficare droga, a ospitare coloro che fuggirono nei decenni successivi dopo aver tentato, con le stragi, di riportare Paesi come l’Italia sotto regimi autoritari. Si ritrovarono ad appoggiare, forti della propria esperienza di intelligence o di macellai, le peggiori dittature latinoamericane. In quel caso incontrarono tanto una Chiesa prona alle dittature, quanto preti che scelsero di pagare con la vita l’appoggio alle diverse forme di resistenza. Ad aiutare i nazisti in fuga, fornendo documenti e nuove identità, rotte per passare inosservati, opportunità di lavoro, furono anche dirigenti della Croce Rossa internazionale, agenti Usa e del Regno Unito ormai proiettati nella guerra fredda e nella lotta con ogni mezzo contro il nemico comunista. Anche in questo campo i criminali, non più in divisa, potevano vantare esperienza e competenza. Negli anni Sessanta e Settanta soprattutto l’Italia, come racconta Stefano Galieni, ritenuta Paese a rischio per la forte presenza di una sinistra non solo comunista, fu teatro di quella pagina nera ormai nota come “strategia della tensione”: golpe più o meno reali, tintinnar di sciabole, attentati terroristici compiuti da organizzazioni, sostenute da apparati dello Stato e che si richiamavano apertamente al fascismo e al nazismo come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Queste ed altre formazioni, infatuate dal ritorno alla “tradizione” di J. Evola, di fatto riaffermavano i principi “Dio, patria e famiglia”, mai dimenticati. Quando non divennero più utili per stabilizzare il sistema, ai loro dirigenti, sedicenti nazional rivoluzionari, vennero garantite le stesse vie di fuga, prima verso la Spagna di Franco, il Portogallo di Salazar, la Grecia dei “colonnelli”, quindi verso il Sud America dove incontrarono i loro miti giovanili. Una storia passata? Affatto. Se è vero che oggi quasi tutti i gerarchi sono defunti, e se è altrettanto vero che i personaggi oscuri che hanno attraversato il periodo stragista sono o passati a miglior vita o vivono apparentemente dimenticati, qualcosa si continua a muovere. Organizzazioni come Forza Nuova, o la Rete dei patrioti (sua scissione), non mancano di raccontarsi come profondamente legati alla fede, anche se magari non approvano l’attuale gestione del Vaticano. Si incontrano in cerimonie solo apparentemente nostalgiche, organizzano raduni in cui celebrano la morte di qualche loro “camerata” ucciso o defunto per altra causa. Ebbene, a gran parte di queste cerimonie funebri, non è strano incontrare qualche sacerdote che benedice il caduto. Pietas cristiana o sotterranea condivisione dei valori di cui i caduti e coloro che li celebrano sono portatori? Facile credere alla seconda ipotesi. Facile perché le adunate dei movimenti antiabortisti, i family day, vedono spesso la presenza degli stessi volti.

Iniziamo a leggere parti del libro.

