Spettacolo

Quel pomeriggio di un giorno da cani.

Nel capolavoro di Lumet il dramma sociale americano negli anni '70.

Roma, 15 gennaio 2021. 

La ricorrenza.

Un’accurata ricostruzione di un fatto realmente accaduto è il film Quel pomeriggio di un giorno da cani, diretto da Sidney Lumet, in uscita quarantacinque anni fa.

La storia.

Quasi tutto girato in un interno, che riporta alla Chase Manhattan Bank di Brooklin, il film evidenzia tutte le paranoie del tessuto sociale americano del tempo.

In particolare Lumet pone l’accento e amplifica l’aspetto umano dei protagonisti, le loro fobie, forse anche un’eccessiva spettacolarizzazione degli eventi.

Ci tornerà su in una graffiante pellicola nel 1976: Quinto potere.

Sonny e Sal, rispettivamente Al Pacino e John Cazale, sono due reduci del Vietnam e compiono una rapina in Banca che non dà il frutto sperato.

Solo poche centinaia di dollari in cassa in quanto il grosso è già stato consegnato al furgone portavalori.

La polizia, nel frattempo, circonda l’edificio e i due prendono in ostaggio chiunque si trovi nella Banca con Sonny che tratta con le forze dell’ordine minacciando l’uccisione degli stessi ostaggi.

Il microcosmo che si crea all’interno della Banca rivela un sistema di potere che ingabbia le speranze e le libertà dell’individuo.

La trattativa va avanti in maniera paradossale con Sonny, che si agita con un’ansia febbrile, che non è contro le sue vittime ma contro chi sta fuori.

C’è un sacro fuoco in Sonny che arringa la folla, fuori dell’ingresso della Banca, rimarcando in generale la repressione violenta esercitata dalle forze dell’ordine.

All’interno dell’istituto di credito s’instaura quasi una complicità con i due rapinatori che nella tensione del momento rivelano ognuno le proprie angosce.

Sal-Cazale è un malinconico con poche pretese mentre Sonny-Pacino è un fuoco perenne con moglie e due figli ma omosessuale, con amante che vuole cambiare sesso.

Chiedono un aereo per lasciare il paese e nel tragico finale si compie l’inevitabile destino dei due protagonisti.

Curiosità.

Lumet, regista non convenzionale, dopo i successi de La parola ai giurati del 1957 e Serpico del 1973 dirige questo film tra i primi a trattare il tema della diversità sessuale.

I comportamenti dei due rapinatori sono seguiti passo, passo, dalla macchina da presa che fa dimenticare la monotonia dell’ambientazione tutta al chiuso nei locali della Banca.

Gli interpreti.

Sal-John Cazale ribadisce di essere un grande attore, già riconosciuto nelle due versioni della saga de Il Padrino, in un ruolo fatto di ammiccamenti e sguardi dall’aria sperduta.

Sonny-Al Pacino è un istrione, un mattatore in una recitazione ipertesa, nella tensione della storia e nella gestione mediatica della folla.

Per dare maggiore sostanza al suo personaggio, Pacino durante le riprese dormiva solo tre ore al giorno e faceva docce fredde per accentuare l’aspetto sfinito di Sonny.

Da segnalare anche l’interpretazione di Charles Durning, capo della polizia municipale, che abbiamo conosciuto ne La Stangata nella parte del poliziotto che inseguiva perennemente Robert Redford.

Un dramma sociale, amaro, che riflette le difficoltà della società statunitense all’indomani della tragedia del Vietnam.

 

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