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Strage Viareggio: Cassazione conferma condanne, Mauro Moretti si costituisce in carcere

La Cassazione chiude dopo 17 anni il processo per la strage di Viareggio: confermata la condanna a 5 anni per Mauro Moretti

Carcere per Mauro Moretti. La giustizia italiana ha scritto, nella tarda serata del 25 giugno 2026, l’ultimo capitolo di una delle vicende giudiziarie più lunghe, complesse e dolorose della storia recente del Paese. La Cassazione ha confermato le condanne del processo d’appello ter per la strage ferroviaria di Viareggio, avvenuta il 29 giugno 2009, quando un treno merci deragliò nella stazione toscana causando una esplosione che portò alla morte di 32 persone e al ferimento di oltre cento cittadini.

La condanna di Mauro Moretti

Tra le sentenze divenute irrevocabili spicca quella per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana (Rfi), condannato a cinque anni di reclusione. Poche ore dopo la lettura del dispositivo della Suprema Corte, l’ex manager si è presentato spontaneamente presso il carcere di Orvieto. Secondo le prime informazioni trapelate dagli ambienti penitenziari, Moretti avrebbe affrontato il momento con un atteggiamento sereno e collaborativo, dichiarando di voler rispettare la decisione dei giudici e lo Stato.

Altre accuse: nessuna scusa

La conclusione del processo giunge dopo quasi due decenni di rinvii, gradi di giudizio e un dibattito pubblico che ha visto le famiglie delle vittime in prima linea, unite nel chiedere verità e giustizia per i propri cari. Daniela Rombi, madre di una delle vittime e rappresentante dell’associazione “Il mondo che vorrei”, ha commentato la notizia con toni amari, ribadendo come, nonostante la sentenza definitiva rappresenti un punto fermo, il vuoto lasciato dalla perdita dei propri cari sia incolmabile. Rombi ha sottolineato, inoltre, come durante i lunghi anni di dibattimento Moretti non abbia mai formulato scuse ufficiali alle famiglie, un gesto che avrebbe potuto in parte lenire il dolore dei parenti.

Tra profitto e colpe

L’impatto del disastro di Viareggio non è stato solo umano, ma ha scosso profondamente la cultura della sicurezza ferroviaria in Italia. Il deragliamento e il successivo incendio, causato dal cedimento di un asse su un carro cisterna che trasportava Gpl, hanno evidenziato criticità sistemiche nella manutenzione e nei controlli di sicurezza. Il lungo percorso giudiziario ha cercato di fare luce sulle responsabilità di vertice, cercando di stabilire se le logiche di profitto o la sottovalutazione dei rischi avessero prevalso sulla tutela dei cittadini e dei lavoratori.

Misure alternative

Mentre l’ex AD di FS inizia il periodo di detenzione, il dibattito si sposta ora sulle condizioni di esecuzione della pena e sulle possibili istanze difensive. La difesa di Moretti ha già espresso la propria insoddisfazione, definendo la sentenza “profondamente ingiusta” e valutando la possibilità di richiedere misure alternative, come gli arresti domiciliari. Resta, tuttavia, la portata storica di questa decisione, che sancisce una responsabilità definitiva per i vertici di una grande azienda pubblica in relazione a un disastro ferroviario di tali proporzioni. Per Viareggio e per l’Italia intera, si chiude una ferita aperta da 17 anni, lasciando però intatta la memoria di una tragedia che ha segnato per sempre la comunità locale e la coscienza nazionale.

Matteo Ferrari

Giornalista di cronaca e attualità con anni di esperienza sul campo, Matteo Ferrari si distingue per la capacità di raccontare la cronaca, attualità e fatti con passione ed una particolare narrazione personale. Appassionato di calcio, esperto anche di guide e questioni fiscali, la sua penna affilata e la sua passione per la verità lo rendono un punto di riferimento per chi cerca un'informazione affidabile, approfondita e nel contempo sintetica.