– da pag175. “”Il passaggio del testimone. Il castello del Barbarossa. È il giugno del 1987. Un gruppo di non più giovanissimi militanti della destra radicale arriva sulla rocca di Finale Ligure alla spicciolata quando ormai è sera. Non sanno di essere discretamente vigilati dai servizi di sicurezza. Ogni loro passo viene annotato. C’è Giovanni Melioli, già capo del gruppo di Ordine Nuovo del Veneto. C’è l’ex di Terza Posizione – gruppo eversivo nato da lotta di popolo alla fine degli anni Settanta fondato da Roberto Fiori e Gabriele Adinolfi – Carlo Terracciano e lo segue Marco Battarra, l’animatore milanese della libreria d’area “La bottega del fantastico”; infine, Maurizio Murelli, editore in stretti rapporti con Franco Freda, con alle spalle una condanna per il lancio di una bomba a mano durante il giovedì nero milanese del 1973. I tempi erano maturi. Da alcuni anni il nuovo gruppo stava lavorando in silenzio, con riunioni riservate sui Monti della Tuscia, incontri nel castello dedicato al Barbarossa, nelle baite delle Alpi. Si chiama “Orion”, un nome che richiama la figura mitologica greca, il cacciatore dagli occhi celesti figlio di Poseidone ed Euriale. I pezzi di quel che rimaneva del mondo neofascista degli anni Settanta, frantumato dopo le indagini sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980, si ricomponevano attorno alla nuova sigla. “Orion” era anche – e soprattutto – una rivista d’area. Negli atti processuali Italicus bis – l’inchiesta condotta dal Giudice Istruttore Leonardo Grassi sulle stragi del treno Italicus del 1974 e di Bologna del 1980 – ci sono annotazioni in grado di raccontare nel dettaglio la storia di “Orion” e il complesso mosaico della destra radicale. In quel momento si posero le basi di una nuova era politica, che arriva fino ai giorni nostri. “Orion” da rivista puntava a diventare gruppo politico. Inizialmente nell’ambiente della destra ci sono resistenze,come si legge in un appunto del centro SISDE di Torino: “Nel maggio del 1987, nel corso di una riunione tenutasi in Tarquinia (VT), in un luogo imprecisato all’aperto, tra giovani militanti di estrema destra e con la partecipazione di esponenti della rivista Ideogramma di Milano – legata alla galassia di Ordine Nuovo – del Movimento Politico Occidentale, di alcuni circoli che si richiamavano alle edizioni di Ar – storico gruppo fondato da Franco Freda nei primi anni Sessanta”… A metà giugno del 1987 Maurizio Murelli, Mauro Ansaldi – ex Terza Posizione, già collaboratore di giustizia – e Carlo Terracciano si recano a Roma, Milano e Napoli per promuovere la rivista del progetto politico del gruppo Orion. Incontrano Maurizio Boccacci, leader del Movimento Politico Occidentale, un gruppo di militanti napoletani del Fronte Europeo (sigla legata allo stesso MPO di Boccacci) – e gli esponenti milanesi di Ideogramma. La proposta che Murelli mette sul tavolo è di avviare insieme l’esperienza politica, per poi “fondare un nuovo partito nell’area dell’estrema destra per potersi candidare in futuro in sede di elezioni politiche”. Tutto il progetto però non va in porto. Murelli non si dà per vinto, la volontà di “Orion” di passare da rivista/laboratorio di idee a movimento politico vero e proprio è determinata… Maurizio Murelli capisce però dove tira il vento, ma soprattutto individua il giusto terreno di coltura per le idee del gruppo “Orion”, figlie di una sintesi tra la vecchia destra eversiva degli anni Settanta e la Nouvelle Droite francese. Con un pizzico – abbondante, come vedremo – di Russia. Quando mancavano pochi giorni al voto, previsto per il 14 e il 15 giugno 1987, “aderenti al gruppo “Orion” si sarebbero attivati, contattando esponenti della Lega Lombarda, Liga Veneta, Heitmatbund della nota Eva Klotz e il Piemonte legato al cantautore Gipo Farassino, onde poter definire un preventivo accordo finalizzato alla costituzione di un gruppo, denominato “Nuova Azione” designato a rappresentare in Parlamento le diverse etnie del territorio italiano”. Un ruolo di primo piano in questa fase lo avrebbe svolto l’Avvocato Stefano Menicacci, che all’epoca aderiva alla Liga Veneta. Il 1987 è un anno chiave, di svolta. Il 31 Marzo era rientrato in Italia Stefano Delle Chiaie, dopo la lunghissima latitanza tra Spagna e America Latina. Stefano Menicacci era il suo legale amico di fiducia. Nell’immenso archivio che venne sequestrato al capo di Avanguardia Nazionale dopo l’arresto in Venezuela furono trovate decine di lettere e appunti firmati dall’avvocato romano. Nel1991, una volta scarcerato e prosciolto dalle accuse più pesanti di stragismo, Stefano Delle Chiaie lancia un progetto politico, la Liga Nazionalpopolare. Il periodo tra il 1987 – quando la Lega di Bossi conquista i primi due seggi in Parlamento, uno alla Camera e uno al Senato – e il 1991 è uno dei momenti più opachi della recente storia repubblicana. Sono gli anni che preludono lo stragismo mafioso di Capaci, di via d’Amelio,delle bombe a Roma, Firenze e Milano e alcuni anni più tardi, a partire dal 1997, la Dda di Palermo aprirà un’inchiesta denominata “Sistemi criminali” ipotizzando un progetto eversivo da parte di Cosa nostra – con la complicità di forze massoniche e dell’estrema destra – per aver destabilizzato lo Stato italiano. È benedire subito che quell’ipotesi investigativa venne meno e nel 2000 la stessa Procura di Palermo ha chiesto l’archiviazione, accolta dal Gip, pur non avendo raccolto sufficienti indizi per poter procedere oltre nelle indagini. La conferma di quelle informazioni raccolte dai servizi di sicurezza nel 1987 arriva dalla stessa rivista “Orion”. Nel numero del Marzo 1991 – con il titolo di copertina “Primo passo verso il nuovo ordine mondiale” – un editoriale a firma “WaltoHari” espone lo stato del progetto politico: non credano i nostri lettori che noi, per quanto diremo, perseguiamo lo scopo di togliere consensi alle Leghe: al contrario, a votare Lega resta, per ora, l’unica valida risposta antisistema”. La vicinanza tra il gruppo “Orion” di Murelli con le nascenti Leghe è stata approfondita nel libro di Claudio Gatti, I demoni di Salvini, uscito nel 2019 per i tipi di Chiarelettere…””

