Spettacolo

La battaglia di Algeri.

Gillo Pontecorvo racconta con prosa asciutta le fasi dell'indipendenza algerina.

Roma, 8 settembre 2021.

 

La ricorrenza.

La quarta opera di Gillo Pontecorvo, La battaglia di Algeri, compie 55 anni dalla sua prima uscita cinematografica.

La storia.

L’inizio del film si riferisce al 1957, con l’Algeria che è ancora una colonia francese, quando i parà francesi, comandati dal colonnello Mathieu, irrompono nella capitale Algeri.

L’intervento si rende necessario per contrastare l’ondata terroristica perpetrata dal FLN, il Fronte di Liberazione Nazionale per l’indipendenza algerina.

Mathieu e i suoi parà circondano il nascondiglio, situato in piena Casbah, di alcuni esponenti del FLN e sono decisi a farlo saltare in aria.

In flashback, la pellicola fa un passo indietro, ci troviamo ad Algeri nel 1954 con Alì La Pointe, delinquente algerino, che viene reclutato dal FLN per rafforzare la lotta per l’indipendenza dell’Algeria.

La Casbah è il teatro operativo del FLN e da lì partono una serie di attentati coordinati da Saari Kader, uno dei leader del movimento.

Algeri viene messa a dura prova e le varie esplosioni colpiscono bar, posti di polizia, posti pubblici in genere.

A gennaio del 1957 ecco l’ingresso nella capitale dei Paracadutisti al cui comando c’è il colonnello Mathieu che battezza la lotta contro i terroristi <Operazione Champagne>.

Mathieu usa tutti i mezzi a sua disposizione, leciti e non, rastrellando la Casbah e approfittando di uno sciopero generale di otto giorni, proclamato dal FLN.

L’idea della serrata è per sensibilizzare la comunità internazionale alla questione algerina, e Mathieu ne approfitta per capire chi sostiene la causa d’indipendenza.

Anche la tortura fa parte dei sistemi di persuasione praticati dal colonnello e dai suoi collaboratori e tra quelli che crollano c’è Saari Kader.

Finito il flashback, la pellicola torna su Alì La Pointe a pochi istanti dall’esplosione del suo nascondiglio che divide disperatamente con Halima e il piccolo Omar.

Il Fronte di Liberazione Nazionale è ormai decapitato e i parà francesi sono soddisfatti della loro opera e convinti che la questione algerina è definitivamente archiviata.

Nel dicembre del 1960 però la rivolta riprende fiato e stavolta anche una parte dell’opinione pubblica francese spinge a favore delle istanze algerine.

Dopo un altro anno e mezzo di perdite umane, da una parte e dall’altra, nel luglio del 1962 l’Algeria ottiene la sospirata indipendenza.

Curiosità.

Lo stile documentaristico, la scelta del bianco e nero, l’aver girato tutto il film ad Algeri, sono le carte vincenti per la riuscita dell’opera.

Pontecorvo instaura con il governo locale un’intesa proficua, ottenendo il necessario sostegno a poter girare nei vicoli della Casbah con una macchina da presa a mano.

L’opera, congegnata insieme a Franco Solinas autore di una sceneggiatura solida, fa riflettere sull’irreversibile processo della rivoluzione e comprende il punto di vista di entrambe le fazioni.

Capillare lo studio di Pontecorvo che analizza i giornali dell’epoca e i verbali della polizia, pone al centro dell’attenzione il popolo algerino e non tralascia le crudeltà praticate dallo stesso in nome dell’indipendenza.

La battaglia di Algeri viene premiata a Venezia con il Leone d’oro e con due nomination all’Oscar, ma è snobbata in Francia dove il film viene proiettato cinque anni dopo nel 1971.

Sugli aspetti rivoluzionari di un popolo, sul concetto di rivoluzione, troveremo successivamente Pontecorvo impegnato in due produzioni come Queimada e Ogro.

I Protagonisti.

Tranne Jean Martin, che impersona il colonnello Mathieu, gli altri sono tutti attori non professionisti.

Alì La Pointe è interpretato da un contadino analfabeta, Brahim Haggiag, molto somigliante col vero Alì.

Yacef Saadi partecipa ad un ruolo autobiografico, il leader Saari Kader, avendo realmente combattuto nella resistenza algerina.

La musica di Ennio Morricone, coadiuvato dallo stesso Pontecorvo, completa un’opera eccellente.

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