Tematiche etico-sociali

ALLUVIONI E DISASTRI AMBIENTALI SEMPRE PIÙ FREQUENTI. CHE FARE?

“” DURE DICHIARAZIONE DEI GEOLOGI IN TOSCANA””, questo il titolo di un documentato articolo, su questa testata, a cura della Redazione, in ordine ai recenti disastri ambientali, con vittime innocenti, che tanto hanno allarmato l’opinione pubblica.
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La storia del dissesto idrogeologico in Italia è storia antica, documentalmente collegato all’incuria di amministratori e politici in genere, sempre riconducibile all’abusivismo edilizio e alla scarsa cura per il bene l’ambiente.
Nel 2010, sono stati accertati 6922 illeciti in campo edilizio con 9290 persone denunciate. La Calabria è la prima regione con numero di infrazioni, seguita dalla Campania e dal Lazio. Secondo le stime del CRESME nel 2010 sono stati 26.500 i casi di abusivismo, tra nuove costruzioni ( 18.000) ampliamenti e variazioni di destinazioni d’uso.
Tornando alla Calabria, con zone ad altissimo pericolo idrogeologico per la presenza delle note “ fiumare”, si valuta, secondo Legambiente, che lungo la costa vi sia un abuso ogni 100 metri, 5.200 in tutta la regione e 2000 nella sola provincia di Reggio Calabria (come non ricordare, in questa sede, l’alluvione a Crotone nel 1996, quando le “fiumare” della Sila gonfiarono il fiume Esaro, che esondò creando disastri e morte; come anche quel che successe a Soverato, ai primi di settembre 2000, quando il camping “Le Giare”, situato nei pressi del letto di un fiumicciattolo da tempo prosciugato, fu spazzato via con vite umane dalla furia dell’acqua assassina?).
In Campania, tra le regioni più colpite negli ultimi sessant’anni da eventi franosi, con 431 vittime, e da inondazioni, con 211 vittime, in soli 10 anni sono state realizzate 60 mila case abusive, 600 all’anno, 16 al giorno.
In Italia, secondo dati del Ministero dell’Ambiente, 3.5 milioni di persone vivono in zone esposte a pericolo di frane ed alluvioni, e questo in 6633 Comuni.
Ma per tutto questo cosa si fa? Ben poco!
Lo schema di Decreto Legislativo sulla Tutela dell’Ambiente, approvato ad agosto dal Governo, in verità, ha recepito le direttive europee soltanto nella parte dell’introduzione della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, mentre lascia immutati i tempi di prescrizione dei crimini ambientali, in quanto le sanzioni, tranne rarissime eccezioni, sono tutte di tipo contravvenzionale, quindi facilmente prescrivibili.
E’ certo che i disastri naturali, contrariamente a quel che sostengono innumerevoli “lietopensanti”, ovvero “ottimisti ad oltranza”, probabilmente spinti da interessi sui quali trasvolo, si verificano, e questo è scientificamente provato, solo e soltanto per il riscaldamento della Terra, in costante aumento.
Detto ciò, desidero fare una riflessione sul gran tema dell’ambiente, in senso lato, quell’ambiente che è bene assoluto e patrimonio delle generazioni future, e per il quale si vede oggi, da parte dei cittadini, una maggiore e migliore coscienza civica e sociale.
Il buco dell’ozono ha raggiunto ormai una estensione pari a tre volte quella degli Stati Uniti. Quel buco consente ai raggi ultravioletti di “scaldarci il cervello”. L’ozono, lo sappiamo, viene distrutto dai gas serra usati per la refrigerazione e propellenti per le bombole. Le prime limitazioni risalgono al 1987, però gli effetti sussistono, anche se con taluni miglioramenti.
L’effetto serra, cioè il riscaldamento della Terra, è provocato dall’anidride carbonica, dai carburanti e dal carbone.
Bisogna costruire una economia energetica pulita che ricavi l’energia dall’idrogeno.
Il primo metodo è estrarre l’idrogeno dal metano (che ha come sottoprodotto l’anidride carbonica). Ma il metano un giorno finirà.
Il secondo metodo è l’estrazione dell’idrogeno dall’acqua per elettrolisi, con grande consumo quindi di energia elettrica, prodotta dalla fusione nucleare o dagli idrocarburi o dal carbone, che sappiamo bene inquinano.
Un circolo vizioso! L’energia nucleare, allora? Ai posteri l’ardua sentenza!
Del resto, alla luce degli ultimi eventi l’ipotesi nucleare è stato logico scartarla da molti.
Nel dissesto ambientale generale, l’acqua è sempre più insufficiente. Oggi più di cinque milioni di persone muoiono ogni anno nelle zone del Mondo ad alta povertà, per acqua contaminata.
Nel 2025 si prevede che 2 miliardi di individui non disporranno di acqua bevibile. E’ indubbio che le organizzazioni internazionali e la politica degli Stati evoluti e industrializzati debbano farsi carico di tutto ciò.
Se pensiamo che nel 1500 vivevano 500 milioni di persone; agli inizi del ‘900 1 miliardo e 600 mila; oggi ben 6 miliardi di persone affollano il mondo, con una previsione nel 2025 di 7 miliardi e nel 2050 di 10 miliardi, va da sé che anche questo tema oltremodo delicato andrebbe affrontato.
Volendo sdrammatizzare e strappare un sorriso, anche se c’è poco da ridere, potremmo fare riferimento a Nostradamus, che sul futuro del mondo era perentorio; sentenziava che il mondo sarebbe finito quando la Pasqua sarebbe caduta di 25 aprile. Dal 1566, anno della sua morte, questa coincidenza è già avvenuta 4 volte. La prossima sarà nel 2038!! Ma in modo più ravvicinato, scongiuri facendo anche non in modo elegante, possiamo contare sul Calendario Maja, che sembra abbia scadenze più ravvicinate. Invece, il noto Malthus, alla fine del ‘700, nel suo “Saggio sulla popolazione”, scrisse che la popolazione nella sua crescita è frenata dal fatto che i poveri muoiono di fame, altrimenti sarebbe cresciuta raddoppiando ogni 25 anni, con progressione geometrica (1-2-4-8-16 ecc.). L’agricoltura invece, cioè il cibo, non poteva crescere che per progressione aritmetica (1-2-3-4-5 ecc.). Quindi auspicava la limitazione delle nascite. Va però considerato che Malthus scriveva prima della rivoluzione Industriale, cioè prima della invenzione della macchina a vapore e di altre tecnologie che avrebbero incrementato l’agricoltura.
In verità, il primo ad interessarsi, in tempi recenti, del problema ambiente fu Aurelio Peccei con il Club di Roma, che sin dal 1972 segnalava l’imminente fine delle risorse naturali, soprattutto il petrolio. Quando uscì tale primo rapporto, però, la popolazione mondiale era di 3 miliardi e 850 milioni. In meno di 40 anni è quasi raddoppiata.
Ma qualcosa però si muove! Il Presidente Obama, appena eletto, ha fatto approvare dal Congresso un Legge antinquinamento che impone la riduzione del gas serra dell’85 % entro il 2050. L’Unione Europea,invece, è favorevole alla formula del 20/20/20, vale a dire: -20 di anidride carbonica; + 20 di efficienza energetica; + 20 di energie rinnovabili. Infine, ci avviciniamo al Convegno dell’ONU sul clima che si terrà a Durban in Sudafrica a fine novembre, per il quale il Segretario Generale Ban Ki-Moon ha già richiamato l’attenzione dei Capi di Governo di tutti i Paesi che vi parteciperanno.
Concludo, quindi, con un auspicio di speranza!
 
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