– da pag.231. “”Il Reich del ventunesimo secolo. A lezione da “Caterpillar”. Alla fine del luglio 2021, sul canale Telegram del Blocco Studentesco, organizzazione giovanile di CasaPound Italia, compaiono delle cartoline con alcuni momenti del IV Raduno nazionale. Le immagini sono curate, ricalcano lo stile della comunicazione di Generazione Identitaria… La cinquantina di giovani nella maremma laziale ora hanno piantato un palo sulla cima della collina scelta come luogo per le attività in previsione dei giorni seguenti. Si sono radunati, attendono con disciplina all’alzabandiera. Man mano che la corda viene tirata si svela il disegno bianco al centro: un fulmine cerchiato, il simbolo del partito inglese Unione britannica dei Fascisti, fondato nel 1932 da Oswald Mosley. Tutte e tutti sono in piedi, in fila… Nel gruppo, fotografato di spalle, si nota un uomo dall’aspetto corpulento; anche lui indossa la maglietta ufficiale color beige e al collo porta l’immancabile fazzoletto bianco. Sul capo una coppola grigia. Pur non essendo ritratto completamente il volto è conosciuto, è quello di Mario Tuti. La conferma arriva dalla foto di gruppo. Nessuno probabilmente immagina, pubblicando su un canale aperto social Telegram, che quella foto solleverà un caso politico… Dell’incontro tra Mario Tuti e giovani di CasaPound non sappiamo nulla. Nessun resoconto, nessun video sui social del Blocco Studentesco, a parte la foto. “Caterpillar”, però, in una diretta video del 18 luglio 2021 con alcuni militanti dell’associazione “Nessuno tocchi Caino”, racconta una parte di quel confronto tra due generazioni di neofascisti… I gruppi neofascisti, oggi, a quarant’anni dalla strada di Bologna, hanno ancora contatti con esponenti della lotta armata o del neofascismo degli anni Settanta. Sono un punto di riferimento. I giovani del Blocco Studentesco hanno sentito l’esigenza di passare a trovare Mario Tuti, organizzando il loro campo nazionale proprio nella tenuta in cui lavora. Un evento che, come scritto su qualche commento social, era già stato organizzato nello stesso posto anche negli anni precedenti, proprio tra i pascoli e i cavalli della tenuta La Farnesiana di Allumiere, nel Lazio, ai piedi dei Monti della Tolfa. Qui i “fascisti del terzo millennio” – come amano definirsi – fanno quella che una volta si definiva a scuola quadri. Mario Tuti, nato nel 1946, ha un lungo curriculum criminale. Empolese, è conosciuto come “il geometra”, professione che svolgeva presso gli uffici del suo comune natale. Nel 1970 si iscrive alla sezione pisana del Movimento Sociale ma l’anno dopo passa a Ordine Nuovo. Il partito di Rauti gli sta stretto, lo ritiene reazionario. Lui, esperto cacciatore e collezionista di armi, decide di fare il salto verso la lotta armata. Nel 1974 fonda il Fronte Nazionale Rivoluzionario, un movimento terrorista che ha compiuto una serie di attentati e che si ispirava alla Repubblica sociale di Salò. Il 24 gennaio 1975 uccide due agenti di polizia, Leonardo Falco e Giovanni Ceravolo, durante una perquisizione. Dopo una breve latitanza viene arrestato in Francia. Verrà processato anche per la strage dell’Italicus: condannato in appello, viene assolto dalla Corte di Cassazione. Il 13 Aprile 1981 insieme a Pierluigi Concutelli uccide nel carcere di Novara Ermanno Buzzi, terrorista nero condannato in primo grado per la strage di Brescia. Nella rivista Quex – pubblicazione dell’area neofascista, collegamento tra il carcere e organizzazioni attive alla fine degli anni Settanta – Buzzi era stato indicato come traditore in una rubrica chiamata Ècrasez l’infâme, schiacciare l’infame. Oltre a Mario Tuti componevano la redazione Fabrizio Zani, Maurizio Murelli e Angelo Izzo. Il 1974, l’apice della carriera criminale del gruppo di Tuti, è una anno insanguinato per l’Italia. Il 28 maggio a Brescia una bomba uccide 8 persone e ne ferisce un centinaio durante un comizio sindacale in piazza della Loggia. Era l’epoca tragica del terrorismo nero, ampiamente finanziato dal Licio Gelli, come ha riconosciuto la Commissione Parlamentare sulla P2. Un mondo che continua ancora oggi ad affascinare i giovani camerati…””

