Spettacolo

TEATRO A ROMA

Manifestazioni teatrali nella Capitale
teatro

AL TEATRO DI MARCELLO LA CORTIGIANA BEFFE E SGHIGNAZZI DI PIETRO ARETINO
Libero adattamento e regia di Giancarlo Gori
 La Manifestazione “Theatrum al teatro” VIII Edizione, è promossa dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico di Roma Capitale - ed è inserita nel cartellone dell’Estate Romana 2011. “Theatrum al Teatro” ha come unico denominatore la presentazione di testi teatrali e di opere letterarie (adattate al teatro) di autori della classicità romana e del Rinascimento. Pietro Aretino è stato un personaggio singolare. Irrequieto, mai immobile, affaccendato intorno a un mestiere di letterato inteso come professione proficua dal punto di vista finanziario. Fuggito giovanissimo da Arezzo, dove era nato il 19 aprile 1492, in circostanze mai chiarite, andò a Perugia come apprendista pittore (1506), poi a Roma, Mantova, Firenze, Reggio, di nuovo Roma, definitivamente a Venezia dove scrisse alcune delle opere maggiori, tra cui i “maledetti” Ragionamenti. Ebbe rapporti non sempre facili con i potenti della terra, ottenne enormi ricchezze, fama di intrigante, pennivendolo, genio della penna al servizio di chi pagava di più, e qualche coltellata. Iniziò con esercizi poetici di carattere petrarchesco (Opera nova, 1512), divenne famoso a Roma con le Pasquinate, sonetti satirici che richiamavano nel nome le anonime proteste che si usava affiggere sul torso marmoreo del Pasquino, presso piazza Navona. Allo stesso periodo appartengono le prime commedie, La cortigiana (1924) e il Marescalco (1527). Modello di intellettuale rinascimentale, fece della letteratura mestiere, inventò il libro come oggetto intellettuale e commerciale, strumento di potere. Le sue opere furono più volte bruciate dai moralisti. La Cortigiana di Pietro Aretino è la prima commedia rinascimentale ambientata a Roma, nella Roma del Buonarroti e di papa Clemente VII, antecedente al sacco dei lanzichenecchi (1527). E’ un tessuto di battute e trovate che si regge sul filo delle burle. In questa prima commedia un sicuro, originale istinto teatrale si alimenta della radicale condanna che la corruzione della Corte si attira ormai da parte di un cortigiano (Pietro Aretino) maltrattato e deluso, ma anche una satira del Cortigiano di Baldassarre Castiglione. E’ come se Pasquino, prendesse ora la penna, riciclando le trovate comiche e i
trucchi imparati dalla tradizione teatrale ai fini di un suo estroso regolamento di conti col mondo cortigiano. Ciò comporta il riconoscimento di un ordine comico, a cominciare dalla doppia trama. Lo sciocco e presuntuoso senese Maco da Coe viene a Roma per diventare, prima cortigiano e poi cardinale: e cade vittima delle fantasiose burle di Maestro Andrea, pittore e personaggio storico (uno fra i vari altri della commedia) della Roma del tempo. Il cavaliere Parabolano, non meno sciocco, spasima d’amore per una gentildonna romana, ed è crudelmente ingannato dal suo staffiere Rosso, che ricorrendo ai buoni uffici della formidabile ruffiana Aloigia, chiaramente ispirata al personaggio di Celestina dell’omonimo capolavoro spagnolo, lo fa invece congiungere con una popolana. La commedia, rappresentata raramente, viene quì riproposta in una versione molto fruibile e vicina alla nascente Commedia Improvvisa, di cui in alcune scene se ne vedono palesemente i caratteri. La commedia dell’Aretino, pur essendo un testo rinascimentale, si inserisce perfettamente nell’area archeologica del Teatro di Marcello in quanto ha come sfondo le strade, le piazze e i personaggi della Roma del 1524. Un “amici miei” ante litteram.  La fine della commedia rivedrà onesti e disonesti, beffatori e beffati, insieme pronti ancora a riprendere ciascuno il proprio ruolo; finale “aperto” dunque, che, mentre ironizza sull’epilogo tradizionale, lascia intendere il fluire di una commedia ininterrotta, come ininterrotta è la vita.
 
 
CHAT ROOM , DI TENEREZZA FATTORE, AL PICCOLO ELISEO
 Un bel saggio di fine stagione, al Teatro Piccolo Eliseo Patroni Griffi, in via Nazionale, presentato dalla brava autrice e regista Tenerezza Fattore, per i Laboratori di Cassiopea teatro. Uno spettacolo interessante e vivace, molto divertente e bene interpretato da trenta tra attori ed attrici, che si sono impegnati nel migliore dei modi nei due tempi della rappresentazione. Vogliamo citare in particolare Dario Biancone, Gabriele Guarino, Giorgia Furbetta, Claudia Lerro, e Gabriele Carbotti, i protagonisti principali della divertente commedia, così come meritano di essere menzionate le bellissime ed indovinate coreografie di Valeria Baresi, la organizzazione generale di Jessica Cenciarelli, l’ufficio stampa curato da Tania Servidei, ed ovviamente la ottima regista Tenerezza Fattore, che già avevamo avuto modo di apprezzare molto in occasione dello spettacolo “Cecità” , tratto dal Premio Nobel Saramago. Il saggio di quest’anno si intitola Chat Room , e ovviamente si occupa delle frenesie emotive, sentimentali ed erotiche provocate dalle comunicazioni via internet; le speranze e le delusioni, le aspettative e gli inganni, una varietà di situazioni e di esperienze che molti giovani, e meno giovani, vivono quotidianamente, spesso a proprio danno. Dalle note della regista, riportiamo che questa commedia guarda con occhio attento e divertito agli incontri dei singoli on-line, giocando teatralmente sul contesto relazionale e psicologico creato dal vasto mondo virtuale. Chat Room vuole rappresentare una indagine teatrale su un fenomeno sociale che sta mutando , ed ha già mutato, le caratteristiche delle attività umane più tradizionali e profonde, quali il corteggiamento, la creazione di amicizie, le comunicazione interpersonale e la condivisione delle intimità. Insomma, come recita il logo dell’indovinato spettacolo, “il virtuale non è mai stato così reale” !
                                                                                                                                                                          
 
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