Spettacolo

Sullo scenario del coronavirus, l’attore Tino Crispi ci dice: “Dipingo sulla Via Degli Angeli indicata da Natuzza Evolo”

Alla scoperta del tempo ritrovato con l’attore e ballerino Tino Crispi sullo scenario del coronavirus

Roma, 14 aprile 2020 – L’emergenza sanitaria coronavirus Covid-19 con le restrizioni sugli spostamenti, la chiusura delle attività commerciali, delle scuole, dei teatri, dei cinema, il divieto degli assembramenti nei luoghi pubblici con l’obbligo di evitare contatti e indossare la mascherina ha cambiato radicalmente le nostre vite e le nostre abitudini.
È cambiata altresì la percezione del nostro tempo e ci siamo dovuti in qualche modo adattare e ingegnare, tipico poi di noi italiani. Scopriamo allora questo nuovo tempo, per esorcizzare anche un po’ la paura di fronte a questo “sconosciuto” nemico. Per non arrenderci, per continuare a combattere questa guerra con tutte le nostre armi, per cercare di sostenere anche con le nostre storie gli eroici “soldati” che combattono in prima linea, in primis i nostri dottori e infermieri. Per scoprirci e riscoprirci raccontiamoci, attendendo tempi migliori.

Oggi lo facciamo con Tino Crispi, eclettico personaggio del mondo dello spettacolo, nel 2014 sul set del film “La grande Bellezza” di Paolo Sorrentino, vincitore premio Oscar.

Tino Crispi, com’è cambiata la sua vita in questo periodo?
“La situazione non è facile. Cerco di fare tutte le cose di prima, per portare la normalità nella mia, certo con tempi e modi a volte differenti perché molte cose non si possono più fare ed è nostra responsabilità e dovere seguire le misure restrittive in atto per superare questo momento. È difficile stare chiusi in casa in piena primavera. Ma di “bello” c’è che nel tempo in più che ho rispetto a prima, posso occuparmi di tutte quelle cose che non potevo fare o che facevo frettolosamente per via dei numerosi impegni e, soprattutto, del ritmo frenetico di vita in una metropoli come Roma. Leggo molto, ascolto musica, continuo a prendermi cura della mia forma fisica, curando l’alimentazione e facendo ginnastica in casa. Porto come sempre da mangiare ai gatti del quartiere e mi rendo disponibile per qualche nonnina sola che in questo momento, più di prima, ha bisogno di aiuto. Ma soprattutto ho ripreso a dipingere”.

Scopriamo un Tino Crispi pittore. Cosa sta dipingendo in questo momento?
“Sto terminando un olio su tela, dove sono rappresentati tantissimi angeli che lottano contro il male, indicando all’umanità la luce. Quello degli angeli è un tema a me molto caro da quando mi recai per la prima volta da Natuzza Evolo, la mistica di Paravati che parlava con gli angeli, con i santi e con le anime dei defunti e di cui è in corso il processo di beatificazione e canonizzazione”.

Quale è il legame fra l’artista Tino Crispi con la mistica Natuzza?
Sì, certo. Quando incontrai la prima volta Natuzza, una ventina di anni fa, era un periodo molto difficile per me. Ero un ragazzo pieno di sogni, ma tanto scoraggiato. Avevo tanti amici e l’affetto dei miei cari, eppure mi sentivo lo stesso tanto solo. Non riuscivo a dare un senso alla mia vita… Natuzza mi accolse come un figlio e tra le tante persone in fila ad aspettare per poterla incontrare mi diede la precedenza, forse perché si accorse dell’enorme sofferenza che provavo: ‘’Anche se è arrivato ora, lo fate entrare questo ragazzo? disse”. Era sofferente e aveva le stigmate sulle mani e quando mi avvicinai nell’intento di baciargliele mi chiamò “figghjiu” (figlio), sorridendomi. Durante il nostro colloquio fu molto tenera, mi rassicurò sul mio cammino professionale appena intrapreso, dicendomi che dovevo proseguire con fiducia. E poi, all’improvviso mi disse: ‘Tuo padre sta nel giardino del Signore e coltiva le rose’. Scoppiai a piangere perché mio padre, morto qualche anno prima, aveva una passione per le rose. A casa aveva messo su un grande giardino che ne conteneva tante specie. Da allora ritrovai la serenità che mi aiutò nel mio percorso di vita professionale e personale. Oggi, ogni volta che posso, vado a Paravati presso il centro ‘Cuore Immacolato di Maria rifugio delle anime’, costruito per volere di Natuzza su indicazione della Madonna, con le offerte dei fedeli. È un luogo che infonde serenità e amore per la vita”.

Che cosa immagina per il futuro, cosa spera?
“Credo che in questa situazione difficile stiamo riscoprendo valori importanti come la solidarietà, l’amore, il rispetto per la natura e per l’essere umano stesso. Stiamo riscoprendo l’importanza del calore umano, di una semplice stretta di mano… Stavamo dando tutto per scontato… In questo senso, credo che i sacrifici che stiamo facendo non siani vani. Ci sono persone, poi, che stanno sacrificando la loro vita per la nostra. Mi riferisco soprattutto ai medici, agli infermieri, i nostri angeli in corsia sempre pronti a sostenere gli ammalati, a confortarli, lasciando i loro drammi personali a casa, oggi più di prima. Non possiamo dimenticare il loro coraggio e il loro sacrificio. Dovrà servirci in futuro per essere migliori. Spero che questo periodo finisca presto e che il mondo rinasca più unito e pieno d’amore”.

Quale sarà la prima cosa che farà Tino Crispi quando tutto questo sarà finito?
“Mi riprenderò tutti gli abbracci e i baci negati. Le cose che mi mancano di più ”

Auguri, Tino, a te e all’Italia tutta!

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