– da pag.249. “”C’è un termine utilizzato nella sentenza di condanna in primo grado dell’ex NAR Gilberto Cavallini per la strage di Bologna, riferito dal Tribunale alla figura di Valerio Fioravanti, “Follia morale”. L’assenza del limite, e il richiamo a una morale estranea alla collettività, frutto solo di una tradizione riservata agli iniziati è il filo nero che attraversa il pensiero della destra profonda. L’omicidio, perfino la strage, se non il genocidio, diventano uno strumento accettabile per “l’uomo differenziato” o il duginiano “soggetto radicale”, definito, come abbiamo visto “un assassino”. Simboli, richiami densi di significati per gli iniziati e una cultura intrisa di un tradizionalismo astratto e inumano. Quello che Umberto Eco definiva il “fascismo eterno” può avere un volto terrificante, che rischia oggi di tornare.””

Sin qui il libro.

Ora integrazioni e conclusione. Interessante il recente libro che ho recensito “Dietro tutte le trame”, di Giovanni Tamburino (2022), Magistrato dal 1970 al 2015, componente negli anni ottanta del C.S.M. presieduto da Sandro Pertini, cofondatore del Movimento per la giustizia di cui fu socio Giovanni Falcone, Capo dell’Amministrazione penitenziaria dal 2012 al 2014, ha condotto l’istruttoria che nel 1974 ha evidenziato le complicità tra gruppi dell’estremismo neofascista, il servizio segreto del tempo e ambienti militari. Scrive Giovanni Tamburino: “”Un’ampia storiografia ha dimostrato che in Occidente particolarmente nelle marche di confine con il blocco sovietico quale l’Italia, si è svolta fino agli anni ’90 del secolo scorso una guerra sotterranea definita con espressioni quali “guerra non ortodossa”, “guerra a bassa intensità”, “guerra per procura”, “guerra (contro)rivoluzionaria” e analoghe formule. Una definizione meno ipocrita adopera l’espressione “guerra preventiva”, il cui significato risulta chiaro rifacendosi a uno dei testi canonici del radicalismo della destra internazionale, dove si legge: “L’ascesa della Cina al rango di superpotenza in Asia non può più essere arrestata che da una guerra preventiva contro Pechino”. L’affermazione non è affatto recente, come indurrebbe a pensare il richiamo alla guerra preventiva implicito nella recente aggressione della Russia di Putin contro l’Ucraina. È vecchia di oltre mezzo secolo, risalendo ai primissimi anni 60 del Novecento… Una guerra variamente definita, ma vera guerra, fu dunque combattuta in vari modi. Oggi sappiamo che uno di questi fu affidato a formazioni combattenti clandestine costituite da corpi paramilitari o corpi misti composti da militari e civili, tutelati al più alto livello di segretezza: non tutti illeciti, non sempre anti o extraistituzionali, ma sempre incentrati sulla finalità condivisa ed essenziale della lotta mondiale al Comunismo. L’obiettivo della distruzione del Comunismo non esiste più da decenni, stante il venir meno del suo oggetto. Coerentemente, la “guerra preventiva” o “rivoluzionaria” si è evoluta, senza smentire la propria radice teorica, trasformandosi in “guerra permanente”, giustificata da un terrorismo di regola manipolato e servente. Scritti, documenti, sentenze della Magistratura, confessioni, ammissioni e testimonianze dei diretti protagonisti, opere di autori sia militari sia civili mostrano che una teorizzazione conforme alle esigenze della guerra preventiva fu lungamente condivisa dagli Stati Maggiori italiani, fu imposta al nostro servizio segreto e venne perfino resa pubblica, seppur parzialmente, tra gli anni sessanta e l’inizio degli anni settanta, quando il rischio di slittamento a sinistra della politica italiana apparve grave alle strutture internazionali e interne. Se tutto ciò è vero, come è vero in tutti gli omicidi politici frutto di deliberazione e pianificazione, nel 1976 la scelta tra Occorsio e l’ex G.I. di Padova (Tamburino) era fatale posto che all’epoca, diversamente da Occorsio, non rappresentavo un pericolo per l’organizzazione per conto della quale Pierluigi Concutelli agì da killer. La stessa fonte che mi informò della discussione sulla scelta del bersaglio aggiunse che il «gruppo di fuoco» di Concutelli aveva scelto Occorsio anche per le maggiori difficoltà operative che avrebbe incontrato a Padova. Ma nel 1974 il rischio era attuale probabilmente non sbagliava chi disse che la Cassazione, spostando il processo a Roma, mi salvò la vita. Sapevo di rischiare. Ed è perfino banale dire che il sentimento della paura riguarda i Magistrati, me per primo, non diversamente da ogni essere umano. L’alternativa però era secca. L’alternativa stava in questi termini: o sottomettermi alla paura, o proseguire come avevo fatto dal giorno in cui ero entrato in Magistratura. Proseguire per conoscere la verità. Dinnanzi a questa alternativa per me non c’era storia. Non sono affatto un eroe, ma non mi piacerebbe vivere nella soggezione. Rinunciare alla ricerca mi sembra una delle peggiori soggezioni che possono opprimere un essere umano.””

Quindi, concludendo, aggiungiamo noi, per i nostri 25 lettori, sono golpe da operetta? Solo il buon Dio lo sa; ma, la verità vera, probabilmente, è conosciuta anche da talune persone, ancora in vita… politici e non politici. Torniamo, anche qui, alle verità indicibili.., gloria ingloriosa di questa nostra strana Repubblica. Una cosa è certa: la verità anche in questo gravissimo evento (come per le stragi), non è stata raggiunta. La cosa ancor più grave è che, tuttora in circolazione, ci potrebbero essere “soggetti” che – sfuggiti dalle maglie dell’inchiesta, per fortuna o altri oscuri motivi – hanno attentato, allora, al nostro ordinamento costituzionale e democratico, con l’aggravante che, probabilmente, tali traditori del giuramento di fedeltà alla Repubblica, possano aver militato, con incarichi di responsabilità, anche nell’ambito dello stesso Stato che volevano abbattere… La democrazia, lo sappiamo, e lo diciamo noi da Liberali, liberi Cittadini, liberi pensatori non massoni, è un bene incommensurabile che va difeso ad oltranza; con coraggio dobbiamo affermarlo, anche oggi! Quanti Magistrati (ben 27!), sono morti uccisi dai terrorismi e dalle mafie; quanti rappresentanti delle Forze dell’Ordine (centinaia), ancora, sono caduti sul Fronte del Dovere per onorare quel principio di legalità che avevano scelto come propria linea guida attraverso il giuramento? Per Loro, ma soprattutto per i cittadini (moltissimi tra essi deceduti, vittime inconsapevoli, a seguito di atti criminali di varia natura, quali stragi e attentati), bisogna fare di tutto perchè si giunga alla verità, ma ad una verità vera, giammai ad una verità farsa, come nel caso del golpe della “Notte della Madonna”, secondo la “vulgata” ufficiale capeggiata da cinque o sei pensionati ultrasessantenni e velleitari… come anche da Ufficiali “trombati”… con aspirazioni di ulteriore carriera, quasi una Commedia del grande, grandissimo Eduardo De Filippo!!

Concludo, affermando, tenendo conto di quanto accaduto, che la Democrazia va difesa, soprattutto oggi, periodo oltremodo nebuloso…!!

Chi ha interesse, può leggere questo mio articolo “Terrore e terrorismo”. Di ieri, di oggi… e domani..?su www.attualita.it (Direttore Salvatore Veltri) su argomentazioni di interesse

Ho finito.

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